Fegato grasso nei bambini: più esposti di un terzo alla cirrosi epatica

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I bambini con fegato grasso associato a epatite corrono un rischio di cirrosi epatica e di sindrome metabolica del 30% superiore alla media. Lo rivela uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù pubblicato sotto il titolo “Portal inflammation is independelty associated with fibrosis and metabolic syndrome in paediatric non-alcoholic fatty liver disease“ sulla rivista scientifica statunitense  Hepatology.

L’OBESITA’ COME ANTICAMERA DEL FEGATO GRASSO

L’obesità è uno dei principali problemi mondiali sia nei bambini che negli adolescenti, tanto che nel mese di ottobre ogni anno si celebra una Obesity day per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa condizione e sui rischi che comporta. L’aumento del numero dei bambini con sovrappeso e obesità nei Paesi industrializzati ha portato al parallelo aumento di casi di fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (caratterizzata dalla sigla NAFLD). In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15% dei bambini, ma si arriva fino all’80% tra quelli obesi: insomma, la steatosi ha raggiunto proporzioni epidemiche anche tra i più piccoli diventando la patologia cronica del fegato di più frequente riscontro nel mondo occidentale.

Le caratteristiche di questa diffusa patologia vanno dall’accumulo di grasso in quantità superiore al 5% del fegato (steatosi epatica semplice) a forme più severe (steatoepatite non alcolica) che possono progredire sin dall’adolescenza verso la cirrosi epatica. Così come gli adulti, anche i bambini affetti da steatosi epatica non alcolica possono presentare danni metabolici caratterizzati da aumento della circonferenza addominale, ipertensione, insulino-resistenza, ipercolesterolemia, tutte condizioni che aumentano il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2, sindrome metabolica o malattie cardiovascolari, che ne riducono le aspettative di vita come mai successo dal dopoguerra a oggi. La steatosi si deve in massima parte dall’eccesso di cibo o di specifici macronutrienti, come rivela la ricerca condotta dall’American Society for Nutrition e QUI PUBBLICATO  ma anche dal bere bevande gassate zuccherate, come documenta QUESTO STUDIO realizzato dalla Tufts University negli USA.  OBESITA1

LA DIAGNOSI PRECOCE PER RIDURRE IL RISCHIO

Lo studio del Bambino Gesù ha coinvolto 430 bambini ed è stato condotto in collaborazione, tra gli altri, con la University of Cambridge. Si tratta della più ampia coorte al mondo di pazienti pediatrici con NAFLD accertata da biopsia. I dati emersi dimostrano come la presenza di infiammazione sia il fattore chiave per identificare i bambini a rischio di dislipidemia, obesità, sindrome metabolica e fibrosi epatica. «Il dato innovativo che emerge dal nostro studio – spiega il professor Valerio Nobili, responsabile di malattie epato-metaboliche del Bambino Gesù – è che la presenza di infiammazione nel tessuto epatico correla con un peggiore quadro “metabolico” e “fibrotico” del fegato.  Pertanto la precoce identificazione dei bambini con questo quadro clinico, resa possibile sia dalla biopsia epatica ma anche da marcatori sierici non invasivi recentemente validati nei nostri laboratori, ci permetterà di iniziare quanto prima una terapia mirata ad ottenere l’arresto della progressione del danno epatico e, se precocemente iniziata, la guarigione completa del fegato».

QUI POTETE LEGGERE in originale la pubblicazione dello studio Portal inflammation is independelty associated with fibrosis and metabolic syndrome in paediatric non-alcoholic fatty liver disease dei ricercatori del Bambino Gesù di Roma.

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