Benefici della meditazione, il cervello invecchia meno

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INTELLIGENZA1Come gli altri organi, il cervello ha bisogno di ossigeno. Le attività fisiche e cerebrali contribuiscono a fornire questo “combustibile”. Ma vi è un’altra risorsa dalla quale la nostra materia grigia sembra trarre beneficio: la meditazione. Lo evidenzia lo studio Forever Young(er): potential age-defying effects of long-term meditation on gray matter atrophy” eseguito da un team di ricerca del Department of Neurology, School of Medicine, University of California di Los Angeles UCLA (USA) e del Centre for Research on Ageing Health and Wellbeing, Australian National University di Canberra (Australia). Recentemente è stato pubblicato su Frontiers in Psychology.

UNA TESI PROVATA CON LA RISONANZA MAGNETICA

Dopo i 20 anni, il nostro cervello cambia, la materia grigia si assottiglia, le nostre facoltà intellettuali vanno in declino. E’ da questa osservazione che i ricercatori della UCLA hanno studiato attraverso risonanza magnetica MRI, il cervello di un centinaio di persone. La metà dei partecipanti (28 uomini e 22 donne), di età compresa tra 24-77 anni , praticava la meditazione da un lungo periodo di tempo, l’altra metà (stessa proporzione tra i sessi) era nuova a questa disciplina. Le risonanze magnetiche (ripetute a distanza, sei nei meditatori e cinque nel gruppo di controllo) hanno provato che la materia grigia diminuisce di spessore con l’età, ma meno per coloro che meditano. “Abbiamo pensato di osservare effetti limitati su alcune regioni del cervello associate con la meditazione – dice il dr. Florian Kurth, co-autore dell’indagine – Invece, in realtà, abbiamo osservato un effetto esteso anche oltre quelle regioni».

UNA VALUTAZIONE UTILE ANCHE PER L’ALZHEIMER

Questo studio osservazionale non stabilisce un rapporto di causa-effetto tra la meditazione e la conservazione della materia grigia. Ma conferma l’interesse di questa pratica per mantenere la capacità cerebrale. Queste, nel dettaglio, le conclusioni tratteggiate dagli stessi autori.Complessivamente, i nostri risultati sembrano aggiungere ulteriore sostegno all’ipotesi che la meditazione è cervello-protettiva e associata ad un ridotto declino del tessuto correlato all’età. Tuttavia, è importante riconoscere che gli effetti osservati possono non solo essere una conseguenza di meditazione ma anche di altri fattori che consentano (e/o) accompagnano una pratica di successo a lungo termine. Inoltre, data la natura trasversale dei dati attuali con attenzione esplicita alla materia grigia, ulteriori ricerche, preferibilmente utilizzando i dati longitudinali e forse esplorare ulteriori attributi cerebrali, saranno necessarie per stabilire il vero potenziale della meditazione per preservare il nostro cervello nell’invecchiamento. Lungo queste linee, studi futuri potrebbero anche prendere in considerazione di esplorare possibili effetti differenziali dei vari stili di meditazione nel quadro dell’invecchiamento cerebrale. Analogamente, come accennato in precedenza (Luders, 2014), può essere utile per determinare ciò che costituisce la quantità critica di meditazione preferibilmente non solo in termini di numero di ore di esercizio, oppure di anni totali, ma anche rispetto alla lunghezza, alla frequenza e alla regolarità delle sessioni individuali al fine di realizzare gli effetti desiderati. Inoltre, dato che la stragrande maggioranza degli adulti più anziani ha esperienza ditetta di almeno qualche deterioramento della funzione cognitiva, sembra prezioso estendere le analisi puramente anatomiche alle indagini delle capacità cognitive e di declino. Sapere se (e come) la conservazione effettiva del tessuto cerebrale è legata alla conservazione delle capacità mentali, aggiungerà conoscenze fondamentali per questo settore di ricerca emergente, ma ancora poco studiato. Accumulando prove scientificamente solide che la meditazione potrebbe alterare le capacità del cervello (e della mente), in ultima analisi, consentirebbe una traduzione efficace dalla ricerca alla pratica, non solo nel contesto di un invecchiamento sano, ma anche contro l’invecchiamento patologico, come è evidente nel decadimento cognitivo lieve o nella malattia di Alzheimer”.

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