Epatite C e HIV: arriva la terapia antiretrovirale comune

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Un nuovo strumento in più per combattere l’HIV, virus dell’Aids, è ora disponibile per i medici: eliminando il virus dell’epatite C dai pazienti coinfetti con HIV, la terapia antiretrovirale funziona meglio. Combattendo l’epatite, quindi, non si permette più al virus HIV di replicarsi. E’ la sensazionale scoperta, tutta italiana, annunciata durante il XIV Congresso Nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che termina il 12 novembre a Catania.

FARMACI INNOVATIVI MA MOLTO COSTOSI 

Nel corso del meeting sono stati presentati, in anteprima mondiale, i risultati di uno studio che la SIMIT ha svolto sul trattamento dell’epatite C per il paziente coinfetto, HIV e HCV, con tre farmaci innovativi dati in uso dalla statunitense azienda AbbVie. Stando alle indiscrezioni si tratterebbe di Viekirax (ombitasvir/paritaprevir/ritonavir compresse) e di Exviera (dasabuvir compresse) con o senza ribavirina. Secondo questi studi si conferma l’estrema efficacia di questa terapia; in più si è dimostrato che intervenendo sull’epatite si cura anche l’Hiv. Finora si sapeva che questo trattamento era utile per l’epatite, ma era ancora sconosciuto il suo legame con l’altra malattia. “I farmaci sono stati confermati efficaci – spiega il prof. Massimo Andreoni, Presidente SIMIT – e a breve ne arriveranno anche di nuovi, creando un armamentario terapeutico ampio ed efficace. Rimane però il problema degli alti costi della terapia, che arrivano a raggiungere anche diverse migliaia di euro. E se si considera che in Italia si parla di un milione di persone infette, il problema è davvero complesso”. Altri farmaci usati nella cura dell’epatite C, come l’amiodarone, hanno mostrato pesanti effetti collaterali. Harvoni e Sovaldi, pure efficaci nella cura, sono limitati all’impiego in ospedale per circa 10mila casi e tanto costosi da costringere i malati a QUESTI VIAGGI DELLA SPERANZA. Intanto, da maggio 2016, sono stati autorizzati in commercio due nuovi antivirali ad azione diretta contro l’epatite C: si tratta di Epclusa e Zepatier, QUI DESCRITTI. Infine Truvada, impiegato nella lotta alla trasmissione dell’HIV, si è dimostrato molto efficace solo per quell’infezione e non per altre virosi.EPATITEC

PRIMI CASI DI EPATITE E IN EUROPA

Il 2015 è stato un anno particolare e molto travagliato: nel primo semestre pochi centri sono riusciti ad avere i farmaci e a partire con i trattamenti, solo successivamente si è avviata una copertura terapeutica efficiente. “Noi conosciamo l’epatite A, l’epatite C, ma per esempio non conosciamo l’epatite E, tipica delle zone tropicali che si inizia ad affacciare anche in Europa – spiega il Prof. Bruno Cacopardo – Ci sono poi quelle infezioni ri-emergenti: presenti anni fa, scomparse progressivamente, che oggi ricompaiono, come la sifilide e la tubercolosi, di cui c’è proprio nella provincia di Catania un’escalation delle diagnosi”.

PER GUARIRE CI VOGLIONO 15MILA EURO A PAZIENTE

Stando ad una analisi condotta dalla EpaC Onlus sono circa 160-180 mila i pazienti con epatite C eleggibili a un trattamento antivirale con i farmaci innovativi, cifra di gran lunga inferiore rispetto a quella sinora stimata in Italia. Sarebbe dunque possibile riuscire a curare tutti i pazienti evitando discriminazioni nell’accesso ai farmaci e garantendo allo stesso tempo la sostenibilità del sistema. Nell’ipotesi in cui si decidesse di trattare 30.000 pazienti ogni anno, al 2022 la spesa complessiva arriverebbe a 2.5-2.8 miliardi di euro (con una spesa media per paziente trattato di circa 15.000 euro). L’investimento proposto sembra avere tutti i criteri di una sostenibilità economico-finanziaria. «La nostra associazione – sottolinea Ivan Gardini, presidente EpaC Onlus – è riuscita a colmare un vuoto informativo sul quale si erano radicate numerose speculazioni e favoleggiati numeri inverosimili, alimentando una ingiustificata ipotesi di insostenibilità per la cura di tutti i pazienti con epatite C. A questo punto è fondamentale rifinanziare, ma anche scorporare e rendere indipendente il fondo per i farmaci innovativi dal fondo previsto per la spesa ospedaliera al fine di utilizzare il 100% delle risorse vincolate esclusivamente per l’acquisto di farmaci innovativi».

L’immissione sul mercato di Viekirax (ombitasvir/paritaprevir/ritonavir compresse) e di Exviera (dasabuvir compresse) con o senza ribavirina è stata approvata a novembre 2014 dal Comitato Europeo per i Prodotti Farmaceutici per Uso Umano dell’EMA, l’ente europeo per il farmaco. Dal 15 gennaio 2015 sono disponibili. L’uso di quei prodotti ha manifestato il successo nel 95/100% nel trattamento dei casi nei i genotipi 1 e 4. Ma anche nei trapianti di fegato e nelle co-infezioni HCV/HIV. L’approvazione dei due farmaci è seguita a un programma di sviluppo clinico per studiare la sicurezza e l’efficacia del regime che ha coinvolto più di 2.300 pazienti arruolati in 25 paesi all’interno di sei diversi studi di fase 3.

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