L’aspettativa di vita sale a 82 anni e mezzo

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VECCHIAIAChi nasce oggi in Italia ha un aspettativa di vita di 82 anni e mezzo, anche se da noi il Governo investe molto meno in sanità rispetto a paesi come Germania, Francia e Olanda. E’ quanto emerge dal rapporto “Health at a Glance: Europe 2014”, pubblicato a dicembre 2014 dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – Organization for economic co-operation and development, Oecd) nel quale sono presentati i dati più aggiornati su stato di salute, fattori di rischio per la salute e accesso a cure di qualità relativi ai tutti gli Stati Ue, ai Paesi candidati (Albania esclusa, vista la limitata disponibilità di dati) e ai Paesi membri dell’Associazione europea di libero scambio (Efta).

ITALIANE, SPAGNOLE E FRANCESI LE PIU’ LONGEVE NEL CONTINENTE

In Italia la speranza di vita è cresciuta negli ultimi anni ed è la seconda più alta tra i Paesi dell’UE dopo la Spagna. La speranza di vita alla nascita ha raggiunto 82.4 anni nel 2012, oltre tre anni sopra la media dell’UE (79.2 anni). Dieci anni fa era di 80.2 anni. Nel 1990 era di 77.1 anni. Tra il 1990 e il 2012 la speranza di vita alla nascita in tutti gli Stati membri dell’UE è cresciuta di oltre cinque anni, raggiungendo i 79,2 anni. Dal 1990, però, non si riduce il divario tra i livelli di aspettativa di vita più elevati (Spagna, Francia e Italia) e quelli più bassi (Lituania, Lettonia,Bulgaria e Romania). Anche la speranza di vita all’età di 65 anni è notevolmente cresciuta: nel 2012 nell’UE era in media di 20,4 anni per le donne e di 16,8 anni per gli uomini. Lo scarto nella speranza di vita a 65 anni è di circa cinque anni tra i paesi con i livelli di aspettativa di vita più elevati e quelli in cui l’aspettativa di vita è più bassa. Riguardo alla mortalità infantile, l’Italia è al 2.9 per mille (4.1 dieci anni fa) ed ha dimezzato il rischio rispetto al 1996, quando era appunto di 6.0 per mille.

Nei paesi dell’UE le donne vivono in media sei anni più degli uomini. Questa differenza di genere è solo di un anno se riferita agli anni di vita in buona salute (definiti come il numero di anni di vita senza limitazioni di attività). In Italia 79.8 anni gli uomini, 84.8 le donne.

MIGLIORA L’ASSISTENZA OSPEDALIERA MA MINORI INVESTIMENTI

Uno dei fattori che ha contribuito all’aumento della speranza di vita in Italia può essere la buona qualità dell’assistenza sanitaria per le condizioni potenzialmente letali. Health at a Glance: Europe 2014 (Uno sguardo alla sanità: Europa 2014) mostra, per esempio, che la mortalità post-ricovero per infarto o ictus si è ridotta sensibilmente in Italia nell’ultimo decennio ed è tra le più basse nell’UE nel 2011. L’Italia ha anche registrato miglioramenti nella gestione delle condizioni croniche quali asma e diabete; come dimostrato dalla riduzione dei tassi di ricovero per queste condizioni negli ultimi anni. Ciò indica una migliore gestione di queste condizioni croniche in assistenza primaria (al di fuori dell’ospedale) e meno complicazioni che richiedono l’ospedalizzazione.

Tra il 2000 e il 2011 la mortalità post ricovero è diminuita in media del 40% per l’infarto e di oltre il 20% per l’ictus. La sopravvivenza al cancro, compresi il carcinoma del collo dell’utero, il carcinoma mammario e quello del colon‑retto, è cresciuta nella maggior parte dei paesi. In Polonia, però, il tasso di sopravvivenza è risultato inferiore di oltre il 20% a quello dell’Austria e della Svezia per il carcinoma del collo dell’utero e di quasi il 20% a quello della Svezia per il carcinoma mammario.

Stabile la percentuale di suicidi, indice di impatto della crisi economica sulla salute. In Italia nell’ultimo decennio si è attestata su 6/7 eventi per 100mila abitanti l’anno. Al contrario la crisi economica potrebbe anche aver contribuito all’incremento dell’obesità a lungo termine. Intorno al 2012 negli Stati membri dell’UE era obeso in media un adulto su sei, contro un dato di uno su otto intorno al 2002. Dai dati di alcuni paesi si evince un nesso tra difficoltà finanziarie e obesità: indipendentemente dal reddito o dalla ricchezza, sono maggiormente a rischio coloro che vivono periodi di difficoltà finanziaria. L’obesità è, infine, tendenzialmente più diffusa tra le categorie svantaggiate.

La spesa sanitaria totale rappresentava il 9.2% del PIL in Italia nel 2012, percentuale leggermente superiore alla media dell’UE di 8.7%, ma ben inferiore rispetto ad Olanda (11.8%), Francia (11.6%) e Germania (11.3%).

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