Oms: “Solo il vaccino può sconfiggere il coronavirus”. Presto trial clinico su vaccino Advent-Irbm

Dall’Oms la sentenza che tutti temevamo: solo il vaccino potrà evitare il contagio del coronavirus. Speranze dalla Advent-Irbm di Pomezia: da fine aprile trial clinico su 550 volontari sani

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La sentenza che si temeva è arrivata per bocca dei massimi esperti della sanità internazionale, quelli dell’OMS Organizzazione Sanitaria Mondiale: l’unico strumento in grado di interrompere il contagio del coronavirsu è il vaccino. Un prototipo del quale verrà sperimentato a partire da fine aprile su 550 persone.

L’affermazione è stata lanciata dalle agenzia di stampa di tutto il mondo nel corso del briefing condotto a Ginevra dall’OMS il 13 aprile. «Lo sviluppo e la distribuzione di un vaccino sicuro ed efficace sono necessari per interrompere pienamente la trasmissione» del coronavirus.

«Le mascherine non sono alternative al lockdown». Ha poi aggiunto il direttore esecutivo dell’Oms, Mike Ryan, parlando del ritorno della gente al lavoro. «Non vogliamo che le persone debbano fare scelte difficili, pensando che indossare la mascherina sia la stessa cosa che stare a casa e riferire alle autorità che sei malato. È qualcosa a cui prestare attenzione».

«Le prove provenienti da diversi Paesi ci stanno dando un quadro più chiaro di questo virus, come si comporta, come fermarlo e come trattarlo. Sappiamo che il COVID-19 si diffonde rapidamente e sappiamo che è 10 volte più mortale del virus responsabile dell’influenza del 2009». Lo ha spiegato il direttore generale dell’Oms , Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel briefing sul coronavirus da Ginevra.

SPERANZE CONCRETE DAL VACCINO

D’altra parte, è noto che i farmaci in corso di sperimentazione, tra antiretrovirali (leggi qui), antimalarici (leggi qui) e antiartritici (leggi qui), agiscono solo a livello delle reazioni dell’organismo una volta infettato. E non senza effetti indesiderati o categorie di pazienti che non possono essere sottoposti a taluni trattamenti. Il punto, dunque, è evitare il contagio o innescare una reazione anticorpale efficace in presenza di un virione depotenziato, come accade con i vaccini.

Una notizia che dà speranza arriva ancora una volta da un laboratorio nei pressi di Roma. Si tratta del centro studi della italiana Advent-Irbm di Pomezia. L’azienda ha siglato un accordo di collaborazione con lo Jenner Institute della Oxford University per avviare da fine aprile in Inghilterra i test accelerati sull’uomo del prototipo di vaccino messo a punto in partnership dall’azienda e l’università britannica. Verrà inoculato su 550 volontari sani per accertare clinicamente la reazione del loro organismo al successivo contatto con il coronavirus.

Se le cose andranno bene, non solo in termini di efficacia ma anche di grado di tossicità, il vaccino potrà essere disponibile per uso compassionevole per alcune categorie già da settembre. Ovviamente i tempi tecnici necessari per la produzione e per la condivisione del brevetto richiederanno molto più tempo perchè il vaccino possa invece essere disponibile su larga scala per la popolazione.

A fine aprile, conferma l’ad di Irbm, Piero Di Lorenzo, «in virtù dei dati acquisiti nelle ultime settimane, il primo lotto del vaccino messo a punto dalla partnership Advent-Irbm con lo Jenner Institute partirà da Pomezia per l’Inghilterra, dove inizieranno i test accelerati su 550 volontari sani». E già da settembre, annuncia, «si prevede di rendere utilizzabile il vaccino per immunizzare personale sanitario e Forze dell’ordine in modalità di uso compassionevole».

Il parco scientfico Advent-Irbm di Pomezia

Un passo avanti reso finalmente concreto anche sotto il profilo economico. «E’ ormai in fase finale la trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari Governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino» segnala l’ad. Si cerca dunque di stringere i tempi, anche in relazione alle fasi della sperimentazione, a fronte dell’urgenza di arrivare quanto prima ad una soluzione efficace: «Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull’uomo, in Inghilterra – sottolinea a questo proposito Di Lorenzo all’ANSA – ritenendo, da parte della Irbm e della Oxford University, sufficientemente testata la non tossicità e l’efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente buoni». La prova “sul campo” dovrà validare questi risultati.

COME FUNZIONA IL VACCINO

Anche in questo caso, come in quello dell’altra azienda di Pomezia (leggi qui) si parte dall’individuazione della proteina Spike. Di Lorenzo chiarisce, infatti, che nella messa a punto del vaccino «siamo partiti da due expertice, ovvero da due piattaforme note: la nostra esperienza riguarda l’utilizzo dell’adenovirus, che è un virus del raffreddore, utilizzato depotenziato per trasportare il gene Spike sintetizzato del SarsCov2 nell’organismo umano. Come se fosse un ‘cavallo di Troia’, quando l’adenovirus ‘trasportatore’ entra nell’organismo, quest’ultimo reagisce e crea anticorpi». L’expertice dello Jenner Institute, prosegue, «deriva invece dal fatto di aver già testato e utilizzato sull’uomo in Arabia Saudita un vaccino anti-Mers». Al momento, precisa Di Lorenzo, «stiamo predisponendo i report scientifici da inviare all’Agenzia italiana del farmaco Aifa, con cui abbiamo preso i contatti».

È tutto «in fieri – afferma – e ci sono contatti con vari governi, tra cui quello italiano». La Irbm non si occuperà comunque della produzione su larga scala del vaccino, capitolo questo che sarà gestito dallo Jenner Institute e che richiederà naturalmente tempi più lunghi. «L’obiettivo – rileva Di Lorenzo – è per ora quello di arrivare a settembre con le dosi sufficienti per poter iniziare la vaccinazione di categorie a rischio come il personale sanitario. Si tratterà cioè di un uso compassionevole ma non su larga scala». Quello italo-britannico non è comunque l’unico prototipo di vaccino in corsa. Sono infatti cominciati, ed hanno dato primi risultati positivi, i test preclinici di cinque candidati vaccini italiani contro il coronavirus.

Complessivamente, sono oltre 50 i progetti di vaccino allo studio nel mondo per arrivare ad un’immunizzazione efficace contro il SarsCov2. Ben 210 laboratori tra i più importanti al mondo stanno lavorando alla ricerca di una risoluzione definitiva del problema.

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