Antiparassitari ed effetti sui bambini: i piretroidi riducono le capacità cognitive

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ANTIPARASSITARII piretroidi, una classe di insetticidi largamente utilizzata, influenzano le prestazioni cognitive nei bambini. Lo attesta uno studio condotto dai ricercatori francesi dell’ INSERM-IRSET, Department of Epidemiology and Public Health, University Hospital di Rennes.

ECCO DOVE SONO I PIRETROIDI

I piretroidi, che hanno sostituito formulazioni precedenti di insetticidi (organoclorurati, organofosfati e carbammati), considerati più pericolosi, come il tristemente famoso DDT, sono utilizzati in agricoltura per controllare gli attacchi dei parassiti ai raccolti, dai veterinari per eliminarli dagli animali da compagnia, ma soprattutto in casa a guardia di zanzare e pidocchi. I piretroidi sono stati preferiti al DDT ed a quella classe di antiparassitari per la loro bassissima tossicità sui mammiferi, tra i quali appartiene la nostra specie. Così oggi li ritroviamo in molti prodotti destinati alla lotta contro i parassiti in agricoltura e in medicina veterinaria, ma soprattutto in repellenti e zanzariere trattate per allontanare via (o addirittura per uccidere) le zanzare, negli insetticidi spray per uso domestico nonché negli shampoo anti-pidocchi. Tuttavia, queste sostanze non sono completamente innocue. I pesci, gli anfibi e i gatti sono sensibili e possono morire di avvelenamento con questi insetticidi. Questo non è sorprendente, data la loro modalità di azione: i piretroidi sono neurotossici o comunque sono sostanze che danneggiano il sistema nervoso.

UNO STUDIO SU 287 DONNE INCINTE E SUI LORO BAMBINI

Tenendo questa caratteristica a mente, all’Università di Rennes si è condotto lo studio “Pyrethroid insecticide exposure and cognitive developmental disabilities in children: The PELAGIE mother–child cohort” per indagare sugli eventuali danni comportati dai piretroidi per la salute dei bambini. Loro sono più esposti rispetto agli adulti perché più piccoli, respirano più particelle di terreno (che accumulano gli inquinanti), di solito sono spesso con le mani in bocca e più frequentemente vengono a contatto con prodotti specifici, come ad esempio gli shampoo anti-pidocchi.
Gli epidemiologi dell’Inserm hanno quindi reclutato 287 donne incinte tra un gruppo più grande chiamato coorte PELAGIE comprendente 3421 coppie madre-bambino che vivono nella regione francese della Bretagna. Queste sono state seguite tra il 2002 e il 2006 per la ricerca degli effetti delle sostanze che alterano il sistema endocrino sulla salute. Durante la gravidanza (tra le 6 e le 19 settimane), le madri sono state sottoposte agli esami delle urine per la ricerca di metaboliti dei piretroidi (sostanze derivate dalla loro scomposizione nel corpo, eliminate in 48 ore attraverso i reni). Poi, questi esami sono stati ripetuti nei loro bambini una volta raggiunta l’età di 6 anni. Inoltre, due psicologi appartenenti al laboratorio di psicologia dello sviluppo e dell’educazione (Università di Rennes 2) hanno visitato le case di questi bambini. Mentre il primo ha sottoposto il bambino ad un test psicologico, il secondo ha raccolto campioni di polvere domestica e di urina, annotando quei parametri familiari che potrebbero influenzare lo sviluppo mentale di quel bambino.

PRESTAZIONI COGNITIVE INFERIORI

Nei bambini studiati, è stato utilizzato il test psicologico WISC (Wechsler Intelligence Scale for Children), per valutare sia la loro comprensione verbale (la capacità di ragionare con parole), e anche la loro memoria di lavoro, vale a dire la capacità di ricordare concetti per un uso immediato nel ragionamento.
Risultati: la presenza, anche a bassi livelli, di metaboliti 3 PBA e cis-DBCA nelle urine dei bambini è stata associato a prestazioni inferiori nei test cognitivo, il che indica l’effetto dannoso dei piretroidi sul cervello in via di sviluppo. In particolare sotto accusa è uno degli insetticidi di questa classe, denominata deltametrina, che dà origine al metabolita cis-DBCA. Per contro, quando era la madre incinta che aveva una maggiore concentrazione di questi prodotti, non si è registrata una diminuzione della performance cognitiva nel suo bambino.
Una delle autrici principali dello studio, Cécile Chevrier, fa notare che altri esperimenti sono necessari per confermare questi risultati. Ancora, “le conseguenze del deficit cognitivo di un bambino sulle sue capacità di apprendimento e di sviluppo sociale, costituiscono un handicap per l’individuo e la società. Gli sforzi della ricerca devono continuare a individuare le cause che potrebbero essere oggetto di misure di prevenzione ” conclude da Jean-François Viel, co-autore di questo lavoro.

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