Inquinamento ambientale, record negativo europeo in Italia

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Con quasi 60 mila decessi prematuri conseguenti all’esposizione al PM2,5, oltre 3 mila per l’esposizione all’ozono e circa 22 mila per gli ossidi di azoto, l’Italia è il Paese con il maggior numero di morti per inquinamento ambientale. Un primato negativo conseguito per due anni di seguito, nel 2015 e il nel 2016, secondo le statistiche dell’European Environment Agency. Un analogo record negativo è stato registrato anche per gli anni di vita persi (Years of life lost – YLL): nella Penisola  si sono persi 1.095 anni di vita ogni 100mila abitanti per PM10, 68 per ozono e 399 per ossido di azoto. Nell’Unione Europea sono stati rispettivamente 898, 39 e 160.

CITTA’ INQUINATE: UNA STRAGE

Sono i dati drammatici sul prezzo pagato all’inquinamento ambientale in termini di vita e di salute che sono stati diffusi dall’European Environment Agency (Eea, Agenzia europea dell’ambiente) attraverso il rapporto “Air quality in Europe — 2015 report” pubblicato alla vigilia della “XXI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro Onu sui cambiamenti climatici” (Cop21) tenutasi a Parigi. I dati messi a disposizione sull’inquinamento dell’aria in Europa sono relativi al 2013 ed al 2014: la situazione italiana ha il primato negativo continentale. Elementi confermati anche dal Ministero della Salute.Traffic on Corso Vittorio Emanuele in Rome

ECCO QUALI SONO GLI INQUINANTI VOLATILI

Intanto, vanno specificati gli inquinanti presi come riferimento. Il PM (Particulate Matter) riguarda un termine generico con il quale si definisce un mix di particelle solide e liquide (particolato) che si trovano in sospensione nell’aria. Il PM può avere origine sia da fenomeni naturali (processi di erosione del suolo, incendi boschivi, dispersione di pollini, ecc.) sia da attività antropiche, in particolar modo dai processi di combustione e dal traffico veicolare (particolato primario). Gli studi epidemiologici hanno mostrato una correlazione tra le concentrazioni di polveri in aria e la manifestazione di malattie croniche alle vie respiratorie, in particolare asma, bronchiti, enfisemi. Le particelle di dimensioni inferiori costituiscono un pericolo maggiore per la salute umana, in quanto possono penetrare in profondità nell’apparato respiratorio: perciò si distinguono PM10 le particelle con diametro inferiori a 10 µm (micrometro ovvero millesimo di millimetro) e PM2,5 quelle inferiori a 2.5 µm. L’assorbimento di queste microparticelle inquinanti sarebbero anche all’origine di forme di demenza come documentato da QUESTO STUDIO  realizzato a Boston.

L’ozono è tra le principali sostanze che possono contribuire all’inquinamento atmosferico: è un gas con capacità irritanti per gli occhi, per le vie respiratorie e per le mucose in genere. L’ozono è un inquinante fotochimico che si forma quando la radiazione solare, presente in natura nelle alte quote dell’atmosfera, al suolo reagisce con inquinanti già presenti nell’aria, detti “precursori dell’ozono” (tipicamente ossidi di azoto e composti organici volatili). E’ tipico, quindi del periodo tardo-primaverile ed estivo.

Il monossido di azoto si forma in qualsiasi combustione ad elevata temperatura, insieme ad una piccola percentuale di biossido (circa il 5% del totale). Le più grandi quantità di ossidi di azoto vengono emesse da processi di combustione civili ed industriali e dai trasporti autoveicolari (l’ossido rappresenta il 95% del totale) anche se ne esiste una quantità di origine naturale (fulmini, incendi, eruzioni vulcaniche ed azione di alcuni batteri presenti nel suolo come i Nitrosomonas ed i Nitrobacter). Il biossido di azoto è quattro volte più tossico del monossido: procura irritazione alle mucose degli occhi e del naso, agisce sulla funzione polmonare nell’uomo e, ad alte dosi, (nelle cavie) può portare alla paralisi del sistema nervoso centrale.

LE FONTI INQUINANTI

Tornando al rapporto dell’Ea, si sottolineano tre principali fonti di inquinamento: i veicoli a motore, la combustione delle biomasse (legna e pellet) e l’inquinamento industriale. Le stime sulla mortalità prematura, calcolate nel 2012 in 40 Paesi dell’area europea riferiscono: a) 432mila morti premature all’anno dovute all’esposizione prolungata a PM2,5 (quasi 60mila in Italia); b) 75mila decessi correlabili all’esposizione prolungata di ossido di azoto (22mila in Italia); c) 17mila morti correlabili all’esposizione a breve termine all’ozono (3mila in Italia). Nel luglio 2015 la Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora all’Italia, a cui ha fatto seguito, a novembre, una procedura d’infrazione per il superamento dei limiti delle polveri sottili (PM10) in 19 “zone e agglomerati” di dieci Regioni (Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise, Campania e Umbria). E tra queste c’è anche la Capitale; da qui la serie di misure con circolazione a targhe alterne e chiusure totali al traffico nella fascia verde centrale di Roma.

LA CONFERMA NEL RAPPORTO 2016

La drammaticità della situazione è ribadita anche nel “Air quality in Europe — 2016 report” diffuso il 23 novembre. Il rapporto fornisce anche nuove stime dell’impatto sulla salute degli inquinanti atmosferici più nocivi sulla base dei dati 2013. L’esposizione a PM2.5 è stata responsabile di circa 467.000 morti premature in 41 paesi europei nel 2013. All’interno dell’Unione Europea, le morti premature hanno superato le 430.000. Gli impatti stimati all’esposizione al biossido di azoto (NO2) e all’ozono troposferico  (O3) si sono tradotti rispettivamente in circa 71.000 e 17.000 morti premature in Europa. In Italia si stimano 66.630 morti premature per effetto delle PM2.5, 21.040 per NO2 e 3.380 per l’ozono troposferico.

L’85% della popolazione europea è esposto all’inquinamento da particolato fine (PM2.5) che “è la causa o l’aggravamento dei disturbi cardiovascolari, dell’asma e alla distanza del cancro“. Il professor Carlo Alberto Pratesi,  titolare della cattedra di Marketing, innovazione e sostenibilità all’Università di Roma 3, intervistato dal GR1 Rai il 24 novembre 2016 sottolinea: “La prima domanda da farci è: quanti spostamenti sono effettivamente necessari? Spesso dimentichiamo di utilizzare tutte le nuove tecnologie delle telecomunicazioni per evitare degli inutili spostamenti, sostituendo magari un aereo o un treno con una videoconferenza. Spostare un’automobile intera per una sola persona che la occupa è il modo meno efficace di utilizzare le nostre risorse”.

QUI puoi prendere visione del rapporto “Air quality in Europe — 2015 report “ nella sua versione integrale in lingua inglese, e QUI IL RAPPORTO 2016.

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