Polenta a rischio: ritirata per la presenza di micotossine

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Micotossine oltre i livelli stabiliti per legge. E’ questa la motivazione che ha spinto la catena di supermercati Conad a ritirare un lotto di confezioni di farina di mais.

Si tratta dei sacchetti di farina bramata di mais a marchio Conad da Kg 1 cod. EAN 8003170025066. Sulla confezione è stampigiata come data di scadenza quella del 28/08/2018. L’oggetto dell’avviso di ritiro dal commercio è prodotto per Conad da Molino Nicoli SpA – Via Locatelli, 6 – Costa di Mezzate (BG). La farina a grana grossa, bramata, appunto, viene generalmente impiegata per preparare la polenta. POLENTA.CONAD

La comunicazione Conad specifica che nelel confezioni di quel lotto “è stata riscontrata una non conformità (presenza di micotossina in quantità minima ma lievemente superiore ai parametri stabiliti)”. Pertanto, “al fine di scongiurare qualsiasi possibile rischio per la salute, i clienti che fossero in possesso di confezioni appartenenti al medesimo lotto sono invitati a riportarle in qualsiasi punto di vendita Conad, che provvederà alla sostituzione con altro prodotto o al rimborso”. L’avviso è valido su tutto il territorio nazionale. QUI PUOI VERIFICARE l’annuncio emesso da Conad. QUESTO ANALOGO PROVVEDIMENTO aveva riguardato la Coop che a novembre 2015 aveva ritirato farina bramata bianca del Molino Bresciano.

Le micotossine sono sostaze prodotte da particolari funghi e possono avere effetti cancerogeni, come documentato da QUESTO ARTICOLO relativo al sequestro di pistacchi. QUESTO STUDIO condotto da un team internazionale di ricercatori spiega quali sono gli alimenti più a rischio per la presenza di micotossine.

FARINA DI MAIS OGM DESTINATO AGLI ANIMALI

Altra cosa è il ritiro di 15 tonnellate di farina prodotta da mais destinato a uso animale e con una concentrazione di organismi geneticamente modificati di gran lunga superiore a quella consentita per legge, imbustata come polenta e distribuita in vendita nei supermercati del Lazio e del resto d’Italia. E’ successo a Latina il 5 febbraio 2017; le successive di laboratorio nella sede pontina dell’Istituto zooprofilattico hanno rilevato che il granturco non poteva essere utilizzato per l’alimentazione umana – in quanto era destinato a diventare mangime – e che la quota di OGM contenuta era oltre il limite dello 0,9% per chilogrammo imposto dalla normativa vigente. E’ bene segnalare che nessun rischio per la salute umana è stato segnalato in relazione al consumo di quella polenta.

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