Asma, salumi e carni lavorate aggravano la malattia

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I prodotti di salsamenteria aggravano l’asma. Indipendentemente dall’obesità che possono indurre. A rivelarlo è una ricerca condotta dall’istituto francese Inserm. L’abstract dell’indagine, dal titolo “Cured meat intake is associated with worsening asthma symptoms”, è stato pubblicato sulla rivista specializzata Thorax.

UNO STUDIO SU 971 CASI

Aspa, i prodotti di salsamenteria aumentano i sintomi: lo spiega questa ricerca dell’Inserm

Classificate come cancerogene nel 2015 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (QUI LA DICHIARAZIONE in lingua francese), le carni lavorate sono nuovamente sul banco degli accusati. E l’attenzione si sposta sull’apparato respiratorio. In passato il consumo eccessivo di insaccati era stato associato anche alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una grave forma di bronchite. La novità adesso è che mangiare almeno 4 volte a settimana prosciutti, salsicce e salumi aggrava anche i sintomi dell’asma nel corso del tempo.

Notando che i cambiamenti nella dieta e l’aumento dell’obesità nel corso del tempo sono coinvolti nell’asma, i ricercatori hanno studiato il possibile ruolo del salumi in questa patologia. Hanno condotto un’analisi su 971 partecipanti (età media 43 anni, uomini nel 49% del campione) per sette anni, durante i quali il 20% dei volontari ha notato un peggioramento dei loro sintomi di asma. Nell’effettuare il test è stato eliminato il parametro “obesità”, che avrebbe potuto falsare i risultati. Infatti, l’indice di massa corporea (BMI) è un fattore di rischio già individuato nella comparsa dell’asma, e sarebbe stato plausibile riscontrare un nesso causale con la dieta. Perciò i ricercatori hanno voluto esaminare esclusivamente il consumo di carni e l’asma.

Verdetto finale: un elevato consumo di salumi (almeno 4 volte a settimana) è direttamente associato ad un peggioramento dei sintomi dell’asma. E solo il 14% del l’associazione tra consumo di carni e asma è stato spiegato dall’obesità come effetto indiretto. “Questi risultati indicano l’importanza di estendere l’effetto diretto della dieta sull’asma negli adulti. Per proteggere la salute respiratoria della popolazione, dovrebbe essere messo in atto rapidamente il messaggio di limitare il consumo di carni lavorate” spiega Zhen Li, dell’ospedale Paul Brousse di Villejuif, autore principale di questo lavoro che ha tra gli studiosi anche l’oncologa italiana Marta Rava.

A questo punto, una domanda è d’obbligo: quale meccanismo biologico interviene da parte dei sintomi in una malattia respiratoria come l’asma? “Precedenti studi hanno indicato diverse ipotesi possibili – segnala Zhen Li – In primo luogo i nitriti, che si aggiungono molto spesso nel processo di preparazione della carne, potrebbero causare uno stress ossidativo e nitrosativo (ovvero uno squilibrio nelle cellule), associato a danni al tessuto polmonare. Inoltre, il consumo di carni è associato con un’infiammazione sistemica del corpo, che potrebbe anche avere un impatto sull’asma”. L’esperto dice che gli studi hanno anche suggerito che il sale e grassi saturi hanno un impatto sull’asma, ma l’evidenza negli adulti – per ora – è limitata. “Ulteriori lavori dovrebbero permetterci di comprendere meglio i meccanismi coinvolti”, ha concluso Li Zhen.

QUESTA E’ LA RICERCA condotta dall’Inserm francese.

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