Depressione, consumare carne rossa, grassi e insaccati può aumentare di un quinto il rischio di ammalarsi

Eziologia della depressione: i ricercatori puntano il dito contro carni rosse e regimi alimentari ricchi di grassi o zuccheri aggiunti, insaccati, patatine fritte

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L’insorgenza di diabete di tipo 2, di insufficienza renale e l’invecchiamento precoce sono rischi ormai noti che si associano al consumo eccessivo di carne rossa, condizioni patologiche in forte incremento nel 2016. I risultati di uno studio, pubblicato sul British Journal of Nutrition con il titolo “Association between inflammatory potential of diet and risk of depression in middle-aged women: the Australian Longitudinal Study on Women’s Health”, aggiunge il suggerimento che mangiare troppi cibi pro-infiammatori (tra i quali la carne rossa al primo posto) può promuovere la depressione.

DODICI ANNI DI MONITORAGGIO DI 6438 DONNE

Per giungere a questa conclusione, gli scienziati della University of South Carolina (USA) e la University of Queensland (Australia) hanno analizzato i dati di 6438 donne, per un’età media di 52 anni. Le donne hanno due volte più probabilità rispetto agli uomini di andare incontro alla depressione. Per affrontare la questione, i ricercatori hanno raccolto informazioni provenienti da cinque studi australiani condotti tra il 2001 e il 2013. Questo ha permesso loro di sapere molto di più sulle abitudini alimentari delle partecipanti e monitorare la loro salute.

E i sospetti sul ruolo dannoso della carne rossa sulla nostra salute sono stati confermati. Il team internazionale (ne fanno parte studiosi del Cancer Prevention and Control Program, University of South Carolina, USA, del  Department of Epidemiology and Biostatistics, Arnold School of Public Health USA e della School of Public Health, University of Queensland, Brisbane, Australia) riporta che il 18% delle donne ha sperimentato più probabilità di soffrire di depressione. Al contrario, coloro che hanno privilegiato il consumo di alimenti anti-infiammatori (noci, cavoli, olio di colza, ananas, cioccolato fondente, ecc) hanno ridotto il rischio del 20%. “Questi risultati suggeriscono che la dieta anti-infiammatoria è associata a un minor rischio di depressione nelle donne di mezza età“, spiegano i ricercatori. “Alimenti pro-infiammatori causano o aggravano uno stato di infiammazione in tutto il corpo, compreso il cervello“, concludono. C’è chi arriva persino a suggerire ai Governi di tassare la carne rossa per ridurne il consumo al pari dell’alcol.

ECCO GLI ALIMENTI DA EVITARE O DA CONSUMARE CONTRO LA DEPRESSIONE

Inoltre, puntano il dito anche contro i regimi alimentari ricchi di grassi o zuccheri aggiunti, prodotti insaccati, patatine fritte, bibite o cereali raffinati. Già QUESTA INDAGINE condotta dall’Università della Louisiana in laboratorio su topi aveva dimostrato che troppi grassi inducono depressione. Al contrario, mangiare YOGURT ALLA VANIGLIA o consumare RIBES NERO o BLACKCURRANT migliora l’umore e le capacità cognitive.  QUESTA RICERCA della Yale University segnala che la ketamina è un efficace antidepressivo nella depressione cronica. Ricordate, la depressione è una delle più comuni malattie mentali perché influenza dal 15 al 20% degli italiani durante la loro vita.

QUESTO E’  L’ESTRATTO dello studio pubblicato sul British Journal of Nutrition in lingua originale.

LA SALUTE COMINCIA A TAVOLA

Com’è ormai assodato, tra le cause che originano il cancro c’è lo stile di vita, intendendo con questo anche ciò che si mangia. A tavola la salute è garantita da una qualità del mangiare per tipologia e provenienza degli alimenti. Molti volumi riassumono i segreti da conoscere per ridurre al minimo i rischi di provenienza alimentare. Consigli utili che si ritrovano ben riassunti in Medicina da mangiare, volume scritto dal famoso epidemiologo prof. Franco Berrino: si tratta della quintessenza della pratica in cucina abbinata alla salute. Dello stesso autore è Alimentare il benessere: il testo suggerisce come si possa passare dal malessere ad un benessere psicofisico tramite l’alimentazione naturale. La dieta della longevità è invece la proposta di Valter Longo ovvero lo scienziato che ha rivoluzionato la ricerca su staminali e invecchiamento, la dieta mima-digiuno per vivere sani fino a 110 anni.

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