Aspirina, rischi nell’autoprescrizione per prevenzione

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ASPIRINA1Com’è noto, anche a basse dosi l’acido acetilsalicilico (aspirina) può ridurre i rischi di malattie cardiache e del cancro del colon; non mancano però gli aspetti negativi di questa terapia e, per molte donne, sembrano addirittura superare i benefici, come suggerisce un nuovo grande studio. Per le donne di età inferiore ai 65 anni, i ricercatori hanno scoperto che assumendo per lungo tempo aspirina a basso dosaggio si riduce in piccola parte il rischio di infarto, ictus e cancro al colon. Ma gli stessi esperti hanno anche scoperto che il vantaggio è controbilanciato da un aumento del rischio di sanguinamento, in particolare del tratto gastrointestinale, tanto serio da far finire la paziente in ospedale.

Il quadro sembrava migliore per le donne oltre i 65 anni. I ricercatori segnalano che l’aspirina ha comunque aumentato il loro rischio di sanguinamento ma i benefici contro le malattie cardiache e il cancro del colon erano più grandi. Lo studio è stato pubblicato on line il 4 dicembre scorso sulla rivista Heart.

In molti, dopo aver appreso da medici e riviste generaliste che basse dosi di aspirina fanno bene al cuore, pensano sia una buona pratica assumerne un po’ ogni giorno. “Ma la realtà è molto più complicata” avverte il dottor John Erwin, cardiologo a Scott & White Memorial Hospital a Temple, Texas. “Non c’è dubbio che l’aspirina può essere un salvagente per le persone che hanno già avuto un attacco di cuore” insiste Erwin, che non è stato coinvolto nel nuovo studio. “Per queste persone – spiegato – una aspirina al giorno, se consigliato da un medico, può aiutare a prevenire un attacco di cuore o il ripetersi di altre complicazioni cardiovascolari. Le cose si fanno oscure, tuttavia, quando si tratta di prevenire un attacco di cuore per la prima volta, o qualsiasi altra malattia”. “Prevenzione primaria”, come chiamano i medici questa pratica. E’ infatti ancora poco chiaro se le persone traggano dall’assunzione dell’aspirina vantaggi superiori che superino i rischi, vale a dire, le ulcere, il sanguinamento dello stomaco, o addirittura emorragia cerebrale. “E’ stato un grande enigma per noi nel corso degli anni” dice Erwin. “Quando si parla di prevenzione primaria, ci sono relativamente pochi pazienti che avranno un grande vantaggio. E c’è sempre il rischio di danni.”

L’idea di utilizzare basse dosi di aspirina per la prevenzione primaria ha guadagnato un po’ di punti dalla ricerca che dimostra che può anche ridurre il rischio di cancro al colon. Ma molti esperti medici sollecitano ancora cautela. L’American Cancer Society consiglia ai cittadini l’uso del farmaco di copertura solo per scongiurare il cancro. Allo stesso modo, l’American Heart Association raccomanda l’assunzione di aspirina soltanto alle persone ad “alto rischio” di un attacco di cuore. Secondo uno studio del Baylor College of Medicine di Pinnacle (USA), su pazienti a rischio di attacco cardiaco o di ictus, un terzo delle prescrizioni di aspirina è inappropriato, e quindi anche rischioso.

Nel frattempo, la US Food and Drug Administration ha recentemente emesso una nota contro l’uso di aspirina per prevenire il primo possibile episodio di attacco di cuore e di ictus, citando i danni potenziali. Secondo Nancy Cook, uno dei ricercatori sul nuovo studio, i rischi possono essere tali da non valere la pena nella maggior parte delle donne di età inferiore ai 65 anni. “E’ probabilmente meglio non assumere aspirina a meno che non ci sia in atto un rischio molto elevato di una malattia cardiovascolare o di cancro del colon” ribadisce Cook, professoressa di medicina presso la Harvard Medical School e Brigham & Women Hospital di Boston.

I risultati sono basati su uno studio clinico di circa 28mila donne che erano sostanzialmente sane e relativamente giovani, circa 55 anni, in media, all’inizio dello studio. A loro è stato prescritto in modo casuale di prendere ogni giorno aspirina a basso dosaggio (100 mg) di aspirina o pillole placebo. Secondo la ricerca, nel corso dei successivi 15 anni, circa l’11 per cento delle donne ha sviluppato il cancro, ha subito un attacco di cuore o ictus, o morte per cause cardiovascolari. I ricercatori hanno scoperto che nelle donne che avevano preso l’aspirina si è registrata una piccola diminuzione delle loro probabilità di problemi o di cancro del colon o cardiovascolari ma a scapito di un aumento del rischio di sanguinamento gastrointestinale. Quel prezzo era chiaro tra le donne di età inferiore ai 65 anni.

I ricercatori stimano che in una donna su 133 che assume aspirina per 15 anni, si potrebbe subire un episodio di sanguinamento gastrointestinale, abbastanza grave da giustificare un ricovero in ospedale. E una su 29 donne avrebbe problemi meno seri: un’ulcera allo stomaco o lieve sanguinamento nel tratto digestivo. In confronto, 709 donne avrebbero dovuto prendere l’aspirina per prevenire un caso di cancro del colon; e 371 avrebbero dovuto prendere regolarmente il farmaco per scongiurare una complicanza cardiovascolare, secondo lo studio.

Il quadro è cambiato, però, con le donne più anziane. Tra le persone di 65 anni e oltre, 29 avrebbe bisogno di prendere l’aspirina, a lungo termine, per prevenire un caso di malattie cardiovascolari o il cancro. “Per le donne di quell’età, può valere la pena di prendere in considerazione l’aspirina” sostiene Cook. Sia lei che Erwin sottolineano che la decisione dipende in ultima analisi dai fattori di rischio personali di una donna. Erwin evidenzia che le donne sottoposte a questo studio erano generalmente sane in fase iniziale. «Non ci si aspetterebbe di vedere molti benefici in un gruppo sano” è il suo parere.

Per le donne con fattori di rischio per il cuore, come il diabete o l’ipertensione arteriosa, l’aspirina potrebbe fare bene, è la considerazione di Erwin. Allo stesso modo, per le donne con fattori di rischio riguardanti il cancro del colon, come ad esempio una storia familiare, si potrebbero ottenere maggiori benefici, secondo Cook. “Questo conferma – conclude Erwin – che è sempre bene che le persone si confrontino attentamente con il proprio medico di famiglia riguardo ai potenziali benefici e rischi”.

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