Maker Faire 2018, a Roma le novità nella tutela della salute (VIDEO)

Inaugurata la fiera dell’innovazione Maker Faire 2018: tutela ambientale, diagnostica e tecnologia al servizio della salute

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Un Maker Faire 2018 fortemente orientato alla tutela dell’ambiente e, quindi, della salute umana. Nei tre giorni di kermesse, dal 12 al 14 ottobre, all’interno dei sette padiglioni occupati nella Fiera di Roma (lungo l’autostrada Roma-Fiumicino) sono attesi circa 100mila visitatori attratti dalle novità scientifiche e dalle curiosità rappresentate da oltre 700 progetti da tutto il mondo e 150 speaker distribuiti in diversi eventi tematici.

Sono rispettate le attese relative al settore Life, in particolar modo Health e Food, ospite del padiglione 4 nell’edizione 2018 di Maker Faire Rome. Il visitatore può perdersi nelle innumerevoli applicazioni digitali e meccaniche poste al servizio della salute umana e per l’assistenza ai diversamente abili. Direttamente connessi alla qualità della vita e al rispetto dell’ambiente, fonte di sostentamento per l’uomo, sono anche le tematiche relative all’alimentazione (specie nelle forme “alternative” di alghe e insetti) e sul riuso o riciclo dei materiali (economia circolare), specie di plastica o naturali, come gli scarti vegetali e agricoli. Va sempre più forte la filosofia dell’orto “in casa, su moduli gestibili per esempio da smartphone o su tessuto-non tessuto sul terrazzo di casa.

La food zone dove sono presentati nuovi sistemi di coltivazione e nuovo alimenti come insetti e alghe

A proposito di riuso attrae interesse il piano di produzione di biodiesel con l’olio delle patatine fritte annunciato dall’Eni per voce del suo ad, Claudio Descalzi. «L’olio delle patate fritte -ha sottolineato Descalzi – è una delle cose più inquinanti e che difficilmente raccogliamo, anzi lo buttiamo nel lavandino». «Con le tecnologie che abbiamo sviluppato – ha detto – è diventato una fonte di energia per il nostro sistema di raffinazione a Venezia e in futuro a Gela». «Le quantità sono circa 300.000 tonnellate ma dovremmo averne molte di più», ha evidenziato Descalzi aggiungendo che Eni dovrebbe «innanzitutto raccoglierlo». Una esigenza che, ha detto l’ad di Eni, apre una «opportunità per far nascere una nuova industria capace di raccogliere, raffinare e certificare» gli oli di frittura esausti, «per venderli poi a noi». «Abbiamo affinato le nostre tecnologie per trattare la terza generazione che sono i rifiuti veri e propri organici e grassi animali», ha detto ancora Descalzi.

Nel video montato da Elisa Palchetti tra le novità più interessanti c’è il progetto Vira relativo alla realizzazione di un kit diagnostico per la prevenzione del cancro della cervice uterina mediante individuazione di infezione da HPV (papilloma virus). “Il progetto – spiega Martina Frausinnasce da una tesi di laurea sviluppata insieme con una start up di Trieste, Ulisse Biomed, attiva in ambito diagnostico per quanto concerne le malattie sessualmente trasmissibili. Nel nostro test la diagnosi avviene attraverso l’analisi salivare, quindi in modo rapido, efficace e non invasivo”.

Deebee Italia punta sul monitoraggio in remoto dei livelli di glicemia in presenza di diabete, una tecnologia particolarmente utile in presenza di bambini malati che i genitori possono seguire a distanza. “Il sistema – sintetizza Fabrizio Casellato, presidente di DeeBee Italia – si affida alla rilevazione costante eseguita da uno di quei sensori che si applicano al braccio. Abbiamo fatto in modo che il dato sia trasmesso ad un ricevitore che trasmette online e quindi può raggiungere in remoto il caregiver in modo che questo possa intervenire suggerendo l’adozione delle contromisure”.

Deebee.it per il controllo della glicemia a distanza

Palpreast è, infine, un prototipo sviluppato con l’Università di Pisa. “Si tratta di un dispositivo indossabile che vuole simulare perfettamente l’autopalpazione del seno – segnala Lucia CarisiAll’intero ha un sistema di gonfiaggio che simula il movimento della mano nell’autopalpazione e ha un tessuto sensorizzato sensibile alle differenze di pressione perché i noduli sono molto più rigidi del tessuto sano. Quindi c’è una differenza sostanziale in termini di comportamento meccanico”. “Il dispositivo – chiarisce Licia Di Pietronon vuole essere uno strumento diagnostico: la diagnosi spetta al medico. E’ vero però che ci sono tantissime donne che devono praticare continui controlli per via di influenze genetiche o di altra natura. Di conseguenza questo vuole essere un dispositivo di monitoraggio”.

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