Epilessia: il rischio di crisi si triplica con le luci della discoteca e dei concerti

Epilessia fotosensibile: una ricerca condotta su oltre 400mila giorvani dimostra l'effetto scatenante delle crisi in presenza di luci stroboscopiche e pulsanti. Il caso Pokemon e l'effetto pc

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Epilessia fotosensibile: le luci stroboscopiche delle discoteche o dei concerti di musica elettronica moltiplicano fino a tre volte il rischio di un attacco epilettico. Ed è bene che gli organizzatori di questi eventi avvisino i partecipanti di questi eventi del rischio che si corre.

E’ il dato che emerge da una ricerca condotta per tutto il 2015 nei Paesi Bassi sulle richieste di assistenza sanitarie riguardanti i 400.343 partecipanti di 28 festival di musica dance elettronica diurna e notturna. Tra di loro anche consumatori di ecstasy.

La ricerca sulla particolare forma di epilessia (una delle malattie neurologiche più diffuse al mondo, tanto da essere conosciuta come ‘malattia sociale’) denominata epilessia fotosensibile si intitola “Strobe lighting at dance music festivals linked to tripling in epileptic fit risk” pubblicata nella rivista scientifica BMJ. Tra i fattori scatenanti anche le stimolazioni luminose come le luci artificiali stroboscopiche o intermittenti delle discoteche o dei festival di musica elettronica che sono state associate ad un incremento del rischio di epilessia.

A sollevare la preoccupazione dei medici è stato il caso di un ragazzo di vent’anni che ha sofferto un attacco epilettico durante un festival. Dato che il giovane non aveva mai avuto convulsioni in passato, i ricercatori hanno analizzato il rischio di questi attacchi nelle persone sensibili causati dall’effetto di luci stroboscopiche.

Quando guardiamo fonti luminose nel nostro cervello si producono onde gamma, che sono una particolare combinazione ripetitiva di picchi di attività cerebrale la cui funzione ora è stata chiarita. «A prescindere dalla possibilità che l’effetto delle luci stroboscopiche possa essere responsabile di una crisi epilettica, o che la carenza di sonno e/o l’abuso di sostanze stupefacenti possano contribuire al problema, la nostra interpretazione in generale è che durante i festival, di musica elettronica in particolare, soprattutto durante le ore notturne, vi sono individui che possono soffrire di attacchi epilettici», scrivono gli autori dello studio. Qualsiasi persona a rischio di epilessia fotosensibile (PSE), dove le convulsioni sono provocate da stimoli visivi, proprio come le luci lampeggianti o stroboscopiche dei festival, dovrebbe evitare questi eventi o prendere delle misure preventive. Per esempio, evitare fattori come non dormire abbastanza, prendere droghe o stare troppo vicini al palco. Nel caso in cui dovessero avvertire sensazioni anomale, gli esperti consigliano di abbandonare il festival il più rapidamente possibile.

Tornando allo studio, durante il periodo in esame è stata richiesta assistenza medica in 2776 occasioni, con 39 casi di epilessia, 30 dei quali avvenuti durante i concerti serali. “Il che significa – spiegano i ricercatori – che il rischio di un attacco associato ad un evento notturno era 3,5 volte maggiore rispetto a un evento diurno. L’uso di ecstasy, che è il più comune tipo di droga negli eventi musicali di questo genere, è stato associato ad un ulteriore aumento del rischio di epilessia. Una persona su 4 la sera, e una su 10 durante le ore diurne, ha sofferto queste convulsioni». La ricerca è consultabile in lingua inglese presso questa pagina.

IL CASO POKEMON MONSTER

Ma non solo: è anche possibile che queste persone siano colpite da un attacco mentre guardano la televisione o giocano ai videogame. Questa attività, di per sé, aumenta lo stress del soggetto a causa del coinvolgimento fisico ed emotivo che provoca, in particolar modo se a giocare è un bambino. I videogiochi possono scatenare una crisi non solo nei pazienti, ma anche nei bambini neurologicamente normali. “Come raccontano le cronache – evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” – un’azione banale e considerata priva di rischi come assistere ad un cartone animato trasmesso in TV ha provocato anni fa crisi epilettiche in 103 persone”. E’ successo il 12 febbraio 1997 in Giappone, davanti ad una puntata dei popolari “Pokémon Monster”. Di quei 103 casi registrati, 25 pazienti avevano storie di crisi convulsive non riconosciute tali prima dell’evento; 23 presentarono nuove crisi dopo l’incidente (15 per stimolazione luminosa).
I pazienti che soffrono di epilessia fotosensibile, anche nei periodi fra una crisi e l’altra, hanno attività neuronali anomale in risposta alla luce, che espongono ad un maggior rischio di essere vittime di nuove crisi.

Infine ricordiamo che l’epilessia è un disturbo neurologico cronico del sistema nervoso centrale che causa un’iperattività dei neuroni o una loro attività eccessivamente sincrona e prolungata. Il termine “epilessia” deriva dal greco ἐπίληπτος che significa “essere sopraffatti, colti di sorpresa” ed è giustificato dall’estemporaneità dell’attacco, che ha esordio e fine bruschi. In Italia le persone affette da epilessia sono circa 500.000 (in Europa 6 milioni) e ogni anno si registrano 30.000 nuovi casi. L’epilessia, complessivamente, interessa l’1% della popolazione. L’incidenza di questa patologia è più elevata nella popolazione pediatrica ed in quella anziana.

Al 61° Congresso Società Italiana di Pediatria, nel 2005, la Asl 12 di Viareggio produsse i risultati di uno studio sull’epilessia fotosensibile condotto su 1200 adolescenti tra 11 e 14 anni residenti in 11 regioni italiane. E’ emerso che “i principali stimoli trigger sono rappresentati da tv, videogames e pc. Non sembra vi siano lunghezze d’onda particolari ma che lo stimolo luminoso intermittente debba avere una certa intensità o soglia“. Va sottolineato, come evidenziano gli autori di quello studio, che “la fotosensibilità è un marker genetico” e che, quindi, “fotosensibilità ed epilessia generalizzata sono tratti genetici indipendenti“. Stando a quello studio, l’incidenza dell’epilessia fotosensibile è di 1 su 4000 soggetti, il rapporto tra maschi e femmine è di 2:3 (quindi prevalente sul genere femminile), e l’età di insorgenza è tra i 5 e i 20 anni. Si aggiunge anche che circa il 3% delle persone affette da epilessia risulta fotosensibile.

Il titolo della relazione è “L’epilessia fotosensibile e da nuove tecnologie” ed è consultabile in questa pagina. Al contrario, questa ricerca statunitense, evidenzia che è possibile curare l’epilessia con la musicoterapia.

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