La dieta mediterranea riduce di oltre un terzo la mortalità anche in chi è malato di cuore

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La dieta mediterranea, e in particolare quella pesco-vegetariana, salva il cuore. E  riduce la mortalità fino al 37% persino in chi ha già una patologia cardiaca. E’ quanto sostiene uno studio italiano, del centro Neuromed (Istituto Neurologico Mediterraneo) di Pozzilli, presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc) a Roma dal 27 al 31 agosto 2016.

UNA RICERCA DI SETTE ANNI SU 1197 MALATI CARDIACI

«Lo studio è stato condotto nell’ambito del mega trial Moli-sani in un troncone della  ricerca su 1197 individui con una storia di malattia cardiaca di età media 67 anni, maschi nel 68% del campione – spiega all’Ansa Leonardo Bolognese, Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e ESC Local Press Coordinator – La storia clinica includeva patologie coronariche ed eventi cerebrovascolari». Al termine di un follow up durato 7,5 anni si sono verificati 208 decessi ma confrontando i dati con la dieta è saltato agli occhi che un incremento di 2 punti nel MDS, il “Mediterranean Diet Score” che misura l’aderenza alla dieta mediterranea, era associato ad una diminuzione del rischio di morte del 21% in media, con una riduzione totale che poteva arrivare al 37%. OBESITA3

Isolando i singoli elementi è stato possibile calcolare il “peso” degli elementi protettivi: l’elevato apporto di vegetali influisce per il 26%, il pesce fornisce un beneficio del 23%, l’assunzione di frutta e noci contribuiscono per il 13,4% e un elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi e saturi per il 12,9%. Già QUESTA RICERCA statunitense ha specificato recentemente che assumendo proteine vegetali e non animali si vive più a lungo e meglio mentre QUESTO STUDIO dimostra una drastica riduzione del cancro del colon.

L’OBESITA’ SEGNA IL CUORE GIA’ A DUE ANNI D’ETA’

Un altro studio italiano presentato al congresso, condotto dagli specialisti dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma insieme all’università di Tor Vergata, alla Sapienza e alla Federazione Italiana di Medici Pediatri, dimostra che già nei bambini di due anni l’obesità lascia segni sul cuore, con un accumulo di grasso che rischia di comprometterne le funzioni negli anni successivi. Per l’indagine sono stati arruolati oltre 5700 bambini sani di età compresa tra 2 e 6 anni selezionati tra quelli il cui indice di massa corporea era transitato da normale a sovrappeso o obeso nei precedenti 12 mesi. Gli obesi avevano una più alta massa del ventricolo sinistro rispetto ai pari sovrappeso, oltre ad un valore più alto nel diametro di eiezione ventricolare sinistro. Sempre nei bambini obesi sono stati riscontrati valori più alti di grasso intorno all’epicardio rispetto agli altri. Un altro studio presentato al congresso, sottolinea all’Ansa Franco Romeo del Policlinico Tor Vergata di Roma, ha trovato in oltre diecimila bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni gli stessi fattori di rischio, dall’ipertensione al colesterolo alto, che definiscono il rischio cardiovascolare negli adulti. «Nel recente congresso dell’American Heart Association è stato sottolineato come l’obesità infantile sia aumentata del 300% negli ultimi 30 anni (ECCO COME COMPORTARSI con bimbi e adolescenti obesi) – aggiunge Romeo – Una ricerca ha sottoposto ad imaging cardiaco 20 bambini obesi e 20 sani di età medi di 8 anni mostrando un aumento del 27% della massa del ventricolo sinistro ed un inspessimento del miocardio nel 12% degli obesi. Nonostante nessuno presentasse ancora segni o sintomi conclamati di sofferenza cardiaca, queste condizioni sono prodromiche di patologie dell’età adulta».  Quello dell’obesità infantile è un problema tanto sentito anche in Italia che il Ministero della Salute ha avviato QUESTA CAMPAGNA di sensibilizzazione per contrastare il fenomeno.

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