La pizza nella dieta di bambini e adolescenti

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PIZZAAttacco alla pizza come fattore d’alimentazione dei bambini e degli adolescenti negli Stati Uniti. Tutti i grandi mass-media americani in queste ore stanno dando risalto ad uno studio pubblicato sul giornale “Pediatrics” dal Titolo “Energy and Nutrient Intake From Pizza in the United States” (Energia e nutrienti dalla pizza negli Stati Uniti).

Le conclusioni espresse dagli autori – Lisa M. Powell, Binh T. Nguyen e William H. Dietz – sono catastrofiche, anche se il contenuto della ricerca, rilevabile attraverso la lettura dell’abstract, è di tutt’altro tono. I ricercatori, infatti, sentenziano: “in conclusione, gli effetti negativi del consumo di pizza come alimento riscontrati nello studio suggeriscono che il suo consumo deve essere frenato e il suo contenuto di nutrienti migliorato”.

LA PIZZA FA MALE (MA SOLO IN USA)

Ma vediamo cosa emerge dallo studio. Riguardo al metodo, sono stati acquisiti i dati delle abitudini alimentari quotidiane nei bambini di età compresa tra 2 e 11 anni e negli adolescenti tra i 12 e i 19, introdotti nei periodi 2003/2004, 2005/2006, 2007/2008 e 2009/2010 nel National Health and Nutrition Examination Survey. “Abbiamo testato i cambiamenti nei modelli di consumo, anche attraverso razza/etnia, reddito, occasione del pasto e fonte – spiegano gli autori – Valutato i modelli di regressione a livello individuale e fissato gli effetti dell’impatto nel consumo di pizza sull’assunzione totale di energia (TEI) e sull’assunzione di zuccheri, grassi saturi e sodio”. Insomma, come specificato in premessa, l’obiettivo dello studio è quello di “esaminare i modelli di consumo della pizza nei bambini e negli adolescenti e il suo impatto sulla loro nutrizione energetica (intesa come kcal)”.

Stando ai risultati “dal 2003/2004 al 2009/2010, l’assunzione complessiva di energia dalla pizza è scesa del 25% tra i bambini (110/83 kcal). Pure se tra gli adolescenti l’apporto calorico è crollato tra coloro che hanno consumato pizza (801/624 kcal), l’assunzione complessiva di quell’alimento è rimasto invariato a causa di una prevalenza di consumo di pizza è un po’ più alto. Per i bambini e gli adolescenti, l’assunzione di pizza è caduta all’ora di cena e nel pasto veloce. Per i bambini e gli adolescenti, rispettivamente, il consumo di pizza era significativamente associato ad un aumento netto giornaliero di TEI (84 kcal e 230 kcal) e più elevati introiti di grassi saturi (3 g e 5 g) e sodio (134 mg e 484 mg), ma non all’assunzione di zucchero , indifferentemente dalle caratteristiche socio-demografiche. Il consumo di pizza come spuntino o come pasto veloce ha avuto il maggiore impatto negativo sulla TEI”.

Anche la valutazione di uno dei collaboratori degli studiosi che hanno condotto la ricerca, lasciano a bocca aperta. “Non credo che molte persone abbiano consapevolezza di questi risultati ” sostiene il Dr. Tara Narula. “Così si sta veramente cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica in modo che si mangino pizze più sane e anche in modo che i bambini e gli adolescenti capiscano come quest’abitudine possa essere dannosa“. Eppure la ricerca evidenzia che la situazione è migliorata rispetto a dieci anni fa perchè il consumo in quelle fasce de’tà si è ridotto!

LA PIZZA ESEMPIO DI DIETA MEDITERRANEA

Ora, il punto è un altro. Che razza di pizza si mangia negli Stati Uniti? Come si può sospettare che i pericoli nella salute di bambini ed adolescenti – più di un terzo in america sono obesi – derivino dalla pizza e non piuttosto dal cibo-spazzatura dei fast-food, delle merendine industriali e dalle bevande zuccherate? Leggere di “elevati” livelli di grassi saturi nella pizza, che prevede solo olio extravergine d’oliva ricco di antiossidanti, vitamina E e betacarotene, fa sospettare che l’alimento messo sotto accusa non sia quello della tradizione napoletana bensì un miscuglio di sugna e di chissà quali altre porcherie. Se cotta nel modo giusto, utilizzando gli ingredienti della dieta mediterranea, senza eccedere nelle quantità e nei condimenti, la pizza può rientrare saltuariamente (una volta alla settimana) nel proprio piano dietetico. Insomma, abbasso la pizza ma solo se si tratta di quella americana o quella surgelata.

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