Antibiotici perdenti contro i superbatteri

L'OMS lancia l'allarme: stiamo andando verso "un’era post-antibiotici nella quale le infezioni comuni e le ferite lievi potranno tornare ad uccidere"

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MALATTIAAbuso di antibiotici: esplode l’epidemia influenzale e, con la caduta delle difese immunitarie, si moltiplicano le infezioni batteriche. Il ricorso all’antibiotico a volte è fatto a cuor leggero e per ottenere il massimo risultato nel minor tempo possibile. Attenzione, però, perchè quella “facile” strada si sta rivelando disastrosa per noi tutti. “Senza azioni urgenti stiamo andando verso un’era post-antibiotica, nella quale le infezioni comuni e le ferite lievi potranno tornare ad uccidere”. La visione apocalittica non arriva da uno scrittore di fantascienza ma dal massimo organismo mondiale della sanità ovvero il World Health Organization (WHO) nota in Italia l’Organizzazione Mondiale della Sanità. E l’allarme riguarda la resistenza agli antibiotici di ceppi di batteri ormai “invincibili”, minaccia alla salute globale secondo il suo primo rapporto sulla resistenza antimicrobica su scala mondiale pubblicato nel 2014 e l’ultimo, quello del novembre 2017. E purtroppo il nostro Paese è tra quelli con la più alta percentuale di resistenza praticamente per tutti i batteri.

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LA PREOCCUPAZIONE E’ GLOBALE

Si tratta di un’emergenza di cui si inizia a essere coscienti, tanto che nell’ultimo anno sette centri di ricerca britannici hanno iniziato a collaborare su questo fronte e l’amministrazione Obama ha offerto fondi a chi svilupperà test rapidi di diagnosi delle infezioni antibiotico-resistenti. “Questa è una preoccupazione importante perché un’infezione resistente può uccidere, può diffondersi ad altri, e impone ingenti costi per i singoli e per la società” ribadisce il concetto il report del WHO. Dall’India all’Europa e gli Stati Uniti, sono sempre più frequenti le notizie di infezioni ospedaliere e comuni infezioni causate da Streptococchi, Klebsielle ed escherichia coli che diventano incurabili perchè non rispondono agli antibiotici, senza dimenticare la minaccia di alcuni ceppi di tubercolosi iper-resistenti.

Il rapporto dell’Oms ha rilevato come la resistenza al trattamento di ultimo ricorso contro le infezioni potenzialmente mortali causate dalla Klebsiella pneumoniae (i carbapenemi) si è ad esempio propagata a tutte le regioni del pianeta. Ed anche la resistenza ad uno dei farmaci antibatterici tra i più usati per il trattamento delle vie urinarie dovuti all’Escherichia Coli (i fluorochinoloni) è diffusa in modo molto ampio. In Europa la resistenza agli antibiotici costa 1,5 miliardi di euro e oltre 25 mila morti, ed è molto alto il livello di resistenza alle cefalosporine di terza generazione per la Klebsiella pneumonia. In alcuni luoghi, il 60% delle infezioni da Staphylococcus aureus è meticillino-resistente.

LA PEGGIORE SITUAZIONE EUROPEA E’ IN ITALIA

La resistenza ai carbapenemi del batterio Klebsiella Penumonie, ad esempio, da noi è tra il 25 e il 50%, seconda solo alla Grecia, mentre quella alla terza generazione di cefalosporine, sempre per la Klebsiella, ci vede nella fascia peggiore, quella tra il 25 e il 50%. Lo stesso discorso vale per Escherichia Coli e Acinetobacter, due dei batteri che causano più comunemente infezioni, mentre anche per lo Stafilococco Aureo resistente alla Meticillina (Mrsa), la cui percentuale di resistenza agli antibiotici è in calo in tutta Europa, l’Italia ha percentuali da primato europeo, fra il 25 e il 50%. Tanto che anche i pediatri italiani hanno lanciato l’allarme, evidenziando come l’uso eccessivo di questi farmaci ha fatto sì che ormai il «bagaglio antibiotici» sia finito e che non si potrà contare su nuove molecole per almeno i prossimi 5 anni.

In Europa l’allarme sulle resistenze agli antibiotici è così alto che è stato lanciato un premio di un milione di euro destinato a chi saprà inventare un test rapido da effettuare sui singoli pazienti e scoprire chi può guarire dalle infezioni senza fare necessariamente ricorso agli antibiotici.

ECCO I PROVVEDIMENTI DA ADOTTARE SUBITO

Nel suo manifesto il WHO suggerisce come evitare le infezioni “in primo luogo, riducendo così la necessità di antibiotici: 1) Una migliore igiene (leggi qui) 2) L’accesso frequente ad acqua pulita e servizi igienico-sanitari funzionanti 3) controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie 4) vaccinazioni. Un consiglio che vale per tutti, soprattutto per i genitori dei bambini, più esposti al contagio delle infezioni.

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