Modifiche cerebrali da inquinamento di BPA e BPS

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BPAIl dibattito sulla tossicità delle plastiche largamente impiegate anche nell’uso alimentare e domestico aggiunge un nuovo capitolo: uno studio dell’Università di Calgary ha trovato che un ingrediente comune nei prodotti di consumo può causare una sospetta iperattività nel Danio rerio, o pesce zebra. Si tratta del bisfenolo A (BPA), prodotto chimico usato per fare plastiche ad uso domestico e resine epossidiche che viene realizzato in grandi quantità in tutto il mondo. Molti Paesi, primi tra tutti la Francia, hanno limitato fortemente l’impiego di queste sostanze. Per altri il tema è di grande attualità.

INQUINAMENTO DELLE ACQUE ED IL PESCE ZEBRA

In risposta alle preoccupazioni del pubblico, molti produttori hanno sostituito BPA con una sostanza chimica chiamata bisfenolo S (BPS), che consente spesso di etichettare come “privi di BPA” lasciando intendere che sia più sicuro. I risultati di questo studio suggeriscono invece che sia BPA che BPS possono provocare alterazioni nello sviluppo cerebrale che possono portare a iperattività nel Danio rerio o pesce zebraZEBRAFISH.
I pesci sono ampiamente utilizzati dai ricercatori per aiutare a capire lo sviluppo del cervello embrionale. Questo perché circa l’80% dei geni presenti negli esseri umani ha similitudini nel pesce zebra, animali che hanno processi di sviluppo molto simili ai nostri. “Sono stato davvero molto sorpreso dai nostri risultati. Nonostante si sia fatto uso di una dose molto, molto, molto bassa e non pensavo che potessere avere alcun effetto”segnala Deborah Kurrasch, ricercatrice presso la Cumming School of Medicine e autrice dello studio che si intitola “Low-dose exposure to bisphenol A and replacement bisphenol S induces precocious hypothalamic neurogenesis in embryonic zebrafish“. Embrioni di pesce zebra sono stati esposti a concentrazioni di sostanze chimiche a livelli di quelli riscontrati nei fiumi Bow e Old Man nel sud di Alberta. L’esposizione al BPA e BPS ha cambiato i tempi in cui i neuroni si sono formati nel cervello dei pesci, in particolare nella zona dell’ipotalamo. “Abbiamo voluto utilizzare una dose che è stato trovato in un corso d’acqua naturale e che può entrare negli impianti domestici di trattamento delle acque reflue potabili. Significa che senza filtri di BPA siamo di fronte a ciò che probabilmente arriva nelle case della gente“, ha detto Kurrasch. “Abbiamo utilizzato una dose che è inferiore a quella che i bambini in via di sviluppo ricevono naturalmente e abbiamo scoperto che lo sviluppo del cervello nel pesce viene perturbato” insiste.

IL MECCANISMO CHE SI DETERMINA NEL CERVELLO

Nel cervello c’è una quantità di cellule indifferenziate che ad un certo punto diventano neuroni e devono collocarsi al posto giusto per formare il circuito giusto. Se i neuroni si formano troppo presto, si collocano nel punto sbagliato e possono formare circuiti sbagliati“. Lo studio ha trovato che il numero di neuroni generati nei cervelli in via di sviluppo dei pesciolini è aumentato del 180% rispetto al pesce non esposti a BPA. Il BPS, che si ritiene più “sicuro”, ha accresciuto il numero di neuroni del 240% in esperimenti simili. Il risultato è stato un cambiamento nel comportamento: il pesce ha dimostrato una maggiore iperattività in età più avanzata. “Trovare il meccanismo che collega a basse dosi di BPA lo sviluppo imperfetto del cervello e l’iperattività è quasi come trovare un pistola fumante” riferisce Hamid Habibi, professore di Tossicologia ambientale e endocrinologia comparata nella Facoltà di Scienze.

Lo studio da Kurrasch, Habibi e Cassandra Kinch è stato pubblicato il 12 gennaio negli Atti della National Academy of Sciences. A finanziarlo è stato il Research Council delle scienze naturali e ingegneria canadese. Kurrasch sottolinea che sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare il potenziale effetto sul cervello umano in via di sviluppo nel grembo materno. In ogni caso questi risultati per il ricercatore conferiscono ulteriore peso ad altri studi che suggeriscono che le donne in gravidanza dovrebbero cercare di limitare la loro esposizione agli elementi contenenti bisfenoli. La fase successiva potrebbe essere quella di verificare l’effetto dell’esposizione al BPA e al BPS sui topi, anticipano gli studiosi. “E’ la punta di un iceberg e penso che ci sono molte altre vie di ricerca che potrebbero venire fuori da questo studio”

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