Doping, il report del Ministero e dei Nas

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DOPING1Quasi un terzo degli atleti trovati positivi all’antidoping supera i 39 anni d’età. E uno su sette ha addirittura superato i 44 anni. Peraltro il fenomeno è più marcato tra dilettanti ed amatori piuttosto che tra gli atleti agonisti. E’ quanto emerge dal “Report attività di controllo antidoping – gennaio-giugno 2014” pubblicato dal Ministero della Salute circa l’attività della Commissione Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive.

L’attività riguarda gli organi sanitari sportivi e i Carabinieri dei NAS che hanno compiti in materia di contrasto al doping nelle manifestazioni sportive agonistiche amatoriali, dilettantistiche e giovanili. Nel semestre in esame, su 175 manifestazioni sportive sono stati sottoposti a controllo antidoping 834 atleti, di cui 541 maschi (64,9%) e 293 femmine (35,1%). Nel corso dei primi sei mesi del 2014, degli 834 atleti agonisti controllati, 39 sono risultati inizialmente positivi ai test antidoping. Gli ulteriori accertamenti analitici e/o documentali hanno permesso l’archiviazione di 2 casi : un atleta positivo al prednisone per il cui utilizzo ha fornito il TUE, ed un altro atleta positivo al budesonide di cui ha dichiarato l’utilizzo per via inalatoria nei giorni precedenti la gara.

Complessivamente sono risultati positivi 37 casi, pari al 4,4% degli atleti sottoposti a controllo. In particolare, prendendo in esame la distribuzione delle positività ai controlli in funzione del genere dell’atleta, si osserva che il 91,9% dei 37 casi positivi sono uomini e l’ 8,1% donne. Le positività riscontrate rapportate a tutto il campione risultano del 6,3% per gli uomini e dell’ 1,0% per le donne.

Inoltre, prendendo in esame i risultati delle analisi di laboratorio relative ai 164 atleti (amatoriali, dilettanti e giovanili) controllati su disposizione dei NAS, si rileva che 21 (12,8%) sono risultati positivi ad una o più sostanze vietate per doping. Si segnala infine che, tra i 5 atleti convocati fuori gara, uno è risultato positivo ai test.

GLI OVER 39 SI DOPANO DI PIU’

Tra gli 834 atleti sottoposti a controllo antidoping nei primi sei mesi del 2014, 334 (il 40,0%) sono giovani fino a 24 anni di età, mentre 222 (il 26,6%) sono atleti di oltre 39 anni di età. Prendendo tuttavia in esame la distribuzione delle positività ai controlli in funzione della classe d’età dell’atleta, si osserva che l’83,8% degli atleti positivi ha un’età superiore ai 39 anni. Inoltre, le percentuali più elevate di positività in rapporto al numero di atleti controllati stratificati per fasce d’età, sono state registrate in atleti con età compresa tra i 39 ed i 44 anni (15,0%) e in quelli con più di 44 anni (13,4%), mentre la percentuale più bassa è stata registrata tra gli atleti con età compresa tra 19 e 24 anni e compresa tra i 29 e 34 anni (1,2%). Non sono state registrate positività nelle fasce di età inferiore ai 19 anni ed in quella compresa tra i 24 ed i 29 anni.

Sembra dunque consolidarsi quanto già osservato negli anni precedenti, e cioè che negli atleti più maturi il fenomeno è più frequente.

SUD E ISOLE A TUTTA “BOMBA”

Prendendo quindi in esame la distribuzione per area geografica degli eventi sportivi controllati e durante lo svolgimento dei quali sono stati riscontrati atleti positivi, è possibile osservare come il 37,8% dei casi sia stato rilevato in gare che si sono svolte al Sud e isole, il 35,1% in gare svolte al centro ed il 27,0% dei casi in gare che si sono svolte al Nord. In particolare, il 51,4% degli atleti è risultato positivo ad una sola sostanza, mentre il 37,8% di essi a due sostanze. Tre atleti sono risultati positivi rispettivamente a tre sostanze ed un solo atleta a cinque sostanze differenti.

QUALI SONO LE SOSTANZE E COSA PROVOCANO

Riguardo all’uso di sostanze di sintesi e chimiche in generale quelli più usati sono gli stimolanti (per accelerare e migliorare le prestazioni sportive), gli ormoni della crescita (per l’aumento rapido di massa muscolare) e l’insulina (anabolizzante). La pratica più pericolosa, e forse più diffusa in alcune discipline come il ciclismo ed il podismo, è l’autoemotrasfusione, ovvero il prelievo e la reintroduzione del proprio sangue, con componenti dopanti aggiuntivi.

Ma quali sono gli effetti negativi di questi prodotti? Nelle donne si assiste a un processo che rende il soggetto più mascolino: abbassamento del tono di voce e crescita dei peli sono i due effetti più evidenti oltre ad alterazioni nel ritmo del ciclo mestruale. Gli uomini invece possono rischiare una diminuzione della produzione di sperma fino all’impotenza, atrofie testicolari e calvizie. Ma è sugli adolescenti che il processo può avere i rischi più gravi: il blocco dell’altezza definitiva, ad esempio, a causa di una maturazione precoce del processo di sviluppo. In generale comunque queste sostanze sono molto pericolose perché aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di tumori epatici, nonché di patologie all’apparato riproduttivo.

Particolarmente interessante, oltre che autorevole, il manuale edito dal Ministero della Salute insieme con l’Istituto Superiore di Sanità: “La tutela della salute nelle attività sportive e la prevenzione del doping”.

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