Cancro del fegato e trapianto: il caffè abbatte il rischio

Lo studio sul cancro del fegato presentato a San Francisco nel corso del meeting annuale dell’American Association for the Study of Liver conferma una ricerca del Mario Negri

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Il consumo di caffè potrebbe ridurre il rischio di cancro del fegato o carcinoma epatocellulare (HCC), in particolare delle sue recidive, e migliorare la sopravvivenza dopo trapianto (OLT).

Lo suggerisce lo studio dal titolo “Coffee consumption promotes survival and protects against hepatocellular carcinoma recurrence following liver transplantation: putative mechanisms involve modulation of adenosinergic signalling“ presentato a San Francisco nel corso del meeting annuale dell’American Association for the Study of Liver AASDL. “Il consumo di caffè appare associato ad una diminuzione del rischio di recidiva del tumore e al miglioramento della sopravvivenza dopo trapianto di fegato per carcinoma epatocellulare” ha concluso l’autore dello studio Georg Wiltberger, MD, del Dipartimento di Chirurgia dei Trapianti, Toracica, Vascolare e Viscerale dell’Ospedale universitario di Lipsia, in Germania, e colleghi.

LA CAFFEINA ANTAGONISTA DEL FATTORE DI CRESCITA CARCINOMATOSA

“Dati sperimentali suggeriscono che questi risultati potrebbero essere, almeno in parte, associati alla attività antagonista della caffeina sull’adenosina-A2AR sulla promozione della crescita in cellule del carcinoma HCC mediata“, riferisce il dr. Wiltberger. “I nostri risultati potrebbero avere implicazioni per le future raccomandazioni nei pazienti con carcinoma epatico e in quelli sottoposti a trapianto OLT”. “Sempre più prove suggeriscono che il consumo di caffè potrebbe ridurre la mortalità nella cirrosi epatica e nel rischio di HC” aggiunge. “La caffeina è un antagonista competitivo dei recettori dell’adenosina“. Per determinare se il consumo di caffè diminuisce recidiva del carcinoma epatico o influenza la sopravvivenza, il team di ricerca ha intervistato un totale di 90 pazienti e parenti stretti di pazienti che avevano subito OLT dopo conferma istologica di HCC tra il 2002 e il 2012, per conoscere il numero di tazze di caffè consumate ogni giorno prima e dopo il trapianto di fegato. Poi i dati sul consumo di caffè dichiarati dai pazienti sono stati analizzati riguardo ai risultati nella recidiva del carcinoma epatico e nella sopravvivenza.

TRE TAZZE DI CAFFE’ O PIU’ DIMEZZANO IL RISCHIO

Il team ha scoperto che i pazienti con elevata assunzione di caffè hanno sperimentato tassi più bassi di recidiva del carcinoma epatico. “Nei pazienti con un alto consumo di caffè preoperatorio o postoperatorio (più di tre tazze), la recidiva di HCC è stata osservata meno frequentemente rispetto a quelli con bassa assunzione di caffè” ha riferito il dottor Wiltberger. All’analisi multivariata, solo il consumo postoperatorio di tre tazze di caffè al giorno, o anche di più, è stata associata in modo indipendente con la sopravvivenza libera da recidive. “Le cellule HepG2 esprimono livelli abbondanti di A2A e A2B, nonché diversi ectoenzimi chiave, tra cui ENTPD3, ENTPD5, ENTPD8, CD73, e adenosina deaminasi 1 (ADA1),” ha riferito il dottor Wiltberger. “Queste cellule mostrano capacità intrinseca di generare adenosina extracellulare. L’Adenosina esogena ha promosso la crescita delle cellule HCC e metastasi in vitro, un effetto che è stato fermato dalla caffeina, ma non dall’alloxazine” ha osservato.CAFFEINA

UNO STUDIO SU TREMILA CASI

Come si segnala dalla Fondazione Veronesi “i risultati ottenuti dagli scienziati tedeschi sono solo gli ultimi di una lunga serie. Nell’ottobre 2013 uno studio pubblicato dalla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, ad opera dei ricercatori italiani dell’Istituto Mario Negri di Milano, affermava che bere fino a 3 o 4 tazzine al giorno può far diminuire il rischio di sviluppare un tumore al fegato. Un’indicazione frutto dell’analisi di oltre 16 studi che hanno coinvolto complessivamente 3 mila casi di cancro. Il messaggio? Il consumo moderato di caffè ridurrebbe di circa il 40 percento il rischio di carcinoma epatocellulare, il tipo più comune di tumore del fegato, e se le tazzine sono più di tre il rischio diminuirebbe di più del 50%”. In questo caso il meccanismo d’azione della caffeina, secondo gli autori, potrebbe essere differente: uno dei fattori di rischio per il tumore del fegato è il diabete. Dal momento che la caffeina sembra avere effetti benefici su quest’ultima patologia, ecco spiegato il presunto effetto protettivo. “Attenzione però a non pensare che basti qualche tazzina di caffè per ridurre il rischio – avvertono dalla Fondazione Veronesi – i tumori primari del fegato sono infatti ampiamente evitabili attraverso sia la vaccinazione contro il virus dell’epatite B sia eradicando il virus dell’epatite C (oggi i nuovi farmaci lo consentono). Non solo, anche la riduzione del consumo di alcol risulta essere fondamentale”. Come dimostrato in un’indagine curata dagli statunitensi National Institutes of Health e AARP il caffè ha dimostrato di incidere positivamente anche sul melanoma mentre una meta-analisi condotta da nove istituti universitari ha segnalato un’azione preventiva della caffeina sull’Alzheimer.

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