La Malattia di La Peyronie, quando “qualcosa” va storto

La Malattia di La Peyronie o Induratio Penis Plastica è una condizione che riguarda l’organo sessuale maschile ed è molto diffusa tra gli uomini dopo i 40 anni di età: colpisce da 7 a 10 soggetti su 100 negli over 50. La sua eziopatogenesi è poco nota, se non riguardo alla relazione con alcune patologie, ma negli ultimi anni si stanno sperimentando con successo terapie che riescono in molti casi a recuperare la piena funzionalità e l’aspetto originario del pene.

UN’EZIOPATOGENESI ANCORA POCO NOTA

Si parla poco di incurvamento penieno acquisito (diverso da quello congenito Recurvatum Penis) altresì legato alla Malattia di La Peyronie (scoperta nel XVIII secolo dal chirurgo Francois De La Peyronie) anche nota come  Induratio Penis Plastica (IPP). Negli uomini si ha un certo pudore ad affrontare condizioni che magari si ritiene siano legate all’avanzare degli anni ma che, invece, come nel caso di specie, sono vere patologie. La Malattia di La Peyronie, infatti, è caratterizzata dalla formazione di una o più placche fibrose dure, localizzate lungo l’asta peniena, a livello dei corpi cavernosi. La  placca, priva di elasticità per la sua natura cicatriziale, provoca durante l’erezione l’incurvamento a causa dell’anomalo rigonfiamento dei corpi cavernosi e quindi della distensione del pene.

Il paziente spesso non si rende conto dell’insorgenza di questa patologia se non quando riguarda l’aspetto estetico del pene che può raggiungere una curvatura a gomito, anche di 90 gradi. L’età media  di insorgenza della malattia è tra i 40 e i 60 anni: se il difetto è lieve (con una curvatura inferiore a 30°) può essere considerato solo come un fastidioso inestetismo che non pregiudica la penetrazione ma può scatenare disturbi psicologici di  inadeguatezza fino alla disfunzione erettiva completa. Nelle forme più severe può rendere più o meno difficoltosa la penetrazione sino a renderla talvolta impossibile, con pesanti ripercussioni sulla sfera sessuale del paziente. La curvatura può anche presentarsi con dolore durante l’erezione (fase acuta della malattia) che dura dai 4 ai 6 mesi, associato alla comparsa di uno o più noduli palpabili lungo l’asta.

Si è detto che l’eziopatogenesi è poco chiara. Sotto il profilo dell’anamnesi, si riscontra più frequentemente in pazienti affetti da diabete mellito, da aterosclerosi, da ipertensione arteriosa, da Malattia di Dupuytren (retrazione fibrotica dei tendini della mano) o in pazienti che riferiscono macro o microtraumi penieni ripetuti, coitali o occasionali (ad esempio il sellino e la canna di bicicletta) o pregresse “micro fratture” del pene. Il medico per fare l’esatta diagnosi procede alla visione delle condizioni del pene in erezione (solitamente basta una foto scattata con lo smatphone)  e alla palpazione delle eventuali placche fibrinose formatosi nell’asta peniena. La conferma della diagnosi arriva attraverso l’ecografia che può documentare anche eventuale tessuto calcifico.

L’andrologo sceglie la terapia medica in funzione del grado di entità della Malattia di La Peyronie. Il primo passo è quello di bloccare il processo infiammatorio in sede per evitare una progressione della zona di formazione fibrinica. Il dottor Antonino Laganà, docente all’università “La Sapienza” di Roma, andrologo ospedaliero e consulente dell’Aied di Roma, suggerisce l’assunzione di un integratore alimentare antinfiammatorio con affinità per il microcircolo arterioso, il PeyroNex (Vitamina E, Licopene, Mirtillo, Avocado, Bowsellia e Propoli) . Si rivelano particolarmente utili i trattamenti ionoforetici a base di cortisonico con iniezione in sede. Buoni risultati si ottengono già con questa terapia, alla quale si può sommare anche l’inocululazione di cellule staminali (PRP Plateleth rich plasma) per l’induzione della formazione di microcircolo sanguigno a sostegno dei corpi cavernosi. La soluzione ultima è quella chirurgica, solitamente indicata nel 10% dei casi, quelli più gravi: gli interventi chirurgici che si  effettuano per la terapia di questa malattia, adottano le tecniche di  plicatura assai poco invasive realizzabili in  day surgery  e portano ad altissimi tassi di successo (97-100%). La terapia è suggerita anche per recuperare gli aspetti estetici, piuttosto importanti per una donna come segnala QUESTO STUDIO.

