Fratture ossee nei bambini, esoscheletro in plastica al posto del gesso

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Fratture ossee, per ripararle niente più gesso, così fastidioso e problematico per la cute del paziente. A farlo ci penserà un esoscheletro in plastica, realizzato in stampanti in 3D al posto del fastidioso calco di bende gessate.

PRIMI 60 BAMBINI TRATTATI

Il futuro è già oggi a Napoli dove l’ospedale Santobono Pausilipon, in collaborazione con i ricercatori degli Istituti di biostrutture e bioimmagini (Ibb-Cnr) e Polimeri, compositi e biomateriali (Ipcb-Cnr) e il contributo di 50mila euro della Banca d’Italia, ha avviato la prima sperimentazione clinica in ambito pediatrico di un sistema personalizzato che sostituisce il tradizionale ‘gesso’ con un esoscheletro in ABS stampato in 3D. 

Al 22 febbraio 2017 l’equipe clinica sta monitorando l’applicazione dell’esoscheletro sui primi tre pazienti arruolati nella sperimentazione. C’è da dire però che il progetto ha già raccolto l’interesse di altri ospedali pediatrici italiani che hanno evidenziato la volontà di estendere la sperimentazione presso la propria struttura. Lo studio in questa prima fase prevede l’applicazione dell’esoscheletro su 60 bambini di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, caratterizzati da fratture composte stabili a un braccio, “per le quali attualmente viene effettuato il trattamento con apparecchio gessato tradizionale”.

L’esoscheletro, realizzato in ABS, è prodotto con una stampante 3D avvalendosi di informazioni cliniche e morfologiche  raccolte sia attraverso la radiografia sia mediante sistemi di scansione 3D dell’arto fratturato. Il tutore personalizzato così prodotto è molto più rigido del tradizionale gesso; totalmente immergibile in acqua; leggero, aperto e poco ingombrante; igienico e conforme alle esigenze ergonomiche del bambino. Ciò significa anche che la cute del paziente sarà meno soggetta a micosi e eczemi da umidità e ipossia. Il laboratorio per la stampa 3D allestito presso il Santobono si avvale di una tecnologia disponibile in commercio; il software, invece, è stato adattato in base alle particolari esigenze sanitarie dall’equipe del Cnr afferente agli Istituti di biostrutture e bioimmagini (Ibb) e polimeri, compositi e biomateriali (Ipcb). Una tecnica presentata anche nelle ultime due edizioni di Maker Faire QUI ILLUSTRATO.

“Fin dal momento dell’avvio della ricerca il team si è reso conto di trovarsi di fronte ad uno studio multidisciplinare che presentava non banali ostacoli progettuali e tecnologici – dice Fabrizio Clemente, primo ricercatore dell’Ibb-Cnr e responsabile scientifico delle attività – Mettendo in comune competenze d’ingegneria biomedica, dei materiali e delle scienze delle costruzioni presenti all’interno del Cnr tali difficoltà sono state egregiamente affrontate e superate e, nello scorso mese di novembre 2016, sono stati realizzati i primi prototipi. Ulteriori difficoltà sono derivate dalla necessità di dover seguire un percorso coerente con le  regole della sperimentazione clinica di dispositivi medici. E’ stato allestito un laboratorio integrato con l’attività del reparto di ortopedia per la realizzazione e l’utilizzo clinico di ortosi personalizzate, prodotte sulla base di scansioni 3D eseguite sugli arti dei piccoli pazienti.”

“L’ospedale Santobono tratta ogni anno circa 16.000 pazienti con traumi che richiedono un intervento ortopedico – spiega Anna Maria Minicucci, dg del Santobono Pausilipon – è evidente, quindi quale impatto positivo possa avere l’utilizzo di questa tecnologia sulla qualità della vita dei nostri piccoli pazienti. L’obiettivo è ambizioso, se la sperimentazione ci darà i risultati sperati, nei reparti ortopedici pediatrici italiani oltre alla sala gessi potremmo avere dei laboratori per la stampa 3d degli esoscheletri”. Ovviamente i tutori stampati in 3D dopo la sperimentazione sui bambini, potranno essere utilizzati anche sugli adulti.

QUESTO E’ L’ANNUNCIO della sperimentazione diramato dal Cnr. Per informazioni, medici, reparti e istituzioni interessate possono contattare il dr Fabrizio Clemente, Cnr – Istituto di biostrutture e bioimmagini AdR Roma 1, via Salaria km 29,300, Monterotondo Scalo (Roma), indirizzo email clemente@ibb.cnr.it, telefono 06.90672 493.

ACQUISTARE UNA STAMPANTE 3D

Ovviamente affinchè si possa dare vita a realizzazioni in plastica con una stampante in 3D è necessario disporre del software di modellazione sul PC e, una volta salvato il file, affidarlo alla stampante. Di queste ce ne sono diverse sul mercato che è in grande esplosione. La più economica è la Colido cold3d-lmd028 X DIY stampante 3d, 20 x 20 X17 cm, fissaggio senza Smalto con un volume stampabile 200x200x170mm su piatto non riscaldato: a casa arriva il kit da montare da soli. Stesso volume ma piatto riscaldabile per un’altra stampante in kit da assemblare a casa con quasi lo stesso costo, la Ridgeyard completi trasparente stampante alluminio 3D per RepRap Prusa i3 MK2A Heatbed MK8 SD / USB Fai da te Kit. Molto apprezzata e largamente usata per la ricerca scientifica è la Anycubic Delta Rostock Stampante 3D Kossel Stampa Grande Formato φ180mm*300mm (Versione Guide lineare) che raggiunge un formato di stampa di 180x300mm. Facilità d’uso ed alta velocità di stampa, infine, caratterizzano la XYZ Stampante 3D Da Vinci Junior.

 

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