Ftalati negli infusi, non usate capsule di caffè e bustine di tè e camomilla

Report di Rai 3 lancia l'allarme: non consumate infusi di tè e camomilla nei sacchetti o capsule e cialde di caffè. A contatto con l’acqua bollente sprigionano fino a sedici ftalati diversi

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Infusi di tè, camomilla, finocchio: fate attenzione a non consumarli nelle bustine preconfezionate. Stessi problemi con le capsule e cialde del caffè. Messi nell’acqua bollente sprigionano fino a sedici ftalati diversi, sostanze che interferiscono con il sistema endocrino.

L’INVASIONE DI PLASTICA NEI NOSTRI CIBI

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Bustine di tè, di camomilla e di infusi da evitare per il rischio che gli ftalati del filtro si disciolgano a contatto con l’acqua bollente

La scoperta degli ftalati nelle bustine di tè, di camomilla o di altri tipi di tisane è dell’Università Federico II di Napoli e a rilanciarla è stata la trasmissione Rai Report di Milena Gabanelli nella puntata del 24 ottobre 2016  dal titolo “L’età della plastica”. Nei servizi firmati dalla giornalista Claudia Di Pasquale sono emersi aspetti legati alla pericolosità della plastica e dei suoi additivi a contatto con gli alimenti. E tra questi gli ftalati. “Gli ftalati – evidenzia Giorgio Bonaga, titolare della cattedra di “Tossicologia degli alimenti” presso l’Alma Mater Università di Bologna con all’attivo oltre 250 lavori scientifici nel settore della sintesi organica e della chimica analitica strumentale applicata alle sostanze organiche e agli alimenti – sono addizionati alla plastica per conferire alcune caratteristiche, fondamentalmente la principale è quella della flessibilità e della elasticità”. Il professor  Bonaga ed il suo team hanno fatto indagini sugli ftalati: sono stati riscontrati livelli di ftalati in molti alimenti come per esempio in campioni di dodici marche diverse di provolone, parmigiano reggiano e grana padano, e sono stati esaminati più campioni lungo tutta la filiera, dalla mungitura alla lavorazione fino al confezionamento in busta.

LE BUSTINE DI INFUSI CON GLI FTALATI

Stessa costatazione viene da Ulrica Vitale, biologa nutrizionista, naturopata e iridologa. Ha condotto uno studio presso presso l’Università “Federico II” di Napoli, Dipartimento di Biologia, Laboratorio di Igiene pubblicato con il titolo “Yeast Estrogen Screen” sulla rivista scientifica “Biologi Italiani” del mese di maggio 2015. “Abbiamo visto – segnala Vitale – che la bustina di tè, delle tisane, della camomilla, non è più solo cellulosa ma che contiene nella sua composizione anche gli ftalati. Gli ftalati messi nell’acqua bollente nella bustina vanno a finire nella tisana, quindi nell’infuso e lo abbiamo verificato con ben due indagini: abbiamo trovato ben sedici ftalati diversi”. Peraltro non è obbligatorio inserire nell’etichetta il dettaglio sul materiale del quale è composta la bustina-filtro. Per questo motivo è consigliabile che assumendo il tè o altri infusi venga messo nell’acqua bollente semplicemente il contenuto della bustina, magari strappandola, oppure impiegare solo gli infusi sfusi inserendoli nella pallina-filtro rigorosamente in metallo. QUESTO E’ L’ESTRATTO dello studio citato.

Abbiamo trovato alcuni ftalati che erano oltre i limiti previsti dalla legge europea che norma il residuo di ftalati negli alimenti – riassume Bonaga riguardo a QUESTA SUA RICERCA sui formaggiLe fonti sono molteplici. Possono essere persino alla mungitura: quando la mungitrice è meccanica può avere dei raccordi in pvc flessibile. Le stesse buste zip nelle quali sono contenuti i formaggi grattugiati possono nella stampa contribuire a una maggior migrazione di ftalati che sono inquinanti organici persistenti e, lo dice la Endocrine Society, sono interferenti endocrini”. Interferenti endocrini sono quei composti che mimano, si travestono da ormone. In sistema corpo, quindi, li legge come estrogeno, nel caso degli ftalati come l’estrogeno. Gli ftalati sono classificati quali INTERFERENTI ENDOCRINI (QUI TROVI UN DECALOGO su cosa sono e che rischi comportano) e tre, (tra quelli trovati nel tè) ovvero DEHP, BBP, DBP, sono stati già messi al bando dalla CE, nel 2006, quali sostanze tossiche per la salute umana. Poiché il tè in bustina può essere considerato articolo di puericultura in quanto nutrimento anche per bambini, dovrebbe essere oggetto di divieto, se contenente ftalati. In QUESTO ARTICOLO vengono evidenziate le prescrizioni di ftalati sui giocattoli da parte del Ministero della Salute.

