Obesità, si può fermare bloccando una proteina

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OBESIL’obesità è associata a un gruppo di disturbi metabolici, tra i quali l’alterazione della fauna microbiota e una infiammazione intestinale. E’ noto da tempo che i microrganismi del tubo digerente umano, approssimativamente 100 trilioni di batteri appartenenti a oltre mille specie diverse, giocano un ruolo importante per una sana digestione. Ma una ricerca dell’Università Cattolica di Louvain (UCL) in Belgio, pubblicato sulla rivista “Nature Communication”, mostra ora che il microbiota intestinale è correlato anche ad aspetti della salute, compresi l’obesità e il diabete e che, grazie ad una proteina del sistema immunitario intestinale, è possibile influenzare la regolazione del peso corporeo.
In particolare nello studio condotto dal team di ricercatori, si segnala che inducendo l’eliminazione della proteina MyD88 dalle cellule epiteliali dell’intestino si protegge parzialmente contro induzione dell’obesità (indotta sperimentalmente attraverso la dieta), dal diabete e dall’infiammazione. Questo è associato ad un aumento del dispendio energetico, una migliore omeostasi del glucosio, una ridotta steatosi epatica, una diminuzione della massa grassa e dell’infiammazione. La protezione può avvenire anche successivamente al trasferimento di flora intestinale da soggetti privi di proteina MyD88 nei destinatari privo di germi.

La ricerca è stata condotta su topi di laboratorio. I ricercatori li hanno resi obesi e diabetici attraverso una dieta ricca di grassi. Poi hanno indotto una mutazione per disattivare la MyD88, osservando le modificazioni del sistema immunitario dell’intestino: hanno verificato che era possibile rallentare lo sviluppo del tessuto adiposo, riducendo l’infiammazione presente nell’obesità e proteggere contro il diabete di tipo 2. Hanno dimostrato, inoltre, che i topi che non hanno questa proteina nei loro intestini, sono così protetti contro l’obesità perché consumano più energia di altri. Inoltre, che è possibile fornire una protezione parziale contro l’obesità e diabete trasferendo tramite un innesto i batteri intestinali di questi topi ad altri topi senza flora batterica.

Stando ai dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute sebbene nel periodo 2008/2012 si evidenzi una leggera diminuzione del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini, persistono tuttavia livelli preoccupanti di eccesso ponderale; nel 2012, il 22,2% dei bimbi è risultato in sovrappeso e il 10,6% in condizioni di obesità. Inoltre, il peso e l’istruzione dei genitori mostrano un’associazione con lo stato ponderale dei propri figli: laddove l’istruzione dei genitori è elevata si assiste a una percentuale minore di figli in sovrappeso e obesi. Tra gli adulti 18-69enni più di 4 persone su 10 risultano in eccesso ponderale, condizione che aumenta al crescere dell’età, è più frequente negli uomini, tra le persone con basso livello d’istruzione e tra quelle economicamente più svantaggiate. Tra gli anziani ultra64enni, la percentuale di persone in sovrappeso è del 42% mentre quella di obesi è del 15%. L’eccesso ponderale raggiunge un valore percentuale massimo nella fascia di età 64-74 anni (62%); superati i 65 anni di età, l’indice di massa corporea è soggetto a variazioni legate a fattori biologici e patologici, e all’aumentare la percentuale di anziani che perdono peso indipendentemente dalla loro volontà. Il ministero della Salute nel 2010 evidenziava che tra i bambini di terza elementare il 22,9 per cento era in sovrappeso e l’11,1 per cento obeso.

Dati allarmanti a causa dell’ampio spettro di complicanze acute e a lungo termine che comportano. Si stima che il 23 per cento dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41 per cento di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità o al sovrappeso. Così come il 44 per cento dei casi di diabete tipo 2, che riguarda il 5,5 per cento della popolazione, cioè oltre 3 milioni di italiani.

Sebbene siamo ancora lontani dall’applicazione sull’uomo, la scoperta è considerata una grande notizia da parte del team dell’Università Cattolica di Louvain poiché “per la prima volta si mostra che il sistema immunitario intestinale svolge un ruolo nella regolazione del peso”, commenta uno degli autori della ricerca, Patrice D. Cani. Tra gli altri autori anche l’italiano Giulio G. Muccioli.

Intanto il 19 dicembre 2014 l’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha approvato la commercializzazione negli stati membri del Mysimba, mix tra un antidepressivo, il brupopione, e un disintossicante da oppiacei e alcol, il naltrexone, con diverse ferree prescrizioni.

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