Carcinoma renale, immunoterapia con pembrolizumab vincente rispetto al sunitinib

Secondo uno studio internazionale la combinazione pembrolizumab più axitinib riduce del 47% il rischio di morte nel carcinoma renale metastatico

0
1213

Somministrare una terapia immunitaria a base dell’associazione pembrolizumab più axitinib nel carcinoma renale offre risultati notevolmente migliori in termini di vivibilità e di qualità della vita rispetto al protocollo terapeutico a base sunitinib.

E’ quanto comunicato nel presentare i risultati dello studio di fase III Keynote-426 al Congresso internazionale sui tumori genitourinari (Genitourinary Cancers Symposium, Asco Gu) appena conclusosi a San Francisco, Usa. Per la prima volta nel trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali metastatico il regime di combinazione con pembrolizumab, molecola immunoterapica anti-Pd-1, e axitinib, inibitore tirosin chinasico, ha dimostrato di migliorare in modo significativo sia la sopravvivenza globale che la sopravvivenza libera da progressione e il tasso di risposta obiettiva rispetto a sunitinib (attuale standard di cura), indipendentemente dalla categoria di rischio e dall’espressione di Pd-L1.

I dati dello studio sono stati pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine in un articolo con il titolo di Pembrolizumab plus Axitinib versus Sunitinib for Advanced Renal-Cell Carcinoma. La ricerca è stata condotta in diversi centri universitari: in Usa (Cleveland, Filadelfia, Washington e Colorado Springs), Ucraina ( Dnipro e Sumy), Russia (Mosca), Gran Bretagna (Manchester e Londra), Canada (Montreal), Repubblica Ceca ( Palacký), Brasile (Porto Alegre), Francia (Nizza), Polonia (Varsavia), Irlanda (Dublino), Germania (Tubingen), Taiwan (Taipei), Giappone (Osaka) e Cina ( Beijing).

Sono stati sottoposti a trial 861 pazienti distribuiti in 124 ospedali diversi. Il periodo di terapia e controllo è stato dal 24 ottobre 2016 al 24 gennaio 2018 (15 mesi). Un totale di 432 pazienti sono stati trattati con la combinazione pembrolizumab-axitinib e 429 pazienti sono stati trattati con sunitinib.

I risultati della prima analisi ad interim hanno mostrato che pembrolizumab in combinazione con axitinib ha ridotto del 47% il rischio di morte, migliorando in modo significativo la sopravvivenza globale rispetto a sunitinib. «Questi risultati rappresentano un reale cambiamento di paradigma del trattamento in prima linea della malattia in fase metastatica – spiega Camillo Porta, professore associato di Oncologia medica all’Università di Pavia e direttore della Divisione di Oncologia traslazionale degli Istituti clinici scientifici Maugeri, sempre a Pavia – Per la prima volta, infatti, la sopravvivenza libera da progressione ha superato i 15 mesi e i dati di sopravvivenza globale indicano una tendenza estremamente positiva. La combinazione ha inoltre evidenziato un buon profilo di tollerabilità, in linea con il meccanismo di azione delle due molecole. Questo studio pone le basi per un cambiamento nella pratica clinica quotidiana: siamo di fronte a un nuovo standard terapeutico che costituirà il termine di paragone per la futura ricerca scientifica su questa neoplasia». L’ente regolatorio americano (Food and Drug Adminitration, Fda) – sottolinea una nota da Msd (azienda farmaceutica produttrice della molecola) – ha accordato la revisione prioritaria per un’integrazione della richiesta di registrazione per farmaci biologici per pembrolizumab in combinazione con axitinib per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato sulle base dei risultati dello studio Keynote-426.

«Storicamente, i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato presentano tassi di sopravvivenza a 5 anni inferiori al 10%. Vista l’aggressività della malattia e la bassa prognosi a lungo termine, questi nuovi dati di sopravvivenza su pembrolizumab in combinazione con axitinib provenienti dallo studio Keynote-426 offrono la possibilità di una nuova opzione di trattamento per i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato», afferma Thomas Powles, lead investigator del trial, professore di Oncologia genitourinaria, responsabile della Ricerca sui tumori solidi al Barts Cancer Institute e direttore del Barts Cancer Centre.

Per il duplice endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione, la combinazione con pembrolizumab ha mostrato una riduzione del rischio di progressione del 31% rispetto a sunitinib. Nello studio, il tasso di risposta obiettiva è risultato del 59,3% per i pazienti che hanno ricevuto pembrolizumab in combinazione con axitinib e del 35,7% per quelli che hanno ricevuto sunitinib, con un tasso di risposta completa del 5,8% e 1,9 % e un tasso di risposta parziale del 53,5% e 33,8%, rispettivamente per i pazienti che hanno ricevuto pembrolizumab in combinazione con axitinib o con sunitinib.

Dopo un follow-up mediano di 12,8 mesi, il confronto tra i due bracci di trattamento ha evidenziato che le percentuali di sopravvivenza globale a 12 e a 18 mesi erano più elevate con la combinazione di pembrolizumab e axitinib rispetto a sunitinib, rispettivamente 89,9% versus 78,3% e 82,3% versus 72,1%. Anche le percentuali di sopravvivenza libera da progressione a 12 e 18 mesi erano a favore della combinazione (59,6% e 41,1%) rispetto a sunitinib (46,2% e 32,9%); il valore mediano di sopravvivenza libera da progressione era di 15,1 mesi versus 11,1 mesi, che si traduce in una riduzione significativa del 31% del rischio di progressione della malattia. La durata mediana della risposta non è stata raggiunta nel braccio di combinazione con pembrolizumab ed è risultata di 15,2 mesi nel braccio con sunitinib.

In questa pagina è possibile consultare l’abstract pubblicato sul New England Journal of Medicine.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here