Danni da covid all’udito e al palato

Due diverse ricerche confermano che il Covid causa danni all’udito. Spiegato il meccanismo d’azione sulla mucosa della bocca

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Danni all’udito si registrano in una buona percentuale di malati. E il coronavirus ha un’affinità particolare per ghiandole salivari e mucosa della bocca. Sono i risultati di tre importanti ricerche pubblicate in questi giorni su autorevoli riviste scientifiche.

Nello studio dal titolo “One year on: an updated systematic review of SARS-CoV-2, COVID-19 and audio-vestibular symptoms” pubblicato sull’International Journal of Audiology (qui in versione inglese) e condotto dai ricercatori dell’Università inglese di Manchester, è stata passata in rassegna tutta la letteratura prodotta fino a dicembre 2020 sui sintomi del covid19 a distanza di quasi un anno.

Dopo una approfondita scrematura, si è proceduto alla meta-analisi di 56 studi.

Ci sono più segnalazioni di perdita dell’udito, di acufeni e di vertigine rotatoria negli adulti con un’ampia gamma di gravità dei sintomi COVID-19. La stima aggregata della prevalenza basata principalmente sul richiamo retrospettivo dei sintomi, era del 7,6% dei casi, del 14,8% e del 7,2%, rispettivamente per ipoacusia, acufeni e vertigine rotatoria. “La qualità e la quantità degli studi sono aumentate dalla nostra prima revisione nel giugno 2020, con molteplici segnalazioni di sintomi audio-vestibolari associati a COVID-19 – concludono gli autori della ricerca –  Tuttavia, gran parte delle prove si basa su case report e sondaggi (questi ultimi spesso retrospettivi, quindi si basa su auto-segnalazione e richiamo)”. Ciò significa che, per ora, è difficile fare una stima percentuale quantitativa sui sintomi all’apparato uditivo. Sintomi, comunque, che non vengono smentiti: manca una loro quantificazione percentuale.

Un’altra ricerca, “Persistent neurologic symptoms and cognitive dysfunction in non‐hospitalized Covid‐19 “long haulers”, condotta negli Usa dagli specialisti della Northwestern Medicine (leggi qui in lingua originale), indica che la maggioranza dei pazienti che soffrono del cosiddetto covid lungo – ossia con malesseri che durano oltre le 6 settimane dopo il contagio con il covid-19 – ha almeno quattro sintomatologie neurologiche prevalenti. Questi sintomi sono: ‘nebbia mentale’, mal di testa, formicolii, perdita del gusto e dell’olfatto. Oltre a queste manifestazioni, varie vittime del covid lungo soffrono di giramenti di testa, e vista offuscata. La ricerca e stata condotta su 100 pazienti non ospedalizzati in 21 Stati Usa. “L’85% di loro – spiega il rapporto – aveva appunto almeno 4 sintomi. Tra i malesseri duraturi non di carattere neurologico più comuni: fatica, depressione, mancanza di respiro, insonnia, dolori al torace”.

Le cellule della mucosa della bocca sono uno dei principali bersagli del virus SarsCoV2. Si allunga così la lista degli organi che il virus è in grado di colpire e che finora comprendeva polmoni, alte vie respiratorie, stomaco, intestino, vasi sanguigni, cuore e reni.

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Lo indica lo studio “Scientists find evidence that novel coronavirus infects the mouth’s cells “ pubblicato sulla rivista Nature Medicine a cura dei ricercatori del National Institute of Health e dell’università della Carolina del Nord di Chapel Hill (qui in lingua originale). Che la saliva contenesse alti livelli di coronavirus era noto, ma non era ancora chiaro da dove arrivasse. I ricercatori, guidati da Blake M. Warner, hanno ipotizzato che almeno una parte del virus nella saliva potesse arrivare dai tessuti infetti della bocca stessa. Per verificarlo, hanno prima controllato i tessuti orali di persone sane, per identificare le aree della bocca suscettibili all’infezione. Nel corpo le cellule vulnerabili al SarsCov2 contengono l’Rna con le istruzioni per fabbricare le proteine, di cui il virus ha bisogno per introdursi nelle cellule, cioè il recettore Ace2 e l’enzima TMPRSS2.

I ricercatori hanno trovato l’Rna per queste due proteine anche nelle cellule delle ghiandole salivari e nei tessuti che rivestono il cavo orale. Una volta confermata la suscettibilità della bocca al coronavirus, gli studiosi hanno cercato le tracce dell’infezione nei campioni di tessuto orale dei malati di Covid-19, rilevando l’Rna del virus in oltre la metà delle ghiandole salivari esaminate, e anche sequenze specifiche dell’Rna virale. Il tessuto con queste cellule è quindi fonte di infezione per la saliva ed è anche infettivo per gli altri. Infine, per chiarire la relazione tra i sintomi orali e il virus nella saliva, i ricercatori hanno raccolto campioni salivari da 35 volontari asintomatici o con infezione lieve.

Dei 27 che avevano avuto sintomi, quelli con il virus nella saliva avevano subito più spesso perdita di gusto e olfatto, suggerendo quindi che l’infezione orale possa essere alla base dei sintomi orali del Covid. La bocca ha quindi un ruolo nell’infezione più importante di quanto finora pensato (leggi qui).

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