Supermarijuana, prime tragedie

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Arriva la supermarijuana ovvero la marijuana modificata geneticamente. E combina subito gravi tragedie. A lanciare l’allarme è Emma Fantozzi, psichiatra da oltre mezzo secolo impegnata sul fronte della lotta alle tossicodipendenze e iniziatrice dei Sert in Italia, i servizi di assistenza specifici, oltre che consulente per la materia nelle carceri di Rebibbia e di Regina Coeli a Roma.

Venerdì 2 gennaio 2015 una coppia di pensionati, lui di 77 anni e la moglie di 75, è stata travolta e uccisa a Ostia mentre attraversava il lungomare. A guidare l’auto killer era un 25enne trovato positivo ai cannabinoidi al test tossicologico. Insomma, guidava sotto effetto di stupefacenti derivati dalla canapa indiana. «Attenzione perché potrebbero essere due morti dovute al supereffetto indotto dalla marijuana geneticamente modificata” avverte la dottoressa Fantozzi. “Quando si guida sotto effetto di un cannabinoide – spiega l’esperta – si ha un serio ritardo nei riflessi. Faccio un esempio: mentre un conducente sobrio all’accendersi del segnale rosso di un semaforo si ferma prima dello stop perché richiama in tempi rapidi dalla memoria il significato di quel colore, l’autista sotto effetto ha tempi di elaborazione più lunghi. E quando ha elaborato è già a metà dell’incrocio».

Di quale quantità c’è bisogno per subirne gli effetti al volante? «Non esiste un parametro preciso – risponde la dottoressa Fantozzi – e, soprattutto, bisognerebbe accertarsi di quale sostanza abbia fatto uso. Mi spiego meglio. Intanto tra marijuana e hashish c’è una fondamentale differenza: pur trattandosi della stessa pianta, ovvero la canapa indiana, la marijuana consiste in foglie essiccate e la quantità del principio attivo THC è al massimo dell’1,5%. Per l’hashish, ovvero la resina della pianta, la percentuale sale invece al doppio. Non solo. Da un paio di anni a questa parte i produttori di droga e dei semi hanno modificato geneticamente la pianta, eliminando quello che è il componente modulatore dell’essenza. Faccio un esempio: dal papavero si ricava la morfina che presenta però anche la codeina, agente modulatore che contrasta in qualche modo l’azione del principio attivo dello stupefacente. Ecco, nelle nuove colture di canapa indiana il modulatore è stato eliminato, perciò gli effetti stupefacenti non sono moderati e quindi risultano più potenti».

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Tra gli effetti indotti dalla sostanza, è dimostrato scientificamente che l’uso prolungato della marijuana determina modificazioni cerebrali visibili nell’area della dipendenza e manifesta in quei soggetti un quoziente intellettivo inferiore. Oltre ad essere priva di modulatore, la supermarijuana contiene oltre il 20% di THC (tetraidrocannabinolo), la sostanza psicoattiva principale contenuta nella pianta. La cannabis transgenica ha dimensioni ridotte (è circa la metà rispetto a quella normale) ed è resistente all’azione dei pesticidi. Secondo l’agenzia sudamericana Matrizur i magnati del tabacco USA, la cui industria è in profonda crisi, avrebbero spostato i propri investimenti sulla più proficua marijuana transgenica. La produzione annuale di marijuana negli Stati Uniti, aumentata di dieci volte nell’ultimo quarto di secolo, supera attualmente i 65 milioni di piante coltivate per un valore che si aggira attorno ai 35 miliardi di dollari. La stessa agenzia antinarcotici statunitense (DEA) ammette che la maggior parte della domanda interna venga soddisfatta da agricoltori che casualmente prima erano coltivatori di tabacco.

Intanto, proprio negli Usa cresce il numero di stati che ne hanno approvato l’uso non solo per fini medici ma anche per occasioni ludiche.

5 COMMENTS

  1. Quest’articolo è ridicolo.Le piante sono semplicemente selezionate ed innestate e poi fatte crescere in ambienti a temperatura,umidità e luce controllata,oltre ad utilizzare fertilizzanti specifici.Sa cosa vuol dire modificare geneticamente una pianta?Inoltre,considerando i suoi pregiudizi su questa pianta,le consiglio di sentire i centri ricerca di mezzo mondo e specialmente quello israeliano riguardo gli usi terapeutici della marjuana.
    Cordiali saluti

    • E’ un suo parere che rispettiamo. Le affermazioni sono della dottoressa Emma Fantozzi la sua competenza in materia è indiscutibile: si occupa dal 1959 di Sert ed è tuttora consulente per la lotta alle tossicodipendenze presso gli istituti di pena di Regina Coeli e di Rebibbia. In quanto agli OGM la notizia è di fonte governativa statunitense e basta fare una ricerca per accertarsi che è una realtà.

    • Concordo con Roberto. La marijuana presente sul mercato è solo frutto di selezioni tra piante, al fine di selezionare una certa caratteristica, come faceva Mendel con i piselli, e non è affatto geneticamente modificata. Per fare un esempio, è come se due cani di razze diverse venissero fatti accoppiare, il cane che ne nascerebbe, sarebbe semplicemente un incrocio, non un cane geneticamente modificato. Una caratteristica degli organismi geneticamente modificati è quella di non essere in grado di riprodursi, non riuscendo a dare luogo a generazioni future, è celebre il caso del riso ogm venduto ai poveri colvitatori asiatici, che forniva un apporto più completo e bilanciato di nutrienti per il corpo, solamente che costringeva i coltivatori ad dover ricomprare i semi ad ogni raccolto . Questi tipi di piante di marijuana invece sono perfettamente in grado di riprodursi( ovvero di produrre semi) a testimonianza che non siano geneticamente modificati

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