Salmonella e Campylobacter sempre più resistenti agli antibiotici

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SALMONELLAE allarme da parte dell’Agenzia per la sicurezza alimentare Efsa sulla resistenza al trattamento antibiotico da parte di due batteri particolarmente coinvolti nelle infezioni alimentari: la Salmonella e il Campylobacter. Di questo passo si rischiano epidemie difficilmente contrastabili se non con dosi multi-farmaco sempre più massicce.

LA CIPROFLOXACINA SEMPRE MENO ADEGUATA

L’Efsa ha diramato un alert, “Salmonella and Campylobacter show significant levels of resistance to common antimicrobials in humans and animals“, diretto a tutte le autorità sanitarie europee affinchè tengano conto di queste nuove forme di resistenza nel trattamento delle infezioni sugli animali destinati a consumo alimentare e negli uomini. Il suggerimento, almeno nel caso del Campylobacter, è quello di combinare gli antibiotici in formulazioni multi-farmaco, verso le quali la resistenza invece è ancora molto bassa. Gli alti livelli di resistenza ai fluorochinoloni osservati in Campylobacter isolati da esseri umani e da carne di pollo, sono estremamente preoccupanti visto che gran parte delle infezioni umane da Campylobacter provengono da manipolazione, preparazione e consumo di carne di pollo. Tali livelli elevati di resistenza riducono seriamente le possibilità di efficace trattamento nelle infezioni da Campylobacter umana” sottolinea Mike Catchpole, Chief Scientist presso ECDC.

La resistenza della Salmonella agli antibiotici comunemente utilizzati è stata frequentemente rilevata negli esseri umani e negli animali (soprattutto polli e tacchini) e nei prodotti a base di carne. E’ stata rilevata anche un’elevata resistenza all’uso di più farmaci (31,8% negli esseri umani, in polli da carne 56,0%, nei tacchini 73,0%, e nei suini da ingrasso 37,9%) e si registra la continua e preoccupante diffusione di cloni particolarmente resistenti a più farmaci negli esseri umani e animali, suini e bovini “.

La resistenza alla ciprofloxacina, un antibiotico di fondamentale importanza, è risultata essere particolarmente elevata negli esseri umani (il che significa che le opzioni di trattamento per gravi infezioni con questi batteri zoonotici sono ridotte). Nei Campylobacter jejuni più della metà dei batteri isolati negli esseri umani e nella carne (rispettivamente 54,6% e 54,5%) sono risultati resistenti; nei bovini la resistenza ha riguardato il 35,8% dei soggetti. In presenza di Campylobacter coli, sono risultati resistenti due terzi degli esseri umani e i campioni di carne (66,6% e 68,8% rispettivamente) con il 31,1% dei campioni isolati da maiale.

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