Elettrosmog e radiofrequenza, i pericoli ed il no degli esperti

Una task-forse di operatori sanitari e scienziati sottoscrive petizione per ridurre i progetti che prevedono elettrosmog, causa di patologie tumorali

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elettrosmog1Lotta ai piani del Governo che prevede un ricorso selvaggio alla radiofrequenza ed al wi-fi per recuperare il ritardo nello sviluppo digitale del Paese. E’ il senso dell’iniziativa intrapresa da una task-forse di operatori interessati a ridurre il rischio di patologie tumorali legate all’elettrosmog. In una lettera aperta più di cento firmatari tra medici, fisici, ingegneri, comitati e associazioni chiedono al Governo e al Parlamento di conservare e semmai di migliorare i livelli di tutela della salute dagli effetti nocivi delle radiazioni emesse da cellulari, tablet, smartphone, computer collegati in rete senza fili, antenne Wi-Fi, Wi-Max, radar, ripetitori della radiofonia, della radiotelevisione e della telefonia mobile DECT, GSM, UMTS e LTE (4G).

PIU’ ELETTROSMOG VALE A DIRE PIU’ CANCRO 

Questa iniziativa nasce in risposta a due piani del Governo che prevedono sostanzialmente un innalzamento dei limiti di legge per i campi elettromagnetici e una diffusione massiccia di tecnologie a radiofrequenza come il Wi-Fi. I piani sono la Strategia Italiana per la Banda Ultralarga e la Strategia per la Crescita digitale 2014-2020. “Questi piani di sviluppo rischiano di far aumentare in modo esponenziale tutta una serie di patologie tumorali e neurodegenerative correlate all’esposizione continuata alla radiofrequenza, con un rischio più significativo per i più giovani dal momento che gli effetti nocivi dell’esposizione ai campi elettromagnetici si accumulano nel tempo” commenta Fiorenzo Marinelli, ricercatore del CNR di Bologna, uno dei firmatari dell’appello. “Al momento la radiofrequenza è classificata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come possibile cancerogeno per l’Uomo, ma ricerche epidemiologiche più recenti richiedono una classificazione come cancerogeno certo“. “Il governo suggerisce di uniformare i limiti attuali italiani (6 V/m) a quelli europei (61 V/m) in base alla raccomandazione 1999/519/CE, che io stesso ho contribuire ad elaborare come uno dei delegati del Ministero della Sanità italiano”, spiega il Livio Giuliani, dirigente di ricerca ex-ISPESL. Quella raccomandazione prevede che: “gli Stati membri hanno facoltà di fornire un livello di protezione più elevato di quello di cui alla presente raccomandazione” e che gli Stati membri “dovrebbero considerare i progressi delle conoscenze scientifiche con un atteggiamento di precauzione“. “Di fatto le conoscenze scientifiche attuali suggeriscono una riduzione cautelativa dei limiti per la radiofrequenza e per le microonde a 0,6 V/m”, commenta il Dott. Giuliani.

VIETARE IL WI-FI NELLE SCUOLE E NEGLI OSPEDALI

“Deve essere chiaro che noi siamo per lo sviluppo delle tecnologie digitali purché avvenga nel pieno rispetto della salute”, commenta Giuseppe Teodoro, uno dei portavoce della iniziativa. “Nella nostra lettera appello chiediamo che il Governo investa sulle connessioni via cavo che sono le più efficienti e le uniche davvero prive di controindicazioni per la salute e richiediamo anche il divieto di installazione del Wi-Fi negli asili, nelle scuole, nei luoghi di cura e negli ospedali.” “La valutazione del rischio correlato ai campi elettromagnetici è fortemente condizionata dal problema del conflitto di interessi”, ha commentato Francesca Romana Orlando, autrice di un saggio sull’argomento e vice presidente di AMICA, “per questo motivo richiediamo al governo di stabilire i livelli di sicurezza per i campi elettromagnetici selezionando esclusivamente gli studi scientifici indipendenti, come del resto ha fatto il giudice della Corte di Appello di Brescia nel riconoscere il nesso causale tra tumore cerebrale ed esposizione al telefono cellulare“.
Oltre a medici, fisici, ingegneri e ricercatori, tra cui numerosi esperti di effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici, hanno sottoscritto la lettera associazioni ambientaliste, l’Associazione Consumatori Utenti, diverse associazioni di malati, insieme a comitati storici molto attivi come i Comitati di Roma Nord impegnati da anni per la questione di Radio Vaticana e come i comitati No Muos che lottano contro l’installazione del mega impianto di trasmissione radar nella città di Niscemi in Sicilia.
 La Task Force sull’Elettrosmog, che si è riunita per la prima volta a Roma il 21 febbraio 2015, ha aperto una petizione pubblica che si chiuderà il 30 marzo. I gruppi interessati possono scaricarla dal sito http://www.infoamica.it/wp-content/uploads/2015/02/Petizione-Task-Force-entro-30-marzo-20151.pdf e una volta sottoscritta inviarla all’indirizzo postale indicato: associazione AMICA-Casella Postale 3131-00121 Roma.

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