Sangue sporco, la storia dei settemila malati infettati dallo Stato

7.000 malati da sangue infettato dei virus dell'Hiv e dell'epatite aspettano da decenni di essere risarciti dallo Stato. Tutti assolti gli indagati

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SANGUESettemila persone ammalate per emoderivati infetti ovvero sangue sporco dei virus dell’Hiv e dell’epatite o loro parenti che aspettano da decenni di essere risarciti da uno Stato che da “furbetto” ha deciso di far prescrivere il reato e quindi l’indennizzo economico. Un milione di euro di risarcimenti che “balla” sulla pelle di chi è vittima della distrazione, se non della speculazione, di apparati e uomini dello Stato. Magistratura e Corte Europea che si schierano dalla parte delle vittime contro il Ministero della Sanità che resiste fino allo sfinimento.

Il 25 marzo 2019 il processo si è concluso con l’assoluzione del direttore generale del Ministero della Salute, Duilio Poggiolini,  e degli altri accusati. Sono stati tutti assolti, «perchè il fatto non sussiste», i nove imputati del processo sulle morti di otto pazienti emofiliaci che nel Tribunale di Napoli ha visto nella veste di imputati, tra gli altri, l’ex direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della Sanità Duilio Poggiolini, ormai quasi novantenne. Una sentenza relativa a episodi di quasi 30 anni fa e ritenuta scontata dopo la richiesta di assoluzione avanzata dal pubblico ministero e dopo la rinuncia alle conclusioni degli avvocati del Ministero della Salute, decaduto dalla costituzione di parte civile. Il verdetto emesso dal giudice monocratico Antonio Palumbo, della sesta sezione penale, arriva dopo molti anni (l’udienza preliminare è del 2008) e molte udienze, durante le quali è emerso il nesso di casualità fra le morti e l’emoderivato somministrato ai pazienti (che poi si sono ammalati di epatite e hiv), ma senza poter individuare quale prodotto abbia innescato il contagio. Si tratta di una vicenda che risale agli inizi degli anni ’90 nella quale si contestava che i decessi fossero stati causati dall’immissione sul mercato di farmaci emoderivati realizzati con sangue di dubbia provenienza. Agli imputati, tra cui figuravano anche un ex manager del Gruppo Marcucci, un ex infermiere e i dipendenti di un’azienda specializzata nella raccolta e il trasporto di sangue, venne contestato dagli inquirenti il reato di omicidio colposo plurimo.

LA STORIA DELLO SCANDALO E DELLE VITE DI QUINDICI MALATI

Tutto questo e molto di più è “Sangue sporco”, un viaggio tra sacche infette, errori, malasanità, burocrazia che si accanisce. E storie. Quelle di malati e di chi si è approfittato della loro condizione di salute per somministrare farmaci solo apparentemente sicuri, come gli emoderivati, sui quali speculare. Storie di chi dopo aver contratto l’epatite o l’Aids combatte con lo Stato per avere il risarcimento dovuto. “Sangue sporco” è il titolo del libro scritto dal Giovanni Del Giaccio, cronista de Il Messaggero, sede di Latina, pubblicato per i tipi di Giubilei Regnani editore (202 pagine, 15 euro). E’ un volume che nasce dalla curiosità di un giornalista, racconta lo scandalo che vede ancora oggi a processo Duilio Poggiolini (direttore del ministero con il pouf pieno di soldi) e arriva a scoprire storie paradossali. Dalla donna romena che ha l’epatite e si sente dire da una dottoressa che l’ha contratta perché è una prostituta, all’uomo benestante di Milano con l’Hiv che viene quasi “complimentato” dal medico che gli comunica la notizia.

Nel libro ci sono quindici storie emblematiche, da nord a sud dell’Italia, e un’altra serie di casi basati su atti giudiziari. Soprattutto c’è la ricostruzione di un fenomeno che fatica a emergere, pur riguardando decine di migliaia di persone in Italia, e l’atteggiamento del Ministero della Salute che prima si oppone con motivazioni strumentali, poi non paga i cittadini che hanno sentenze passate in giudicato.

SETTEMILA INFETTATI PER COLPA DELLO STATO

Scrive Del Giaccio: “c’è chi è morto aspettando di avere il risarcimento. Chi attende da anni, invano. Ci sono sentenze passate in giudicato. Condanne al Ministero della Salute affinché risarcisca persone contagiate per le trasfusioni di sangue infetto sistematicamente non rispettate. Migliaia di casi, di risarcimenti che, secondo gli studi legali che seguono i pazienti che hanno contratto epatite C o Aids, si aggirano intorno al miliardo di euro. Un credito nei confronti dello Stato che adesso gli avvocati proveranno a cedere a banche straniere o a case farmaceutiche. Un modo per mettere alle strette il Ministero, perché un conto è pagare il danneggiato singolo, sostanzialmente un signor Nessuno, un altro è vedersela con un colosso bancario. Si tratta dei crediti relativi a sentenze passate in giudicato, emesse da diversi tribunali nei confronti dell’Amministrazione sanitaria. Sentenze che vanno da Milano a Palermo, , da Roma a Bologna, da Modena a Vibo Valentia”.

Nonostante – prosegue l’autore – dal 2008 in poi siano stati accantonati 180 milioni di euro all’anno, ad oggi solo una stretta minoranza dei 7.000 infettati è stata ammessa alla transazione. Nel 2012 infatti un decreto ministeriale ha introdotto un nuovo termine di prescrizione, e da allora «il 70 per cento dei malati o dei parenti di deceduti ha ricevuto l’annuncio che non avrebbe ricevuto un euro dallo Stato», spiega l’avvocato Anton Giulio Lana, che da anni segue le vittime del sangue infetto”.COPERTINA.SANGUE

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