Altro che cantina, il vino si conserva meglio nel lago

Curiosa iniziativa della Coldiretti e del Comune di Nemi: nasce il DOC Roma e per farlo maturare le prime 300 bottiglie sono state posizionate in fondo al lago

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Il migliore metodo per affinare e maturare il vino è quello di posizionarlo in fondo ad un lago: assenza di luce e temperatura costante sono condizioni migliori di una cantina. Parola di Coldiretti.

E’ il nuovo metodo di maturazione del vino adottato dal comune lacuale di Nemi e da quello di Ariccia, in provincia di Roma, proprio per lanciare un nuovo DOC, il Roma, appunto. Dal 18 luglio 2019 e per un anno 300 bottiglie di vino giacciono sui fondali del lago di Nemi, posizionati da una squadra di subacquei. Obiettivo dichiarato dell’iniziativa, organizzata dal Comune di Nemi in collaborazione con Coldiretti Roma, è di migliorare la conservazione del prodotto in assenza di ossidazione, senza luce e con una temperatura costante.

Il Vino “D.O.C. Roma” è una nuova denominazione riconosciuta dalla Camera di Commercio il quale disciplinare prevede la produzione di questa tipologia di vino con i vitigni di Montepulciano e Cesanese. “Il lago di Nemi è conosciuto in tutto il mondo per aver conservato e custodito per 2000 anni le due navi imperiali di epoca romana volute dall’imperatore Caligola – spiega Alberto Bertucci, sindaco di Nemi – Per questa sua capacità di conservazione, l’Amministrazione comunale con l’azienda agricola Monte Due Torri ha messo in atto un’iniziativa che unisce molti aspetti sia dal punto di vista naturalistico, sia sotto il profilo storico ed enogastronomico”.

E’ un metodo innovativo, ideato dal nostro associato Edoardo Amici, che si usa quando il vino ha bisogno di tempo per affinarsi e ottenere una buona maturazione in bottiglia – sottolinea Niccolò Sacchetti, presidente Coldiretti Roma – In pratica si sostituisce la tradizionale cantina con il lago. Tra un anno potrà essere fatto un interessante confronto sui metodi di affinamento”.

L’iniziativa è stata patrocinata non solo dal comune di Nemi ma anche da quello di Ariccia, dal Touring Club Italiano Paesi Bandiera Arancione, Parco Regionale dei Castelli Romani, Camera di Commercio di Roma e Associazione Nazionale Città del Vino.

In realtà quella di posizionare vini e, soprattutto, spumanti in fondo ad uno specchio d’acqua non è una novità. In Italia la tecnica di maturazione di spumante metodo classico è stata iniziata dalla cantina ligure Bisson: nel 2009 sono 6.500 bottiglie di “Abissi” che finiscono a meno 60 metri nel mar Ligure. Ne emergeranno solo un anno dopo. Come segnala il sito dell’Associazione italiana sommelier “le incrostazioni, le ostriche, gli schiaffi della corrente avevano decorato il vetro in maniera commovente“. C’è da sospettare, dunque, che l’operazione riguardi più una questione di marketing, di emozioni legate al vissuto della bottiglia, piuttosto che il risultato al palato se l’autorevole associazione non si esprime sul risultato finale.  In Bretagna, presso Saint Malo, il metodo viene sperimentato sullo champagne Drappier e a Dobrovo, nel Collio goriziano, le casse di vino sono immerse per anni presso una fonte di acqua dolce.

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