Il botulino altera la neurochimica delle emozioni

Uno studio statunitense dimostra attraverso la Rmn alterazioni cerebrali all’amigdala e alla circonvoluzione fusiforme che sovrintendono alle emozioni

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Le “punturine” di botulino alterano la neurochimica. In particolare le iniezioni sulla fronte e intorno agli occhi potrebbero influenzare la maniera di interpretare le emozioni.

Lo rivela lo studio “Modulation of amygdala activity for emotional faces due to botulinum toxin type A injections that prevent frowning“ pubblicato sulla rivista Nature. Com’è noto il botulino o tossina botulinica è una soluzione iniettabile impiegata in medicina estetica per rimuovere o ridurre temporaneamente la comparsa di linee sottili e rughe, comprese le fossette tra le sopracciglia, le rughe della fronte e le cosiddette zampe di gallina ai lati degli occhi.

Uno studio statunitense dimostra attraverso la Rmn alterazioni cerebrali all’amigdala e alla circonvoluzione fusiforme che sovrintendono alle emozioni

Il ricorso al botulino, somministrato a livello ambulatoriale a volte contro legge anche da non professionisti medici, è sempre più diffuso. Basti considerare che secondo l’American Society of Plastic Surgeons, gli Stati Uniti hanno fatto registrare 4.401.536 iniezioni di tossina botulinica (e altri tipi simili di iniezioni) nel 2020. Una quantità di interventi estetici quasi cinque volte quelli registrati venti anni prima ovvero nel 2000.

E’ bene evidenziare che sebbene il prodotto sia associato quasi esclusivamente a procedure cosmetiche, la sua capacità di controllare i movimenti dei muscoli facciali viene utilizzata anche nel trattamento dell’emicrania e del blefarospasmo (leggi qui), della sudorazione eccessiva (leggi qui), dello strabismo e persino della depressione.

Con l’aumento dell’uso del botulino, dunque, gli scienziati hanno studiato come la paralisi temporanea indotta nei muscoli facciali possa influenzare la capacità del paziente di interpretare le emozioni degli altri. Partendo anche dal presupposto che il botulino, come spiegato in questa pagina, può viaggiare fino al cervello.

I ricercatori dell’Università della California a Irvine e di Abbvie, un’azienda biotecnologica che produce tossina botulinica, hanno eseguito la risonanza magnetica Rmn su dieci donne di età compresa tra 33 e 40 anni. Le Rmn sono state eseguite prima che le donne ricevessero iniezioni di tossina botulinica e poi una seconda volta circa due o tre settimane dopo le iniezioni. L’obiettivo dell’esperimento era quello di confrontare la reazione del cervello a immagini che rappresentano emozioni, con e senza tossina botulinica.

Nel corso degli esami Rmn le pazienti hanno osservato diverse espressioni di volti in fotografia (felici, arrabbiati e neutri) e gli è stato chiesto di interpretare le emozioni presentate. Dopo l’iniezione di tossina botulinica, i ricercatori hanno scoperto che l’attività cerebrale era alterata nell’amigdala (una parte del cervello associata alle emozioni) quando i pazienti osservavano le immagini di volti felici e/o arrabbiati. Anche l’attività della circonvoluzione o giro fusiforme (che consente in particolare il riconoscimento dei volti) ha subito alterazioni alla vista dell’immagine del volto felice.

Inoltre, la paralisi temporanea creata dalla tossina botulinica impedisce la capacità di mimare un’emozione, poiché il viso è congelato, il che altera la neurochimica quando si cerca di interpretarla. I pazienti che hanno ricevuto iniezioni di tossina botulinica perdono quindi temporaneamente la capacità di interpretare e riprodurre le emozioni.

Le conclusioni

Questo studio dimostra due aspetti: che mimare espressioni di gioia o di rabbia produce mediatori che stimolano i centri cerebrali collegati e che, bloccando la mimica facciale con le iniezioni di botulino, si riduce la possibilità di emozionarsi.

Insomma, l’esperimento conferma non solo l’interferenza del botulino ma anche l’ipotesi del feedback facciale, secondo cui gli individui copiano le espressioni facciali degli altri, per sentire intimamente l’emozione presentata di fronte a loro.

In questo link trovi lo studio nella sua lingua originale, l’inglese.

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