Allarme citrobacter, i medici prescrivono di lavarsi le mani più spesso e meglio

Secondo uno studio della SIMIT, il 54% dei ricoveri dei reparti di malattie infettive d’Italia sono dovuti a infezioni batteriche. Lavarsi le mani è il presidio più immediato adottabile

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C’è un batterio tra di noi che è diventato resistente a quasi ogni tipo di antibiotico: si tratta del Citrobacter, colpisce soprattutto alle vie urinarie e i medici invitano a lavarsi le mani  più spesso, a migliorare la pulizia come forma primaria di prevenzione.

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EMERGENZA CITROBACTER

La circostanza è emersa nel corso del “5° Congresso Internazionale AMIT, Argomenti di Malattie Infettive”, tenutosi a Milano nel passato fine-settimana. Nel corso del convegno è stato segnalato che recentemente è stato isolato per la prima volta in Italia dal gruppo dei microbiologi di Lecco, Siena e Firenze, un battere molto comune che è diventato resistente a quasi tutti gli antibiotici (tranne la colistina) chiamato Citrobacter. Questo microrganismo è presente nell’intestino ma determina soprattutto infezioni delle vie urinarie ed è molto diffuso a tutti il livelli: ospedali e territorio.

L’unico antibiotico che funziona ancora sul Citrobacter è la colistina ma  è molto tossica per il rene e per il sistema nervoso centrale e si deve usare solo presso centri ad alta qualificazione ed esperienza nell’antibiotico-terapia. Molto pericolose per la vita anche le infezioni da batteri Klebsiella Pneumoniae, che colpiscono il 23% dei pazienti ospedalizzati, ed il 4,8% in quelli non ospedalizzati.

LAVARSI DI PIU’ E MEGLIO LE MANI

Secondo una ricerca europea – segnala dott. Marco Tinelli, direttore dell’azienda ospedaliera di Lodi e componente del Consiglio Nazionale della SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) – l’Italia è il paese europeo in cui si fa meno uso di salviette bagnate con l’alcol. Il non lavarsi correttamente le mani aumenta la probabilità di contagio del 50%. Tra le altre cause di resistenza e contagio, sebbene ricordato da pochi, secondo uno studio del EFSA (European Food Safety Authority) e dell’ECDC (European Center for Diseases Prevention and Control) pubblicato alla fine di gennaio di quest’anno, l’Italia è il paese europeo che usa più antibiotici per gli allevamenti animali. Questo provoca un’assuefazione agli antibiotici, favorendo successivamente l’emergenza di resistenze batteriche anche nell’uomo. Sempre secondo l’ECDC, l’Italia, assieme al Belgio e Francia, è il Paese dove si consumano più antibiotici in Europa sia livello ospedaliero che di comunità. Scarse le attenzioni da parte delle istituzioni nei confronti dell’uso eccessivo di antibiotici o per la non conformità del rispetto alle linee guida internazionali. I programmi di formazione per i medici e le linee guida per una gestione corretta sono a macchia di leopardo e non coprono l’intero territorio nazionale“.

Secondo uno studio della SIMIT di prossima pubblicazione, il 54% dei ricoveri in tutte le unità operative di malattie infettive d’Italia sono dovuti a infezioni batteriche. Solo venti anni fa la tendenza era molto diversa: erano molti di più i ricoveri dovuti all’Aids, attualmente più sotto controllo rispetto al passato e rispetto a queste nuove infezioni.

Nello studio “Un nuovo approccio per una vecchia patologia nosocomiale: l’infezione da clostridium difficile” realizzato presso l’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco e pubblicato dalla Simit, si profila ciò che di lì a poco sarebbe successo in Italia e nel mondo riguardo all’infezione da covid-19 nota come Sars-CoV2 o coronavirus. In quel caso di testava l’aumento delle infezioni di un patogeno tipicamente ospedaliero, il clostridium difficile. “Alcuni autori suggeriscono che l’aumento dei casi di ICD sia legato alla maggior diffusione di Cl. difficile nei reservoir animali (maiali e altro bestiame d’allevamento). Secondo altre ipotesi, l’uso di sostanze non-sporicide per l’igiene delle mani ha favorito il passaggio fra pazienti e fra operatori sanitari e pazienti nell’ambito delle strutture d’assistenza sanitaria“.

IL CASO COVID-19

La pandemia da covid-19 originata da un coronavirus dimostra, qualora ce ne fosse stato bisogno, che l’igienizzazione delle mani con un lavaggio accurato e frequente è un forte deterrente contro le infezioni. Questo perché si interrompe il trasporto del virus sull”epidermide dei diversi vettori umani. Naturalmente questa misura deve accompagnarsi all’attenzione che va prestata per impedire l’immissione interna di virus e batteri attraverso le vie orali (evitare di introdurre cibi potenzialmente contaminati), le mucose (sfregarsi gli occhi o toccare le parti intime) e le vie respiratorie (goccioline sospese nell’aria da impedire attraverso l’uso di mascherine).

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