Regione Lazio, ticket arretrati per 235mila pazienti

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Una stangata per 235mila persone. E’ questa la dimensione dell’operazione avviata nel più totale silenzio dalla Regione Lazio che in questi giorni sta inviando la valanga di avvisi bonari: il destinatario della cartella dovrà pagare la somma indicata, relativa a prestazioni sanitarie beneficiate negli anni 2009 e 2010, ed avrà tempo entro e non oltre 30 giorni dal ricevimento della missiva. Superato quel termine, la pratica verrà affidata ad Equitalia, con i gravami di mora ed i rischi di pignoramento ben noti. Quindici giorni dopo l’esplosione del caso con la valanga di proteste presentate, la Regione Lazio ha ammesso che gli avvisi sono molti di più: calcola che ne abbia emessi ben 328mila!

ESAZIONE RETROATTIVA: INCASSI PER 65 MILIONI

Da parte della Pisana non è stato emesso alcun comunicato che spieghi ciò che sta succedendo ma attraverso la documentazione citata negli atti è possibile ricostruire la situazione. Gli avvisi bonari di pagamento fanno riferimento all’articolo 10 della legge della Regione Lazio nr 2/2013 del 29 aprile 2013 (QUI TROVI IL DETTAGLIO). Si tratta della finanziaria locale per l’anno di emissione e, quindi, di metodi per ripianare il bilancio delle casse regionali. E’ l’articolo 10 che dà poteri alla Regione Lazio di procedere al “Contrasto all’evasione relativa alla compartecipazione dei cittadini alla spesa per prestazioni sanitarie”. L’amministrazione è autorizzata, attraverso quella legge, ad “adottare tutti gli atti necessari ai fini del contrasto all’evasione relativa alla compartecipazione dei cittadini alla spesa per prestazioni sanitarie relative agli anni 2009 e 2010”. Questo significa che il provvedimento ha effetto retroattivo, circostanza che autorizza a dubitare che ci si stia muovendo in un ambito legale. E’ bene sottolineare che in quest’operazione la Regione Lazio conta di ricavare la stratosferica somma di 65 milioni di euro per un solo anno di esercizio finanziario. A gennaio 2016 saranno già 11 i milioni riscossi da 105mila contribuenti che hanno preferito pagare invece di presentare il ricorso (VEDI L’ARTICOLO)

DATI INCROCIATI CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE

Poiché “la Giunta regionale è autorizzata a verificare la veridicità delle attestazioni rilasciate dai soggetti al fine di fruire dell’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria nazionale, a procedere al recupero, anche forzoso, delle somme dovute e non pagate per le prestazioni erogate e ad attivare le procedure necessarie ai fini dell’applicazione delle sanzioni, amministrative e penali, previste dalla normativa vigente” si è deciso di mettere in rete i dati fiscali degli utenti che hanno fatto ricorso alle cure presso strutture pubbliche. A quel punto il sistema in uso all’Agenzia delle Entrate (il Serpico) ha incrociato i dati con reddito e patrimonio degli utenti: chi all’epoca della prestazione non apparteneva alle categorie esenti (QUI LE TROVI ELENCATE) deve pagare. Ed è, appunto, il destinatario degli avvisi bonari.REGIONE.LAZIO

SUL LITORALE ROMANO CASI DI VIOLAZIONE DELLA PRIVACY

Qualcosa, però, non deve essere andata per il verso giusto. Alla Asl Roma D, quella che serve il quadrante occidentale della Capitale e tutto il litorale romano, per esempio stanno arrivando cartelle d’esazione per prestazioni fornite al Consultorio. “Le prestazioni da consultorio sono esenti al pari di quelle del servizio assistenza tossicodipendenti Sert – spiega una ginecologa, Lisa Canitano – Abbiamo scoperto che nella Asl Roma D l’errore è dovuto al sistema informatico locale che in questi servizi non distingue tra esenzioni per reddito ed esenzioni per specialità”. Il fatto grave, nella Asl Roma D ma anche nel resto delle pratiche distribuite nella Regione, è il profilo della riservatezza dei dati: gli avvisi, infatti, indicano luogo, servizio, data e referenza della prestazione di cui si è beneficiato, elementi che non solo creano imbarazzo nelle famiglie ma violano le più elementari norme della tutela della privacy. “Al di là degli aspetti gravissimi legati alla privacy – sottolineano dai Cobas Asl Roma D – stante anche il silenzio della Regione Lazio su questa vicenda, c’è da chiedersi se si tratti realmente di “evasori” che non hanno pagato il ticket perché, dietro false e/o errate dichiarazioni hanno attestato cose diverse? Si stanno additatando come “evasori” coloro che hanno effettuato prestazioni socio sanitarie per tutelare un Diritto, quello alla Salute, sancito dalla Costituzione. In questo paese ormai è in atto un tentativo di alzare polveroni per confondere menti e coscienze… magari solo per fare “cassa” e diffondere l’idea che tutto ormai è “merce”

IL NUMERO VERDE DOVE CHIAMARE PER CHIARIMENTI

Il numero da fare per reclamare e chiedere chiarimenti alla Regione Lazio è 800.90.91.20, anche se il disco dice “contac center bollo autoè comunque quello il numero, e sopratutto, bisogna armarsi di tanta pazienza l’attesa sarà un po lunga. Quello come i centralini degli Urp delle diverse Asl sono tempestati di chiamate. E i casi segnalati sono i più disparati. Un signore per una prestazione di suo figlio di 6 anni che nel 2010 aveva 1 anno, ha ricevuto una richiesta di pagamento per una prestazione ricevuta al Sant’Andrea: ha dichiarato di sapere neanche dove si trova questo ospedale (sul Raccordo Anulare, nei pressi dell’uscita Cassia). La figlia di una donna di 92 anni ha chiamato per conto della mamma che ha ricevuto una richiesta di rimborso di 1000 per farmaci erogati. Una famiglia, composta da marito e moglie disoccupati, come lo erano anche nel 2009, ha ricevuto una richiesta di rimborso di 700 euro per varie visite specialistiche. Poi tante gravidanze a rischio, esenti per patologia temporanea, si vedono arrivare avvisi per prestazioni fatte.

2 COMMENTS

  1. In un’ora e mezzo ho fatto ben 144 chiamate al numero verde, senza ricavarne nulla!!! Quattro volte ho avuto la fortuna di trovare la linea libera, mi hanno tenuta 5 minuti in attesa del primo operatore libero ma trascorsi 5 minuti, la linea cadeva ogni volta. Sono a dire poco infuriata, perché è chiaramente un modo subdolo per fare cassa, addebitando prestazioni fruite presso i consultori familiari che notoriamente offrono prestazioni GRATUITE, inoltre prestazioni fruiite precedentemente all’emissione della legge (?) , e, non solo, addebitando anche gli interessi!!!! Perché non vanno a cercare i veri evasori???

  2. noto che nel comune di roma il rione di ostia sembra essere il prediletto per dare fregature ai cittadini.ora ,dato che per usufruire del consultorio o del sert,non è prevista la richiesta del tiket e che di conseguenza non si deve pagare perchè un utente risulta adirittura EVASORE e probabimente anche moroso? è una vita che pago tasse ed addirittura l iva sulle tasse(vedi bollette ama fino a pochi anni fa) ma ,a fronte di questi pagamenti,la pubblica amministrazione che è sempre velocissima nel rincarare quanto dovuto si dimostra lentissima ,se non adirittura assente ,nell erogare i servizi

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