Melanoma, la pianta Aglaia ci salverà dai tumori e dalla chemioterapia

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Si chiama Aglaia ed è un albero che cresce nel sud-est asiatico. I ricercatori dell’Università di Strasburgo, in Francia, hanno sviluppato una promettente molecola antitumorale (più specificatamente contro il melanoma) derivata da un composto naturale, la flavaglina derivata appunto dall’Aglaia .

IN COSA SI E’ DIMOSTRATA EFFICACE

Testata su topi con melanoma metastatico, stadio in cui la prognosi è spesso infausta, ha ritardato la crescita di tumori senza causare effetti collaterali” ha spiegato Laurent Desaubry, direttore di ricerca al CNRS e ricercatore di Chimica farmaceutica presso la facoltà di Farmacia a Strasburgo. La molecola ha inoltre esteso l’efficacia dei farmaci somministrati contro il cancro, di solito limitata a sei mesi / un anno e diminuito il rischio di complicanze cardiache temute come effetti collaterali della chemioterapia corrente. Questi risultati, ottenuti in collaborazione con un team dal Cancer Institute Gustave Roussy-a Villejuif, sono stati pubblicati sulla rivista Nature e (per ora in fase di stampa) presso la rivista Plos One con il titolo “FL3, a synthetic flavagline and ligand of prohibitins, protects cardiomyocytes via STAT3 from doxorubicin toxicity”.AGLAIA

IL SUO MECCANISMO D’AZIONE

La molecola che raccoglie queste grandi aspettative è presente naturalmente nella corteccia degli alberi del genere Aglaia, originari del sud-est asiatico (Cina, Indocina). Utilizzato dall’albero come insetticida – uccide le larve che lo aggrediscono cibandosene – è anche da un lungo periodo di tempo nella farmacopea tradizionale cinese. Il team guidato da Desaubry ha impiegato il composto sintetizzato in laboratorio in una forma modificata più aggressiva. “Il prodotto naturale è stato migliorato per renderlo più efficace e per fare in modo che il tumore non possa sbarazzarsene“, ha detto il dottor Desaubry

I primi risultati sono già convincenti, dal momento che il ricercatore ha ricevuto 25mila euro dalla Fondazione Arc per la ricerca sul cancro. Tuttavia, l’impiego di farmaci a base di flavaglina nei servizi oncologici sembra ancora lontana. “Non possiamo iniziare i test su esseri umani per almeno cinque anni”, ha detto il dottor Desaubry, sottolineando il costo molto elevato di queste procedure. In attesa dell’arrivo della flavaglina sul mercato, restano fondamentali tre elementi per la lotta al melanoma: la prevenzione (l’uso di specifiche creme protettive, alcune abitudini alimentari e il rifiuto delle lampade solari), la diagnosi tempetiva e le terapie più affidabili.

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