Sovaldi e Harvoni: come comprare in India ed Egitto i farmaci anti epatite

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Contro l’epatite C Harvoni e Sovaldi con i voli della speranza. La salvezza per molti italiani è volare fino in India o in Egitto per ottenere farmaci salvavita a prezzi enormemente più bassi, anche di settanta volte inferiori. E’ l’effetto del turismo medico-farmaceutico che sta spopolando in tutti i Paesi occidentali – e principalmente in Italia – nei quali i prodotti che curano l’epatite C, a causa del costo enorme fissato dalle case proprietarie del brevetto, sono contingentati dai rispettivi servizi sanitari pubblici e somministrati solo ai malati più gravi.

350 EURO CONTRO 24MILA

SOVALDI, sofosbuvir
Viaggi fino in India e Egitto per comprare Sovaldi e un costo 70 volte più basso

Il principio attivo sul banco degli accusati è il sofosbuvir (Sovaldi della Gilead) impiegato nella terapia dell’epatite C anche in aggiunta al ledipasvir (Harvoni della Viekira Pak). Si tratta dell’unica terapia orale antivirale scevra di effetti collaterali significativi (fatto salvo QUESTO ALERT):  per l’epatite C non esiste un vaccino. Per questo regime di monopolio la Gilead ha ottenuto dall’FDA statunitense il riconoscimento di un prezzo di circa 1.000 dollari per trattamento giornaliero (una pasticca). La durata della terapia varia da 12 a 24 mesi ed è facile conteggiare che una cura negli USA può costare da 365mila a 730mila dollari per paziente.  In Francia il prezzo ha uno sconto del 12% e in Italia (dove non è ammessa la vendita a privati ma solo agli ospedali) il SSN paga circa 24mila euro mese (800 euro pro die). Negli Usa l’eccessivo costo del sofosbuvir è stato oggetto di QUESTA INDAGINE del Senato nella quale si ammette l’eccessivo costo della terapia non giustificato dagli investimenti nella ricerca e dipendente quasi esclusivamente dal regime di monopolio nel quale si sono mosse le aziende farmaceutiche detentrici del brevetto. In India, come vedremo, e in Egitto una confezione per un mese di terapia costa al massimo 350 euro.
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IN ITALIA SI CURA SOLO UN MALATO SU 10

HARVONI, sofosbuvir, ledipasvir
Viaggi fino in India e in Egitto per comprare Harvomni, disponibile in farmacia a costi 70 volte più bassi

In Italia l’incidenza dell’epatite C (HCV) nel 2014 era dello 0,2 per 100.000: circa mezzo milione di malati.  “Il 70% dei pazienti Ue con epatite cronica C candidati alla terapia antivirali è italiano” sottolinea il presidente della Fondazione italiana per la ricerca in epatologia (Fire), Ferruccio Bonino. L’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ammette che non tutti i malati di epatite C sono sotto trattamento (la stima è del 10%): dall’uscita sul mercato del sofosbuvir  (dicembre 2013) alla data del 25 gennaio 2016 risultano avviati al primo trattamento, tra cinque terapie disponibili, oltre 32.500 pazienti (in base ai diversi criteri di eleggibilità), 2.350 in più rispetto al mese precedente, con un trend medio di aumento settimanale di oltre 500 pazienti.  Ad oggi, 26.590 sono quelli in trattamento con i medicinali Sovaldi e Harvoni.  Se non curati nello stadio iniziale, il 30 per cento dei pazienti svilupperà una patologia cronica che può portare al decesso.

COME RAGGIUNGERE L’INDIA PER ACQUISTARLI

In India Gilead ha rilasciato una licenza a sette ditte farmaceutiche (Cadila Healthcare, Cipla, Hetero Labs,  Mylan Laboratories, Ranbaxy Laboratories, Sequent Scientific e Strides Arcolab) per la produzione di sofosbuvir (Sovaldi) e sofosbuvir+ledipasvir (Harvoni) generici, con libertà di vendita in 91 Paesi in via di sviluppo. Il costo di ciascuna confezione (un mese di trattamento) in farmacia è di 350 euro: quasi settanta volte di meno che in Italia dove, ripetiamo, il prodotto è comunque somministrato solo negli ospedali e non è disponibile privatamente.