L’UTILITA’ DELLA TEIERA CON IL FILTRO

Per chi ama gustare infusi di ogni sorta, anche per il loro alto potere disintossicante come spiega QUESTO ARTICOLO, la scoperta che i sacchetti preconfezionati rilasciano sostanze pericolose per la salute non deve essere scoraggiante. In commercio, infatti, esistono soluzioni pratiche per gustare infusi e tè senza bustina-filtro, sfusi, in teiere dotate di un proprio filtro. Ovviamente si suggerisce di impiegare utensili rigorosamente in vetro o al massimo in acciaio,  coniugazione questa molto sicura ed elegante che ritroviamo nella Teiera con infusore – Stile elaborato – Capacità 8 tazze . e nella Axentia 223510 – Teiera da 0,75 l, con interno in acciaio INOX 18/10. Chi ama lo stile inglese non può fare a meno di innamorarsi della The Tea Makers of London – Teiera di vetro con infusore e filtro a spirale in acciaio INOX rimovibili, 700 ml. Bollitore, tisaniera e filtro sono un tutt’uno nel Severin WK 3471 Bollitore in Vetro con Filtro per The e Tisane. Riguardo agli infusi, è dunque preferibile comprare quelli in foglia magari conservati nel barattolo di vetro o di latta. E’ il caso del Chateau Rouge – Darjeeling First Flush – Tè nero biologica di foglia intera in lusso di latta rosso di edizione limitata prodotto con agricoltura biologica o, utile anche per un regalo, l’assortimento The Tea Makers of London – Confezione regalo di barattoli di tè di altissima qualità da 50 g, contiene tè verde Mao Feng, tè biologico Dragon Well e tè giapponese Sencha. E c’è chi lo vende addirittura imballato in un cestino di bambù (confezione da 2 kg): questo Pu Erh tè nero fermentato, di grado A 2000 grammi in bambù imballaggio cestino. Per chi ama i sapori delicati (tè verde, tè rosa, petali di girasole) è disponibile il Tè In Foglia Rosa D’Inverno o quelli più intensi e decisi del TE’ NERO AL BERGAMOTTO IN FOGLIA EARL GREY TEA MLESNA g 100

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LE CIALDE DEL CAFFE’

Gli stessi problemi sono stati riscontrati nelle cialde e capsule del caffè e denunciati sempre dai giornalisti di Report nel corso della trasmissione andata in onda lunedì 21 ottobre 2019. Il professor Carlo Foresta, direttore del Dipartimento di Endocrinologia Fisiopatologia delle Riproduzione all’Università di Padova, ha rilevato la presenza di ftalati anche nelle cialde del caffè. La loro presenza è sotto i limiti giudicati pericolosi per l’uomo, secondo le linee guida europee, ma, secondo il professor Foresta “poichè gli sftalati sono in giro ovunque, cioè negli abiti, nei rivestimenti alimentari e nelle sostanze di plastica, la sommatoria di tutte queste contaminazioni, potrebbe essere superiore al limite consentito“.

Questo studio, realizzato all’Università di Padova, documenta la presenza variabile di ftalati nel caffè prodotto dalle cialde con tre differenti macchine. Le concentrazioni non superano mai le soglie limite fissate dalla letteratura internazionale ma c’è da fare attenzione alle dosi d’accumulo che si ottengono con la sommatoria di caffè e alimenti “contaminati” consumati durante la giornata.

Nel consumo di caffè “alla napoletana” (cioè espresso come piano a noi italiani), diversamente dagli altri infusi, c’è un problema non meno importante nell’uso delle caffettiere: quelle classiche, infatti, liberano alluminio, metallo tossico per il nostro organismo. L’unica soluzione sarebbe bere caffè all’americana (liofilizzato e sciolto nelle caffettiere di vetro) oppure prepararlo con caffettiere di acciaio inox.

Per chi non può fare a meno di degustare un caffè di qualità e senza pericolo di contaminazioni da sostanze nocive, c’è la possibilità di prepararlo con macchine automatiche che macinano i grani nell’istante in cui si posiziona la tazzina sotto il beccuccio. In questa categoria di macchinari si possono trovare prezzi e modelli per tutte le tasche. Si va dalla più economica De’Longhi EC 201.CD.B che può utilizzare sia cialde che caffè macinato (prezzo 87,5 euro) alla Ultratec che ha il macinacaffè integrato e un costo intermedio (159,99 euro) alle più sofisticate Gaggia RI9305/11 Brera, marchio presente in molti bar (289 euro) o la pubblicizzatissima ultima uscita De Longhi Dinamica del tutto simile agli strumenti da banco nelle caffetterie (643 euro).

In alternativa, come spiega bene questo articolo, si possono impiegare capsule in acciaio riutilizzabili ottenendo tre risultati: scegliere la miscela di caffè che più ci aggrada, evitare il rischio di contaminazione da ftalati e contribuire all’ambiente per il problema sempre più sentito dello smaltimento delle capsule usa e getta.

 

 

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