Dormire presto e a lungo aiuta a rimuovere le ossessioni

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INSONNIAAndare a letto presto e dormire per tempi non brevi potrebbe aiutare a smettere di preoccuparsi. E’ ciò che sostengono Jacob Nota e Meredith Coles della Binghamton University di New York negli Stati Uniti: hanno scoperto, infatti, che le persone che dormono per brevi periodi di tempo e vanno a letto molto tardi la sera, sono spesso sopraffatti da pensieri negativi rispetto a quelli che riescono a dormire più ore di un sonno regolare. I risultati della ricerca sono stati pubblicati il 4 dicembre sullo Springer’s journal Cognitive Therapy and Research. Il tema della ricerca è Duration and Timing of Sleep are Associated with Repetitive Negative Thinking (Durata e orario del sonno associati alla ripetitività del pensiero negativo).

E’ noto che ripetuti pensieri negativi e una visione pessimistica influenzano l’umore: si ha l’impressione di perdere il controllo sulle proprie contemplazioni, si tende a preoccuparsi eccessivamente del futuro, si spacca il capello riguardo ai fatti del passato e ogni attività quotidiana è permeata da pensieri invadenti. Questo comportamento è spesso tipico di persone che soffrono di disturbo d’ansia generalizzato, disturbo depressivo maggiore, disturbo da stress post-traumatico, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo d’ansia sociale. Questi individui tendono anche ad avere problemi di sonno.

Precedenti studi hanno collegato i problemi del sonno a tali pensieri negativi ossessivi, soprattutto nei casi in cui qualcuno non riesce a chiudere occhio. Nota e Coles si sono prefissati di ripetere questi studi, e di vedere ulteriormente se c’è qualche collegamento tra l’avere tali pensieri ripetitivi e il tempo effettivo di permanenza a letto.

I ricercatori hanno chiesto a 100 giovani adulti della Binghamton University di completare una batteria di questionari e due compiti informatici. Nel processo, è stata misurata la quantità di studenti che hanno preoccupazioni, che rimuginano e pensano ossessivamente a qualcosa, tre misure con cui si misura la ripetitività del pensiero negativo. Ai ragazzi, poi, è stato chiesto di definirsi se fossero tipi abitualmente più mattinieri o più serali, nel senso di preferire una certa regolarità di sonno-veglia più sbilanciata verso il corso della giornata.

Gli studiosi hanno scoperto che le persone che dormono per brevi periodi di tempo e vanno a letto più tardi, spesso sono esposti a pensieri negativi più ripetitivi rispetto agli altri. Una circostanza che riguarda anche gli studenti che si sono descritti come tipi serali. “Fare in modo che ci si addormenti nel momento giusto della giornata può essere un intervento poco costoso e di facile diffusione per gli individui che sono infastiditi da pensieri ossessivi” osserva Nota.

I risultati suggeriscono anche che a loro volta i disturbi del sonno possono essere dipendenti dallo sviluppo del pensiero negativo ripetitivo. Nota e Coles quindi credono che concentrarsi su come ottenere abbastanza sonno potrebbe beneficiare le persone che sono a rischio di sviluppare un disturbo caratterizzato da tali pensieri intrusivi. “Se ulteriori risultati supportano la relazione tra i tempi di sonno ed pensiero negativo ripetitivo, questo potrebbe un giorno portare a una nuovo percorso per il trattamento di persone con disturbi di introiezione” aggiunge Coles. “Studiare la relazione tra la riduzione nella durata del sonno e la psicopatologia ha già dimostrato clinicamente che concentrarsi sul sonno porta anche ad una riduzione dei sintomi psicopatologici.”

Gli studiosi della University of Pennsylvania’s Perelman School of Medicine, a proposito di sonno, hanno provato che al mattino iniziare a lavorare più tardi o posticipare l’inizio delle lezioni a scuole a e all’università garantisce al corpo un sonno più ristoratore e salutare. I ricercatori della Idaho State University in un’indagine condotta sugli adolescenti, hanno addirittura scoperto che l’insonnia o insufficienti ore di riposo possono far crescere in età adulta l’inclinazione all’abuso di alcol, il ricorso agli stupefacenti e abitudini sessuali a rischio.

Questo studio fa parte di una linea di ricerca che esamina le relazioni tra comportamento del sonno e salute mentale. Sulla base di una crescente evidenza che collega sonno e psicopatologia, Nota, Coles e i loro colleghi della Binghamton University mirano a capire come le informazioni relative al sonno possano essere utilizzate per aiutare le persone con disturbi d’ansia.

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