Ipertensione e colesterolo ko con mirtilli e mandorle

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Colesterolo e ipertensione, due frutti si confermano preziosissimi alleati contro le malattie cardiologiche e dismetaboliche: i mirtilli e le mandorle. Lo dimostrano due studi eseguiti da ricercatori statunitensi e pubblicati in questi giorni per i quali una porzione pro-die di 22 grammi di mirtilli e 42,5 di mandorle dovrebbero preservarci a lungo dalle cardiopatie.

IL POTERE ANTIPERTENSIVO DEI MIRTILLI

La prima indagine, dal titolo “Daily Blueberry Consumption Improves Blood Pressure and Arterial Stiffness in Postmenopausal Women with Pre- and Stage 1-Hypertension: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial”, è stata pubblicata sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics. Ad occuparsene è stato un team della Florida State University (FSU).

Da quanto ne sappiamo, questo è il primo studio per valutare gli effetti dei mirtilli sulla funzione arteriosa” esordisce il dottor Bahram H. Arjmandi FSU. “I risultati dimostrano che i mirtilli possono impedire la progressione di una ipertensione diffusa“. Lo studio ha preso a riferimento 48 donne in postmenopausa, condizione per la quale si ha un’alta prevalenza di ipertensione e spesso si sviluppa rigidità arteriosa aumentando così il rischio di malattia cardiovascolare. Sebbene esistano terapie farmacologiche antipertensive, un numero crescente di persone preferiscono terapie naturali.

Il team di ricerca ha diviso il campione in due gruppi: il primo ha ricevuto ogni giorno 22 g di mirtilli congelati in polvere (equivalente a una tazza di mirtilli freschi) e 22g di placebo in polvere. I ricercatori hanno misurato al basale, dopo quattro settimane e dopo otto settimane la pressione arteriosa sistolica e diastolica, è stata valutata la rigidità arteriosa utilizzando velocità dell’onda di polso carotideo-femorale e velocità dell’onda di polso brachiale-caviglia. Misurate, inoltre, la Proteina C-reattiva, l’ossido di azoto, e la superossido dismutasi.

Dopo otto settimane di studio, il gruppo che ha consumato mirtilli, ha visto la sua pressione arteriosa sistolica (la massima) calare del 5,1% e la pressione diastolica (la minima) scendere del 6,3%.

Misurando la rigidità arteriosa, utilizzando una tecnologia non invasiva, le persone del gruppo che ha mangiato mirtilli, hanno registrato miglioramenti. Gli scienziati ritengono che il tutto sia dovuto all’aumento di ossido nitrico (chiamato anche monossido di azoto) nel sangue, cresciuto di 9,11-15,35 micrometri in otto settimane. Il gruppo che ha ricevuto il trattamento placebo non ha registrato nel frattempo riduzioni di pressione e ha mantenuto lo stesso livello di ossido nitrico nel sangue.
Uno studio finlandese pubblicato recentemente trovato che i mirtilli selvatici potrebbero neutralizzare una dieta ricca di grassi grazie all’alta concentrazione di polifenoli nel frutto.

MANDORLE SCACCIAGRASSI

Le prove dimostrano costantemente che il consumo di mandorle colpisce beneficamente lipidi e lipoproteine. E i ricercatori della Pennsylvania State University, University Park, attraverso lo studio “Effects of Daily Almond Consumption on Cardiometabolic Risk and Abdominal Adiposity in Healthy Adults With Elevated LDL‐Cholesterol” lo hanno dimostrato.

Nella ricerca, suddivisa in due periodi ciascuno da sei settimane, sono stati sottoposti a dieta controllata 48 soggetti con elevati livelli di LDL-C (146/152 mg / dL): una dieta per abbassare il colesterolo con le mandorle (42,5 grammi al giorno) è stata confrontata con una dieta identica ma con una focaccina ipercalorica senza mandorle (un muffin alla banana). Le diete non differivano in grassi saturi o colesterolo.

La dieta di mandorle, rispetto a quella di controllo, ha fatto registrare una diminuzione di non-HDL-C e di LDL-C. Inoltre, il consumo di mandorle ha anche ridotto il grasso addominale e quello delle gambe, nonostante le differenze di peso corporeo totale.

Le mandorle hanno ridotto non-HDL-C, LDL-C e l’adiposità centrale, importanti fattori di rischio per la disfunzione cardiometabolica, pur mantenendo le concentrazioni di HDL-C – sottolinea Penny M. Kris‐Etherton, del Department of Nutritional Sciences, capo-team dello studio – Pertanto, il consumo giornaliero di mandorle (42,5 grammi), al posto di una merenda altamente calorica, può essere una semplice strategia alimentare per prevenire l’insorgenza di malattie cardiometaboliche in individui sani”.

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