Agenzia europea del farmaco EMA: “Omega 3 inutili nel dopo infarto”

L’EMA sentenzia: acidi grassi omega 3 inefficaci nella prevenzione delle malattie cardiache nei post infartuati. Agiscono solo sui trigliceridi

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Dopo quasi un ventennio di prescrizione di un grammo al giorno di Omega 3, la scienza fa retromarcia rispetto alla loro utilità nella prevenzione delle malattie cardiache nei soggetti che hanno subito un infarto al miocardio.

Lo ha stabilito la massima autorità europea in campo medico-farmacologico ovvero l’EMA, agenzia europea del farmaco, in una nota ufficiale diffusa dal Ministero della Salute il 14 dicembre scorso. “La conclusione, basata su una rivalutazione dei dati raccolti nel corso degli anni, è che i medicinali a base di acidi grassi omega-3 non sono efficaci nel prevenire la ricorrenza di problemi cardiaci e circolatori in pazienti che hanno avuto un infarto”.

Com’è noto i medicinali a base di acidi grassi omega 3 contengono gli acidi grassi acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) che si trovano comunemente nell’olio di pesce. Gli omega 3 sono assunti per via orale e dal 2000 sono autorizzati nella maggior parte degli Stati Europei per prevenire malattie cardiache o ictus dopo infarto miocardico (in associazione con altri medicinali) e per ridurre alcuni tipi di grassi nel sangue.

Già questo studio aveva dimostrato la non utilità degli Omega 3 nel contrastare le malattie tipiche dell’età avanzata: declino del cuore, declino cognitivo e maculopatia. In più era scattato questo altert internazionale sulla qualità delle produzioni farmaceutiche di estratti dall’olio di pesce.

A distanza di quasi un ventennio dal loro uso terapeutico alla dose di un grammo al giorno, la rivalutazione focalizzata sull’uso degli omega 3 in pazienti che hanno avuto un infarto miocardico segnala addirittura che “il rapporto rischio/ beneficio di questi medicinali nel prevenire la recidiva di malattie cardiache o ictus è ora negativo”. Insomma, costano e non funzionano.

La revisione degli omega 3 ha esaminato più attentamente i risultati dello studio in aperto “GISSI Prevenzione” condotto nel 1999 che supportava l’autorizzazione iniziale di questi medicinali, nonché studi di coorte retrospettivi, studi clinici randomizzati controllati più recenti e risultati di meta-analisi. E la conclusione della nuova analisi è che “mentre era stata osservata nello studio originale in aperto ‘GISSI Prevenzione’ una piccola riduzione del rischio relativo, tali effetti benefici non sono stati confermati in studi randomizzati controllati più di recente”.

Al contrario, resiste la prova che “questi medicinali possono ancora essere utilizzati per ridurre i livelli di alcuni tipi di grassi presenti nel sangue, chiamati trigliceridi”.

Questo è il testo completo della nota diffusa dall’Ema e rilanciata dal Ministero della Salute.

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