Disturbo narcisistico della personalità: a tutto selfie per i “nipoti” di Pinocchio

Narcisismo, egocentrismo ed egoismo: tre sentimenti diffusi tra le giovani generazioni, sono in continuità tra loro. Come spezzare questo circuito vizioso?

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Narcisismo, egocentrismo ed egoismo: tre caratteristiche molto diffuse tra le giovani generazioni, sono sentimenti in continuità tra loro. La mania dei selfie postati in modo compulsivo sui social è l’espressione moderna e più evidente di questo atteggiamento, fortemente radicato tra teenager e eterni Peter Pan.

Come spezzare questo circuito vizioso (molto spesso manifestato non solo con innumerevoli selfie a raffica)  che limita la crescita dell’individuo, che lo isola e, che troppo spesso, è all’origine di drammi familiari? Al quesito ha offerto una risposta il seminario dal titolo ‘Psicologia del narcisismo nel racconto di Pinocchio‘ tenutosi a Roma il 28 e 29 maggio 2016 presso la sede della Scuola di specializzazione in psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva dell’Istituto di Ortofonologia (IdO). L’incontro è stato condotto da Claudio Widmann, analista junghiano e membro del Centro italiano di psicologia analitica (Cipa), nonché autore del libro ‘Pinocchio siamo noi. Saggio di psicologia del narcisismo’.

AVVOLTI IN UN “GUSCIO” AUTOREFERENZIALE

Quanto più il narcisismo è strutturato tanto più saremo affettivamente avari, il sentimento sarà freddo e cinico e ci sarà abbattimento dell’empatia” sostiene lo psicoterapeuta. Ma cos’è realmente il narcisismo e quali conseguenze può avere sulla personalità? “È una fattispecie dell’energia individuativa, però delle volte prevede un arroccamento disturbante che non rinforza l’Io” risponde Widmann che per parlare di questo sentimento ricorre alla figura di Pinocchio, il personaggio della favola di Collodi. “Il burattino – spiega lo psicoterapeuta – presenta varie caratteristiche dell’organizzazione narcisistica: attraversa le sue esperienze avvolto in un guscio autoreferenziale che lo induce a pensare solo per sé, in termini egoistici, senza tenere in considerazione l’altro. Vive un vuoto relazionale strepitoso, non ha fratelli, sorelle, cugini o amici. Ha una percezione di unicità e singolarità che gli fa dire ‘Non sono come altri e non voglio essere come tutti gli altri’, sconfinando in un atteggiamento di onnipotenza professata o agita”. Quante similitudini con i giovani di oggi! PINOCCHIO

Nel caso del burattino vince l’ottimismo: si trasforma in un bambino e si salva. Come accade? “Lui mostra delle precoci potenzialità di empatia e delle capacità di simbolizzazione che gli consentono di superare il ristagno narcisistico – riferisce Widmann – Ciò consente di sostenere che il principio individuativo non sia una fatalità, ma un destino, un progetto trasformativo. Pinocchio non muore com’è nato ma vive una trasformazione del narcisismo che, come tutte le grandi trasformazioni dell’individualità, avviene nell’inconscio e sfugge in parte alla nostra coscienza”. Quali punti di contatto tra il personaggio di Collodi e le nuove generazioni? “La sua condizione rispecchia a pieno l’onnipotenza narcisistica di molti giovani. Pinocchio mentre va a scuola pensa: ‘Oggi imparo a leggere, domani a scrivere, dopodomani a fare i conti e poi guadagnerò tanti soldi con quello che ho imparato’. È, quasi alla lettera, l’illusione di non pochi ragazzi”.

PADRI PRESENTI SOLO 7 MINUTI AL GIORNO

Come sfugge Pinocchio al suo arroccamento narcisistico? “Il burattino non apprende per educazione, né dall’esperienza né dall’insegnamento. Non impara un granché nemmeno dalla relazione (sporadica) con il padre (Geppetto) e la madre (la Fata). Riesce però a costruire delle esperienze simboliche di padre e di madre e la sua esperienza è di grande attualità, dal momento che i giovani vivono più di esperienze parentali simboliche e meno di relazioni concrete con padre e madre. Molta parte della letteratura sostiene che la nostra società sia narcisistica perché i bambini sono lasciati a loro stessi troppo piccoli e sono indotti a strutturarsi in modo autoreferenziale. Sull’argomento ci sono diverse indagini, da cui emerge,-per esempio, che il tempo di interazione di un bambino americano con il padre è di circa 7 minuti al giorno”.

Come si possono favorire le esperienze simboliche? “Facendo vivere nella relazione transferale esperienze sostitutive di una relazione materna o paterna che aiuti a superare il guscio narcisistico – risponde l’analista junghiano – oppure introducendo, aldilà della relazione e nella relazione (anche transferale e controtransferale), delle esperienze intrinsecamente simboliche: le terapie di gioco nell’infanzia; la sandplay therapy (terapia del gioco della sabbia); le narrazioni archetipiche; il raccontare e fare mito ovvero l’esplorazione dell’universo mitologico dell’individuo a cominciare dai sogni. In tutti questi contesti si possono vivere delle esperienze simboliche che aiutano il superamento del narcisismo”.

E’ importante familiarizzare con la realtà non solo clinica del narcisismo, ma anche esistenziale, non tralasciando i fondamentali della patologia narcisistica che il DSM chiama Disturbo Narcisistico di Personalità. Si può partecipare al seminario (a numero limitato di posti) iscrivendosi a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it.

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