Coronavirus (Covid-19): in battaglia con antivirali, retrovirali e anticorpi monoclonali. Il caso tocilizumab (Actemra)

Insieme con la Società Italiana di Farmacologia (Sif) facciamo il punto sulla battaglia per guarire i malati di Coronavirs Covid-19. Tocilizumab: le linee guida cinesi e il caso di Napoli

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La notizia è esplosa dirompente ed è stata lanciata da un famoso oncologo, Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia e Immunoterapia dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli: in Italia, come in Cina, il tocilizumab (nome commerciale Actemra, Roche) ha dato risultati positivi in appena 24 ore di terapia su due pazienti trattati da coronavirus covid-19.

Tutte le agenzie di stampa nella serata di mercoledì 11 marzo riprendono le affermazioni fatte da Paolo Ascierto. «Il farmaco ha dimostrato di essere efficace contro la polmonite da Covid-19 – afferma – La terapia sui primi due pazienti trattati ha evidenziato ottimi risultati in 24 ore».

Altri malati, precisa Ascierto, «hanno già ricevuto la terapia anche nei centri di Bergamo, Fano e Milano. Ma è molto importante che il suo utilizzo venga esteso quanto prima, così potremo salvare più vite. La nostra struttura insieme all’Azienda Ospedaliera dei Colli è stata la prima, in Italia, a utilizzare questa terapia nei pazienti con coronavirus». «Abbiamo stabilito un vero e proprio ponte della ricerca con i colleghi cinesi, che avevano già osservato un miglioramento nei malati trattati in questo modo – spiega inoltre Gerardo Botti, Direttore Scientifico del Pascale – Solo la collaborazione internazionale consentirà di mettere a punto armi efficaci contro il Covid-19 e il Pascale da sempre si distingue per la capacità di siglare collaborazioni a livello globale. I risultati positivi di tocilizumab devono essere validati, per questo serve uno studio multicentrico nazionale».

Il Tocilizumab (brevetto Roche) è un farmaco che viene solitamente utilizzato nella cura dell’artrite reumatoide, oltre ad essere un medicinale di elezione nel trattamento della sindrome da rilascio citochimica dopo trattamento con le cellule Car-T. Actemra, dunque, non colpisce il nuovo coronavirus. Questo farmaco è stato utilizzato in Cina su 272 pazienti ed ora è la prima volta che viene somministrato in Italia in casi di coronavirus. Noto con il nome commerciale Actemra, il Tocilizumab è una proteina sintetica iniettabile che blocca gli effetti dell’interleuchina-6 (IL-6) nei pazienti affetti da artrite reumatoide. La IL-6 è una proteina che il corpo produce quando è presente un’infiammazione. L’ultima versione delle linee guida diramate dai ricercatori cinesi suggerisce l’uso di tocilizumab in pazienti che manifestano aumenti dei livelli di IL-6 e lesioni estese in entrambi i polmoni o sintomi gravi. I ricercatori cinesi hanno trovato che una delle cause di morte per i pazienti gravi o in condizioni critiche infettati dal nuovo coronavirus è la tempesta di citochine (o ipercitochinemia), una reazione eccessiva del sistema immunitario. In questi pazienti è stato trovato un livello più alto di IL-6 nel sangue. Il mese scorso, l’aumento del livello di IL-6 è stato indicato come un segnale che la condizione del paziente può eventualmente peggiorare. Attualmente, il farmaco è in fase di sperimentazione clinica in 14 ospedali di Wuhan. Al 5 marzo, sono stati trattati con il tocilizumab un totale di 272 pazienti gravi.

LE VALUTAZIONI DELLA SIF

La cronaca registra centinaia di persone guarite dal nuovo coronavirus. Molte spontaneamente. Altre hanno anche ricevuto trattamenti farmacologici. Esistono quindi farmaci che riescano a contrastare la proliferazione del virus nei pazienti infetti? Oppure sono stati utilizzati solo farmaci attivi sui sintomi e la guarigione è stata spontanea come per gli altri? Ecco alcune considerazioni della Società Italiana Farmacologia.

