Celiachia, diagnosi più facili nei bambini

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Celiachia, nuove e non invasive procedure per la diagnosi in età pediatrica e quindi per accedere al contributo sanitario del regime dietetico speciale. E’ questa la novità più importante del nuovo protocollo di diagnosi e follow up per la celiachia sottoscritto nell’accordo Stato-Regioni e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. I dati epidemiologici dimostrano chiaramente che la celiachia non è una malattia rara: nel 2014, infatti, nel nostro Paese risultano più di 170mila celiaci diagnosticati. Questo trend è in continua crescita e risultano ancora non diagnosticati più di 400mila celiaci: la comunità scientifica ritiene che “circa il 70-80% dei casi sfuggono tuttora alla diagnosi“. Una patologia che peraltro è in costante crescita.

IL DETTAGLIO DEL NUOVO PROTOCOLLO

La celiachia è una malattia infiammatoria dell’intestino dipendente dall’allergia al glutine che spesso si associa a patologie autoimmuni, come il diabete e le tiroiditi, e non sempre viene diagnosticata tempestivamente perché spesso si presenta con sintomatologia sfumata a carico di sistemi ed apparati diversi da quello gastro-intestinale. Il nuovo protocollo conferma uno screening iniziale con test sierologici, seguito da una biopsia intestinale di conferma per quello che riguarda gli adulti. Per la fascia pediatrica, appunto, la novità è la possibilità di porre diagnosi di celiachia senza ricorrere alla biopsia intestinale ma solo a certe condizioni: presenza di sintomi o segni clinici riconducibili alla celiachia, positività dell’antitransglutaminasi oltre dieci volte il limite superiore della norma e degli anticorpi anti endomisio, riscontro dei geni predisponenti HLA DQ2 e/o DQ8 e risposta favorevole alla dieta senza glutine. Insomma il prelievo bioptico attraverso gastroduedenoscopia non è più obbligatorio per il riconoscimento della celiachia fino all’età di 14 anni. BAMBINISecondo il Sistema Sanitario Nazionale vigente, il celiaco ha diritto ai prodotti dietetici senza glutine, indispensabili per la sua dieta, rigorosa ed irreversibile. Per questa ragione le Asl territoriali erogano un budget mensile per gli alimenti dietetici senza glutine che varia a seconda delle fasce d’età da un minimo di 45 euro a 140 al mese. Questo il dettaglio del contributo riassunto dall’Associazione Italiana Celiachia.

Dall’implementazione del nuovo protocollo il Ministero della Salute si aspetta una ricaduta positiva in termini di appropriatezza, con un maggior numero di diagnosi precoci e minor numero di diagnosi errate, con un notevole risparmio in termini di sofferenza, cure inappropriate e ospedalizzazioni per i pazienti non diagnosticati o diagnosticati tardivamente. Tra l’altro diagnosticarla in tempo, oltre che abbattere il rischio per le conseguenti patologie specifiche, permette di limitare la riduzione della fertilità connessa.

LA DIETA PRIVA DI GLUTINE

Al momento non esistono cure per guarire dalla celiachia e l’unico intervento possibile per scongiurare rischi sanitari e sintomi connessi è quello di mangiare alimenti privi di glutine, cosiddetti gluten free. La diffusione della patologia (l’incidenza in Italia si avvicina al 3 per mille della popolazione tra pazienti diagnosticati e quelli che non sanno di esserne affetti) e la sensibilità (anche commerciale) verso i celiaci hanno fatto sviluppare nei produttori linee di alimenti privi di glutine complete e gustose. Persino il sito di vendita online Amazon dedica attenzione alla celiachia proponendo una intera sezione di alimenti (i più commerciali) privi di glutine ovvero la Gluten free Amazon.

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