Cancro al cervello: il glioblastoma risponde positivamente alla immunoterapia

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L’immunoterapia come efficace strumento per la lotta  contro il cancro al cervello. E’ questa una tecnica avanzata testata da un team del Beckman Research Institute di Duarte, in California (USA). I ricercatori hanno alterato il sistema immunitario di un paziente con glioblastoma per “insegnargli” a distruggere le cellule tumorali.

IL SEGRETO E NELLA MODIFICA DEI LINFOCITI T

CERVELLO, glioblastoma
Sperimentato con successo in USA il trattamento con immunoterapia del glioblastoma

Si tratta di un approccio risultato efficace, che si può conoscere attraverso il loro studio pubblicato sul New England Journal of Medicine con il titolo “Regression of Glioblastoma after Chimeric Antigen Receptor T-Cell Therapy”.

Il glioblastoma è il tumore cerebrale più frequente negli adulti, ma particolarmente difficile da trattare. E per una buona ragione: si evolve in un periodo di soli 2 o 3 mesi. Come tale, il paziente selezionato per questo studio era di fase I corrispondente alla maggior parte delle persone trattate: 50 anni d’età, presentava un glioblastoma allo stadio metastatico.

Per far riuscire al meglio il lavoro, il paziente ha ricevuto un trattamento da parte delle cellule CAR-T. La strategia si basa sui linfociti T del paziente, modificati fuori del suo organismo. Queste cellule non sono state selezionate in modo casuale: sono loro, infatti, ad occuparsi di combattere ed espellere corpi estranei o cellule anormali.

L’immunoterapia consiste nell’insegnare al corpo come difendersi, contro le cellule tumorali, per esempio. In questo caso, gli scienziati hanno recuperato i linfociti T del paziente tramite uno specifico prelievo di sangue. Essi poi hanno riprogrammato questi globuli bianchi del sangue in laboratorio in modo da produrre un recettore artificiale – chiamato chimerico – sulla loro superficie.

“Questo recettore è stato concepito in modo tale che la porzione extracellulare riconosce un antigene tumorale, il più specificamente possibile per evitare effetti negativi su altri organi del paziente”, dice l’associazione Louis St. sul suo sito web . In questo caso, l’antigene è stato chiamato IL13Rα2. Nell’estratto dello studio QUI CONSULTABILE viene sottolineato che “sopo il trattamento con cellule CAR-T, è stata osservata la regressione di tutti i tumori intracranici e spinali, con corrispondente aumento dei livelli di citochine e cellule immunitarie nel liquido cerebrospinale. Questa risposta clinica è continuata per 7 mesi e mezzo dopo l’inizio della terapia con cellule CAR-T“.

IN QUESTA PAGINA gli studiosi del Beckam Research Institute spiegano i risultati della loro ricerca.

Dal 14 al 20 marzo nel mondo si celebra la Giornata Mondiale del Cervello: ecco DOVE OTTENERE CONSULTI sullle malattie connesse a questo delicatissimo organo. Anche QUESTO STUDIO condotto principalmente in Italia, opera sull’obiettivo di riattivare il meccanismo di soppressione immunitaria delle cellule tumorali.

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