Regione Lazio, nuovi appalti e precarietà nei servizi sanitari

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Sanità sempre più delegata ai privati e sempre più precaria nel Lazio. Nonostante i proclami del Governatore, Nicola Zingaretti, sullo svincolo dai parametri di stabilità e sul ritorno alle assunzioni (30% del turnover nel 2015, 40% l’anno prossimo e 50% nel 2017) si continuano a creare posti di lavoro “in appalto”.

INFERMIERI DI PRONTO SOCCORSO IN APPALTO

L’ultimo episodio di “esternalizzazione” dei servizi (QUESTIONE DESCRITTA ANCHE DALLE INCHIESTE DI REPORT) arriva dalla Asl Roma D, un’azienda sanitaria che copre le esigenze del vasto quadrante ovest della Capitale, dalla Magliana fino al mare, per un totale di circa mezzo milione di residenti ai quali si sommano i 38 milioni di passeggeri in transito ogni anno per l’aeroporto di Fiumicino. Trascorsi tre giorni dall’inaugurazione del nuovo Dipartimento d’emergenza dell’ospedale “Grassi” di Ostia (60mila accessi l’anno), è stato reso pubblico in numero di infermieri che verranno assunti per potenziare il servizio anche in presenza del Giubileo: saranno non più di cinque e le modalità del loro arruolamento passano per un appalto d’affidamento ai privati. Nessun concorso o nessun impiego delle graduatorie di concorsi ancora valide nella regione ma assegnazione di un monte ore di lavoro in corsia ad una delle cooperative già operanti negli ospedali di Roma.GRASSI1

Il direttore generale della Asl Roma D, Vincenzo Panella, ha firmato la delibera «per la gestione dei pazienti in pellegrinaggio” valida per la fine di quest’anno e per tutto il 2016. Nella sostanza si tratta di fronteggiare «il prossimo avvio del Giubileo Straordinario della Misericordia, con conseguente aumento degli accessi presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Grassi». Si chiede «un servizio di gestione sia dei pazienti in “destinazione” ossia stabilizzati e in attesa di ricovero o di trasferimento, sia dei pazienti in Osservazione Breve Intensiva, sia dei pazienti presenti in sala medica». La disponibilità economica è di circa 200mila euro per un monte ore complessivo di 8.000. In buona sostanza la Asl Roma D appalta un pacchetto di fornitura di prestazioni. E per questo ha invitato a presentare le offerte ”commerciali” le aziende: Coop. Sociale ARCA, Coop. Croce Airone, Coop. Sociale I Giardini di Aleph, Armonia Srl, Coop. OSA, Life Cure Srl, Icaro Consorzio e Coop. Sociale Anafi.

LA VICENDA DELLA CASA DEL PARTO NATURALE

I Cobas, sindacato già attivo nella scandalosa vicenda della richiesta di pagamento dei ticket sanitari retroattivi, hanno calcolato che orientativamente questa disponibilità economica corrisponde a cinque infermieri. «Siamo di fronte ad un’ulteriore esternalizzazione, con ulteriore precarizzazione, sfruttamento e conseguente dequalificazione delle attività e dei servizi pubblici favorendo, peraltro, il processo di privatizzazione ormai in atto – denunciano i Cobas – Dov’è il promesso sblocco del turnover? Se si vuole realmente salvaguardare il servizio socio sanitario pubblico quella delle assunzioni è la sola strada percorribile».

Nel caso di un altro servizio, si è scelto di non rinnovare i contratti individuali ai professionisti assunti a tempo determinato. Si tratta della casa del parto naturale “Acqualuce”, un fabbricato nel parco dell’ospedale “Grassi” dove fino a maggio 2015 era possibile mettere al mondo vita i figli senza anestesia, in acqua, con la vicinanza del marito o dei propri cari, in maniera del tutto naturale ma assistita come in ospedale.  La struttura, unica nella sanità pubblica del Centro-Italia e mai pubblicizzata abbastanza, ha chiuso i battenti perché mancano le ostetriche. ACQUALUCE

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