L’USO DELLA COLLAGENASI

Al Congresso nazionale di Andrologia, tenutosi a Milano Marittima dal 25 al 29 maggio per iniziativa della Società Italiana di Andrologia SIA, sono stati illustrati i risultati di una nuova tecnica farmaceutica autorizzata da appena sei mesi in Italia, la collagenasi di Clostridium histolyticum prodotta dalla Swedish Orphan Biovitrum AB.

Un’immagine pubblicata in Usa per sensibilizzare gli uomini a intervenire alle prime manifestazioni della Malattia de La Peyronie

Fino ad oggi, le opzioni terapeutiche per il trattamento della malattia di La Peyronie ‘ambivano’ tuttalpiù a stabilizzare la condizione clinica del paziente, cioè ad evitarne il progessivo peggioramento – ha dichiarato il dottor Nicola Mondaini, Consigliere Nazionale SIA e Dirigente Medico Ospedale San Giovanni Di Dio Firenze – Le prime evidenze di ‘real life’ relative all’utilizzo di un nuovo farmaco indicato nel trattamento di uomini adulti affetti da malattia di La Peyronie, la collagenasi di Clostridium histolyticum (batterio della famiglia delle Clostridiaceae), confermano i risultati ottenuti nei trial clinici. A sei mesi dall’arrivo in Italia del farmaco, sono stati trattati oltre 50 pazienti in tutta Italia. Nella casistica che ho presentato e che si riferisce a circa 30 pazienti da me trattati, si è verificato un miglioramento da 10 fino a 40-50 gradi della curvatura del pene, confermando i dati provenienti dai trial clinici”.

La collagenasi di Clostridium histolyticum è un enzima che permette, tramite cicli di due iniezioni ciascuno, eseguite in ospedale dallo specialista (generalmente è sufficiente un solo ciclo ma si può arrivare fino a un massimo di quattro cicli) e distanziate 24/72 ore l’una dall’altra, di “sciogliere” la placca di collagene, permettendo di modellare la curvatura del pene, correggendola. Questa procedura di modellamento deve essere svolta dal medico durante ogni ciclo di trattamento e per le sei settimane successive direttamente dal paziente, secondo le istruzioni dello specialista. “Guardiamo con interesse gli sviluppi della terapia con collagenasi per i pazienti affetti da malattia di La Peryonie, un disturbo con conseguenze fisiche e psicologiche notevoli – conclude Alessandro Palmieri, Presidente della Società Italiana di Andrologia (SIA)Grazie all’azione anti-fibrotica della collagenasi, si blocca il peggioramento della malattia, garantendone il miglioramento. Auspichiamo che questa terapia possa portare gradualmente alla scomparsa dell’intervento chirurgico, che, fino ad oggi, era l’unica soluzione possibile ma effettuabile solo per i casi più gravi, quindi circa nel 10% dei pazienti”.

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1 Response

  1. Era.Storto ha detto:

    Dopo il quindicesimo trattamento presso il prof. Laganà (una microiniezione in loco a settimana) e devo confessare che il risultato è molto soddisfacente: la curvatura si è quasi eliminata senza mai venire meno la funzionalità. Ottimo. Sono fiducioso sulla prosecuzione della cura

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