Creme solari, SPF e IP: attenzione alle etichette e alle istruzioni per l’uso

Solleone, attenzione al fattore di protezione e all'uso appropriato delle creme solari. Secondo uno studio americano solo pochi consumatori riescono a comprendere le etichette

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SPFSolleone, attenzione al fattore di protezione e all’uso appropriato delle creme solari. Secondo uno studio americano, solo pochi consumatori riescono a comprendere le etichette dei prodotti solari e quali sono i cosiddetti fattori di protezione.

Al via della stagione del sole o in in piena canicola estiva, con il relax sulle spiagge e le passeggiate in montagna già inserite nel calendario delle ferie, è arrivato il momento di scegliere la protezione solare più idonea rispetto alle proprie esigenze. Ma sapete che cosa realmente significano SPF 50 +, IP 30 o “protezione alta o bassa”?

CONSUMATORI POCO INFORMATI SULLE CREME SOLARI

Lo studio “Assessment of Consumer Knowledge of New Sunscreen Labels“ pubblicato il 17 giugno su Jama Dermatology evidenzia che pochi consumatori sanno leggere l’etichettatura dei prodotti di protezione solare e quali siano i fattori di protezione. Solo il 43% conosce la definizione dei fattori di protezione solare, sono meno del 40% in grado di spiegare come la crema protegga dal cancro della pelle, dall‘invecchiamento della pelle (7%) o dalle scottature (circa 23%).Nonostante una recente modifica su richiesta delle autorità sanitarie statunitensi, l’indagine suggerisce che le informazioni riportate sulle confezioni dei prodotti solari sono sempre fonte di confusione per i consumatori“, concludono gli autori, guidati dal dottor Roopal V. Kundu, del Department of Dermatology, Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago.

In Francia ed in Italia, uno sforzo di semplificazione è stato fatto ma senza grande successo. “Chiaramente il pubblico non sa cosa c’è dietro le etichette. Ma il messaggio guida tra i consumatori è: nessuno mette in dubbio il valore dell’applicazione dei prodotti solari ” commenta il professor Jean-Luc Schmutz, presidente della Società Francese di foto-dermatologia.

DURATA DELL’AZIONE DI PROTEZIONE EPIDERMICA

Come decifrare queste etichette, dunque? L’indice FPS (il fattore di protezione solare o SPF sun protection factor) corrisponde ad un fattore di moltiplicazione del tempo sarebbe necessario perché si verifichi una scottatura senza una protezione. “Per tradurlo in modo comprensibile applicando una crema con un indice 30 sarebbero richiesti 300 minuti per prendere scottature che si potrebbero verificare in dieci minuti senza protezione, afferma Dr Christophe Bedane, Capo del Dipartimento di Dermatologia del Limoges University Hospital.

Un tempo di penetrazione che spesso rimane solo teorica perché richiederebbe una quantità di crema ben lontana da quella solitamente applicata: 2 milligrammi di prodotto per la pelle per cm², ovvero circa 6 cucchiaini per tutto il corpo di un adulto d’altezza media! “Noi applichiamo in media circa un quarto di quella dose. E’ meglio di niente: ma attenzione alla falsa sicurezza “, avverte Christophe Bedane. Senza contare che nessuna protezione ferma completamente i raggi solari. Questo è anche il motivo per cui, anche ricoperti di latte solare, abbiamo l’abbronzatura. “In una crema ad indice 30 passa il 10% di UVB e a un indice 50 il passaggio è del 5%“, dice la professoressa Brigitte Dreno, capo del dipartimento di dermatologia carcinoembrionaria presso l’Ospedale Universitario di Nantes. Tra i fattori di rischio va inclusa anche l’azione delle lampade solari, alle quali si fa ricorso spesso per prepararsi alla stagione dell’aria aperta.

DA BAMBINI IL 40% DELLE RADIAZIONI DI TUTTA LA VITA 

Un altro elemento essenziale, se non altro per una ragione storica, è che la crema solare protegge soprattutto contro gli UVB. “I primi filtri solari sono stati introdotti sul mercato dei prodotti cosmetici nel 1936, con il solo scopo di evitare scottature e abbronzatura prodotta solo dagli UVB” dice il Dott Schmutz. Si è a lungo creduto che solo gli UVB sono responsabili dello sviluppo del cancro conseguente alle scottature, drammaticamente formidabile nella genesi del melanoma. Ma anche gli UVA associati con l’invecchiamento della pelle e alle allergie della pelle, sono coinvolti nel causare il melanoma.E mentre noi riduciamo le radiazioni da UVB con la protezione, rimane il rischio di essere più esposti ai raggi UVA. Che, peraltro, passano attraverso le finestre “, avverte la professoressa Dreno. L’oncologo sottolinea che le creme solari non proteggono tutte allo stesso modo contro i raggi UVA. La protezione minima dovrebbe tuttavia essere un terzo del FPS/SPF indicata sulla confezione (il termine UVA è rappresentato sulla confezione in un logo a forma di cerchio).

Per un adulto senza particolari problemi di ipersensibilità epidermica, una crema solare di SPF 30 è sufficiente per l’esposizione media (indici più alti sono riservati per le condizioni estreme, come in alta montagna). “Ma la protezione solare non si applica solo alla spiaggia. Vi consiglio di applicare sistematicamente la mattina, non appena si lascia la casa e poi nel primo pomeriggio. E per le donne, dovrebbero evitare soprattutto di metterla sul trucco“, dice la professoressa Dreno. Infine, bisogna ricordare di avere la massima prudenza per i bambini. “Nell’infanzia riceviamo il 40% dei raggi UV di tutta la vita!” evidenzia Christophe Bedane. Il messaggio degli esperti è chiaro: no alla luce solare diretta prima di 2 anni. Poi evitare l’esposizione tra mezzogiorno e le ore 16 (un messaggio valido per tutti, ricordando che l’azione dei raggi prosegue anche qualche minuto dopo l’esposizione), obbligatorio indossare il cappello a tesa larga, occhiali e una maglietta sulla spiaggia in estate … “I genitori sono attenti con il più piccoli. Il disastro oggi sono gli adolescenti e giovani adulti che non proteggono se stessi “, avverte Brigitte Dreno.

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