Ictus, i primi segnali sono nei vuoti di memoria

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SMEMORATOLe persone più istruite che lamentano vuoti di memoria hanno un rischio maggiore di ictus, più di un terzo in più. Lo rivela una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Stroke dell’American Heart Association. “Gli studi hanno dimostrato come l’ictus provochi cadute di memoria” evidenzia Arfan Ikram, MD, professore associato di Neuroepidemiologia presso Erasmus University di Rotterdam in Olanda. “Poiché dietro l’ictus si nasconde una patologia vascolare, ci siamo posti la domanda inversa: avere vuoti di memoria può significare un aumento del rischio di ictus?”

TUTTI I NUMERI DELLA RICERCA

Come partecipanti del Rotterdam Study (1990/93 e 2000/01), 9.152 over 55 hanno compilato un questionario sulla memoria soggettiva, ottenendo un indiceMini-Mental State Examination MMSE. Da allora e fino al 2012, in quella platea si sono verificati 1.134 ictus: 663 erano di natura ischemica, 99 emorragica e 372 non specificati.

I vuoti di memoria soggettiva sono stati associati in modo indipendente ad un rischio maggiore di ictus, che cresce invece con i punteggi MMSE più alti. Infatti, tra i soggetti con vuoti di memoria si è manifestato fino a un 39 per cento in più nel rischio di ictus, in particolare tra i più istruiti. La scoperta è paragonabile a quella sull’associazione tra vuoti di memoria soggettiva e la malattia di Alzheimer nei soggetti molto istruiti. “Dato il rilievo nel livello d’istruzione nel rivelare vuoti di memoria soggettivi, abbiamo studiato la stessa associazione in tre gruppi distinti: basso livello di istruzione, istruzione media e alta formazione” aggiunge Ikram. “Abbiamo scoperto che l’associazione dei vuoti di memoria con l’ictus era più forte tra le persone con i più alti di istruzione. Se in futuro la ricerca potrà ulteriormente confermare questo, bisognerà valutare se i soggetti che lamentano cambiamenti nella loro memoria dovranno essere considerati obiettivi primari per un’ulteriore valutazione del rischio e per la prevenzione dell’ictus. “

I ricercatori hanno classificato il livello di istruzione in tre gruppi: basso livello di istruzione (solo l’istruzione primaria); istruzione medio (istruzione primaria più alcuni anni di superiori, formazione professionale inferiore, formazione professionale intermedia, o scuola secondaria generale); e alta formazione (formazione professionale superiore o universitaria). “I risultati dello studio non mostrano differenze tra uomini e donne. Poiché oltre il 95 per cento dei partecipanti allo studio è d’origine caucasici residente a Rotterdam, future ricerche dovranno includere più gruppi razziali diversi” conclude Ikram.

QUASI 200MILA ATTACCHI L’ANNO IN ITALIA

Un ictus si verifica quando un vaso sanguigno che trasporta ossigeno e sostanze nutritive al cervello viene bloccato da un coagulo oppure scoppia. Quando ciò accade, una parte del cervello non può ricevere il sangue (e ossigeno) di cui ha bisogno e la circostanza etermina la morte delle cellule cerebrali. Secondo l’American Stroke Association, circa 795.000 americani hanno un ictus nuovo o ricorrente ogni anno. Nel 2012 in Italia si sono registrati circa 196mila ictus, patologia che rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie ischemiche del cuore e le neoplasie. Provoca il 10-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la prima causa di invalidità. Ogni anno si verificano in Italia circa 196.000 ictus, di cui il 20% sono recidive. Il 10-20% delle persone colpite da ictus cerebrale muore entro un mese e un altro 10% entro il primo anno di vita. Solo il 25% dei pazienti sopravvissuti ad un ictus guarisce completamente, il 75% sopravvive con una qualche forma di disabilità, e di questi  la metà è portatore di un deficit così grave da perdere l’autosufficienza.

L’ictus è più frequente dopo i 55 anni, la sua prevalenza raddoppia successivamente ad ogni decade ; il 75% degli ictus si verifica nelle persone con più di 65 anni. La prevalenza di ictus nelle persone di età 65-84 anni è del 6,5% (negli uomini 7,4%, nelle donne 5,9%).

CHI COLPISCE E QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO

Dopo l’età altri fattori di rischio non modificabili sono il sesso (più frequente negli uomini), la razza (più frequente nei neri) e i fattori genetici, come storia familiare di ictus, che aumenta il rischio del 30 per cento, disturbi della coagulazione ereditari, malattie genetiche come la Cadasil, la sindrome di Marfan, la neurofibromatosi e la malattia di Fabry. Poi ci sono i fattori modificabili, sui quali è importante lavorare: ipertensione, il più importante, con pressione maggiore di 140/90, cardiopatie come fibrillazione atriale, cardiopatie dilatative, protesi e vizi valvolari, diabete mellito,  ipercolesterolemia, fumo di sigaretta, eccesso di alcol, obesità, sedentarietà, placche carotidee con più del 70 per cento di stenosi, uso di droghe o di contraccettivi orali.

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