Ecco allora che nascono e si sviluppano imprese specializzate nel turismo medico-farmaceutico. E’ il caso della Arimedio, partner e assistente degli italiani che volano in India per trovare la giusta cura a prezzi equi e accessibili. Paolo Carciulo è l’interfaccia indiana dell’organizzazione che ha le basi in Italia. In una inchiesta condotta dal giornalista Luca Chianca e trasmessa da Report il 14 novembre 2016 Carciulo spiega il perché del successo: “Il rischio delle frodi per chi si muove su questo terreno è dietro l’angolo – dice – quindi recarsi in un Paese che non conosci vai incontro all’ignoto. Oltre a dover affrontare lo stress del viaggio per motivi di salute. L’idea che ci anima è semplice offrire un servizio alle persone che non vogliono aspettare tempi lunghi e di poter accedere alla terapia in modo sicuro con degli ospedali certificati, dei medici, garantendo l’origine del prodotto”. Il costo del pacchetto base con la Arimedio è di circa 2.000 euro più volo aereo. Comprende tutti i servizi d’accoglienza, la prenotazione dell’albergo, la clinica, il medico, l’autista privato, un consulto medico via web prima di partire dall’Italia. Il costo del farmaco è a carico del paziente ma viene circa 350 euro (con regolare ricevuta detraibile sulla dichiarazione dei redditi) per trattamento mensile.  SU QUESTO SITO Arimedio sottolinea che “Tutto viene pianificato nei minimi dettagli tenendo in mente la massima comodità, serenità e semplicità; saremo con voi durante il vostro soggiorno in India e vi assisteremo in ogni fase del viaggio”. Il quartier generale è in Hyderabad, città sede di alcuni dei più grandi laboratori farmaceutici in India.

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L’IMPORTAZIONE PER USO PERSONALE E’ AMMESSA DALLA LEGGE

L’interrogativo che ci si pone da parte dei malati e dei familiari è: può essere importato un prodotto farmaceutico la cui vendita al pubblico non è autorizzata? La risposta è “SI”, purchè quel prodotto sia accompagnato da una ricetta medica corrispondente all’identità del viaggiatore. Lo stabilisce l’art. 158, comma 8, del D. Lgs. n. 219/06:Il viaggiatore ha facoltà di portare con sé, al momento dell’ingresso nel territorio nazionale, medicinali registrati in altri Paesi, purché destinati ad un trattamento terapeutico non superiore a trenta giorni, fatte salve, limitatamente agli stupefacenti e sostanze psicotrope di cui al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, le condizioni e le procedure che possono essere stabilite con decreto del Ministro della salute”.  Peraltro il Tribunale del Riesame di Roma il 2 settembre 2016 con QUESTA SENTENZA ha dato ragione a un malato di epatite C che aveva acquistato in India il farmaco generico per curare la malattia a 2.5oo dollari, bloccato e sequestrato alla frontiera dell’aeroporto di Ciampino il 6 giugno precedente. Resta irrisolta la tendenza delle autorità doganali a bloccare i farmaci generici per l’Epatite C per il divieto di acquisto di farmaci online con obbligo di prescrizione medica (cfr. art. 112 quater, co.1 e 2, d.lgs. 219/2006 cit.) e l’importazione tramite prescrizione medica (dm 11.2.1997). In ogni caso ricordate in caso di acquisto online per evitare truffe: le aziende farmaceutiche indiane autorizzate alla produzione di Sovaldi e Harvoni sono Cadila Healthcare, Cipla, Hetero Labs,  Mylan Laboratories, Ranbaxy Laboratories, Sequent Scientific e Strides Arcolab.

Intanto, da maggio 2016, sono stati autorizzati in commercio in Europa due nuovi antivirali ad azione diretta contro l’epatite C: si tratta di Epclusa e Zepatier, QUI DESCRITTI.

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