CI SONO FARMACI ALL’ORIZZONTE? Oggi siamo di fronte al tentativo di utilizzare principi attivi già pronti. Ci sono però scienziati per i quali sarebbe opportuno evitare farmaci che si sono dimostrati attivi su altri virus, ma il cui bersaglio ha una rilevanza bassa nel Covid-19, e ci sono studi clinici con questi farmaci (Baloxavir Marboxil, Oseltamivir e Umifenovir) che presumibilmente daranno il loro responso per il mese di maggio. Più promettenti sembrano essere i risultati attesi dal farmaco Remdesivir per il quale ci sono rapporti soddisfacenti del suo impiego per Ebola, i cui risultati si attendono per fine aprile. Testati anche farmaci quali il Favipiravir, normalmente usati per l’influenza di tipo A e B e, con anche altre motivazioni, farmaci molto vecchi quali l’antimalarico clorochina, o farmaci anti-HIV e, ancora, gli antivirali Saquinavir, Indinavir, Lopinavir e Ritonavir. Da menzionare anche il Tocilizumab, un anticorpo monoclonale normalmente usato per il trattamento di alcune forme di artrite. La Sif sottolinea infine che «la fase è ancora quella di studio» ma che c’è «una coalizione scientifica mondiale per trovare rapidamente soluzioni adeguate».

CI SONO FARMACI UTILI A CONTRASTARE L’INFEZIONE DA COVID-19? Covid-19 è nuovo e, per identificare un farmaco capace di agire contro di esso, è necessario identificare la o le strutture del virus che si prestano a essere il bersaglio per essere attaccate con successo. Come fu per l’Aids.

COSA SAPPIAMO DEL SARS-COV-2? Sappiamo che il suo codice genetico è a RNA (come quello dei virus dell’influenza, dell’ HIV, della SARS, di Ebola), sappiamo che ha un elevato grado di infezione (passa molto facilmente da un individuo malato a uno sano) ma abbiamo ancora bisogno di conoscere come evolve l’infezione, perché è così diversa tra individuo e individuo, perché alcuni individui non manifestano la malattia mentre altri vanno incontro a polmoniti gravissime, spesso letali. Dobbiamo dare in fretta risposta a queste domande, per trovare qualcosa che ci permetta di arginare il virus.

I VACCINI SERVONO PER TRATTARE I PAZIENTI AFFETTI DA COVID-19? Per il trattamento delle epidemie virali, i vaccini sono certamente la soluzione migliore perché abbattono la diffusione dell’infezione e riducono il numero delle persone contagiate. Ma per Covid-19 non ne disponiamo ancora. Anche i vaccini richiedono tempo per essere messi a punto. Molti di essi sono in fase di sviluppo e per alcuni sono già state richieste le dovute autorizzazione per provarli sull’uomo. In ogni caso i vaccini non sono l’arma corretta per i pazienti che hanno la malattia in corso, per la quale invece sarebbero utili veri e propri farmaci.

Dalla Johns Hopkins Medicine in questo sito si confermano linee guida e farmaci in uso in via sperimentale.

In questa pagina (in lingua cinese), invece, si trovano le linee guida per il trattamento delle polmoniti da coronavirs con Tocilizumab. A proposito delle quali in questo articolo lo statunitense Daniel R. Lucey (ricercatore, studioso senior e professore a contratto di malattie infettive alla Georgetown University) traduce che il ricorso al Tocilizumab è indicato “per i pazienti gravi con tempeste di citochine, al fine di rimuovere i fattori infiammatori, bloccare le tempeste di citochine e aumentare il trattamento di purificazione del sangue”. L’indicazione del Tolicizumab è suggerita “per le persone affette da polmonite estesa nei quali si registrano livelli elevati di IL-6 rilevati dal laboratorio. Le linee guida cinesi indicano anche il dosaggio specifico e consiglia di prestare attenzione alle reazioni allergiche e sono controindicate nelle infezione attive come la tubercolosi ”.

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